La febbre è l’evento più comune nella storia clinica di ogni bambino. È l’evento che più spesso e più intensamente, almeno all’inizio, mette in allarme il sistema familiare, contribuendo al tempo stesso a rinforzare i legami di richiamo reciproco e di protezione tra genitori e figli. La febbre è al tempo stesso il campanello che annuncia la malattia e il primo e più elementare meccanismo di difesa. Quando alcune sequenze molecolari, comuni a tutti gli agenti infettivi entrano in contatto con alcune cellule dell’organismo a cui è affidata la protezione esterna, o la funzione specifica di difenderci dall’interno dalle aggressioni, scatta il segnale dell’allerta e si mette in moto un complesso e sofisticato sistema di risposta. Una parte di questa risposta è la febbre: alcune molecole liberate dalle cellule “aggredite” (il “pirogeno esogeno”, tradotto in volgare “il produttore di fuoco che viene dall’esterno”) vanno al cervello, in una zona particolare dell’ipotalamo e liberano altre molecole (il “pirogeno endogeno” cioè “il produttore di fuoco che viene dall’interno”) che “comanda” alla temperatura corporea di salire. Com’è che questo comando si trasforma in realtà? I muscoli si mettono al lavoro, aumentano il loro tono, al limite “rabbrividiscono” e aumentano la produzione di quella temperatura che in condizioni normali è un tepore, 36-37 gradi centigradi, che permette alle cellule del nostro corpo di funzionare bene. Nello stesso tempo, i vasi sanguigni della cute si contraggono, meno sangue arriva in superficie, la produzione di sudore diminuisce, cosicché questo calore, prodotto in lieve eccesso, viene difficilmente disperso. A una temperatura superiore a 37 gradi non sono solo le cellule del nostro corpo che si trovano a disagio (è per questo che la febbre si accompagna a malessere), ma si trovano ancora peggio virus e batteri, che riescono difficilmente a moltiplicarsi.
Ecco dunque cos’è la febbre. Ecco perché ci fa star male, ma anche perché ci serve per farci tornare in forma. Ecco anche perché esiste, ed ecco dunque perché non dovremmo combatterla a tutti i costi, e dovremmo considerarla, semmai, un buon compagno di battaglia. Il fatto è che, oggi, l’infezione non la temiamo più. Sappiamo che la maggior parte delle malattie guariscono da sole, e siamo in grado di difenderci molto bene con antibiotici da quelle poche malattie che potrebbero essere pericolose. Contro le malattie più importanti, inoltre, siamo stati vaccinati da piccoli. Ed è per tutti questi motivi che, a differenza degli animali selvatici, o dei nostri progenitori che dalle malattie non potevano difendersi, ci possiamo permettere il lusso di trascurare l’aiuto che ci potrebbe dare la febbre, e considerarla soltanto come una fastidiosa seccatura, anziché quello che è: un buon compagno di battaglia.