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COSA C'E' DI NUOVO
CRONACHE DALL'INFLUENZA.14
VACCINO ANTINFLUENZALE: UNA PROPOSTA DI BUON SENSO
03/11/2009


Ormai la situazione è chiara: l’epidemia d’influenza è in corso, la malattia si rivela per quello che è (10 volte meno letale dell’influenza normale – dice il Viceministro della Salute, e noi siamo d’accordo) anche se colpisce più i bambini degli adulti. Ma il vaccino tanto atteso non è ancora arrivato.
E non poteva arrivare: 24 milioni di dosi non si producono così, da un giorno all’altro; ce ne sono giusto un paio di milioni (e ci vorrà tempo per somministrarle tutte).
Quindi la vaccinazione, progettata per arginare il dilagare del contagio (ma non per proteggere da gravi conseguenze che, l’avevamo detto e lo stiamo verificando, non ci sono) non potrà mai assolvere il suo compito. Anche se arrivassero veramente entro novembre le dosi mancanti (22 milioni), ci vorrebbero almeno due mesi per somministrarle tutte e ciascuna dose ha bisogno di alcuni giorni per suscitare nel soggetto vaccinato la risposta anticorpale: perciò, a occhio e croce, l’immunità diffusa capace di arginare il contagio non si potrebbe raggiungere prima della fine di gennaio, quando l’influenza sarà ormai passata.
E se è vero, come è vero, che il virus si diffonde velocemente, prestissimo il picco di incidenza sarà raggiunto e la frequenza del contagio calerà.
Ci troveremo così a spendere l’ira di dio di soldi, ad impiegare le risorse del Sistema sanitario in uno sforzo mai finora realizzato per avere un risultato uguale a zero.
Non sarebbe allora più sensato che il Viceministro della sanità salisse di nuovo sul podio su cui è salito ieri sera per la conferenza stampa e dicesse così: “L’influenza è arrivata prima del previsto, ma per fortuna non è pericolosa. Questa estate pensavamo di poterla arginare con una campagna di vaccinazione di massa, ma non avevamo fatto bene i nostri conti. Il contagio si diffonde in fretta, per produrre i vaccini ci vuole tempo e ancora più tempo ci vuole per distribuirli e somministrarli. D‘altro canto, detto fra noi, il vaccino che avevamo ordinato non era poi un gran che. Abbiamo deciso di vaccinare solo i soggetti a rischio e gli addetti ai servizi essenziali (anche se il vaccino non li proteggerà proprio tutti, probabilmente ne aiuterà molti). Domani chiederemo alla ditta farmaceutica a cui avevamo ordinato di produrre il vaccino di fermare le macchine: il vaccino ormai non ci serve più.”

 Se volete leggere le “puntate” precedenti di queste cronache cliccate qui << TORNA AGLI ARTICOLI.


Di Vincenzo Calia
 
 
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