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COSA C'E' DI NUOVO
La maternità ai tempi dell'iPhone
11/05/2010

Ormai senza iPhone non si va da nessuna parte. Non si può far bene neppure la mamma.
Andiamo in ordine: cosa deve saper fare la mamma di un neonato? Prima di tutto deve saper entrare in contatto con il bambino (o la bambina), interpretare i segnali che le vengono inviati e rispondere adeguatamente, offendo il seno (o il biberon) oppure semplicemente coccole, sicurezza e pulizia.


Ma i neonati, si sa, non parlano, comunicano invece molto spesso piangendo: perciò una delle prime cose che un genitore deve imparare è interpretare il pianto del suo bambino (o della sua bambina); un esercizio molto importante, probabilmente indispensabile per iniziare un rapporto destinato a durare per sempre.


Tutto questo valeva nell’era passata, cioè l’era A.I. (Avanti iPhone). Oggi la tecnologia ci risparmia molte fatiche, anche quella di comunicare con i nostri figli neonati. Nella nostra era, 3° anno D.I. (Dopo iPhone) basta munirsi dell’indispensabile dispositivo (una spesa abbastanza elevata, ma giustificata dall’infinità di prestazioni che il famoso telefono-gadget è in grado di fornire) e scaricare un’applicazione chiamata Cry traslator
. Dopo di che basta avvicinare il telefono al bambino che piange: il microfono registrerà i vagiti e in 10 secondi li tradurrà in uno dei 4 significati possibili: sonno, fame, fastidio, noia, stress.
E poiché, come recita la pubblicità “Il miglior regalo per un bambino è quello di essere compreso da tutti”, va da sé che telefono e relativa applicazione fra un po’ saranno considerati indispensabili da tutti.


E così se l’iPhon dice “sonno” il bambino sarà messo a dormire, se dice “fame” ecco pronto il biberon (non il seno, per carità, l’elegante icona del telefono rappresenta una bottiglia, e bottiglia deve essere!). I problemi cominciano quando il telefono dice “fastidio”: che si fa? Non è che per caso serve un’altra applicazione per capire chi o cosa dà fastidio al nostro bebé? Più facile se dice “noia”: l’iPhone, come si sa, è in grado di riprodurre un film, perciò ci sarà solo l’imbarazzo della scelta su come intrattenere il pupo. E se infine la risposta dovesse essere “stress”? Ci permettiamo una nostra interpretazione: il bambino piange per lo stress di dover cominciare ad usare l’iPhon fin dal primo giorno di vita, perciò la risposta non può che essere: via il telefonino e si ritorna a fare “come gli antichi”.

 

 


Di Vincenzo Calia
 
 
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