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Rivista n. 4 Settembre-Ottobre - 2007
Scuola: effetti collaterali
di Federico Marolla

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Andare a scuola: effetti collaterali “naturali”. Non c’è niente da fare e lo sappiamo bene. Ogni comunità infantile è l’hotel a 5 stelle di virus e batteri. Sappiamo altrettanto bene che i bambini si ammalano molto negli asili (in media un episodio infettivo ogni 20 giorni), un po’ meno nella scuola materna e raramente in quella dell’obbligo. Uno studio pubblicato quest’anno (Acta Paediatr 2007) conferma che i bambini che frequentano comunità scolastiche, fino all’età di 3-4 anni sono a maggior rischio di raffreddore, bronchite, polmonite, diarrea e otite; tutte malattie che non avranno conseguenze sulla loro salute, se non in rarissimi casi. Oltre quest’età si ammalano un po’ di più i bambini che non sono andati all’asilo o alla scuola materna.

Perché tutto ciò? La convivenza per diverse ore al giorno in ambienti chiusi e di dimensioni limitate è il fattore principale che favorisce la trasmissione e la diffusione delle malattie infettive; ancor di più durante la stagione fredda quando le finestre non si aprono mai. Inoltre, i bambini piccoli, non essendovi ancora venuti in contatto, hanno scarse difese verso virus e batteri.
Di conseguenza i bambini ammalati devono stare a casa e, generalmente, un genitore deve accudirli; se questo genitore lavora, significa giornate lavorative perse. Inoltre c’è la possibilità che il bambino contagi in casa la sua malattia. In un recente lavoro (Pediatrics 2005) è stato dimostrato che i genitori, quando si ammalano di infezioni respiratorie o gastrointestinali, nella metà delle volte sono contagiati dai loro bambini. Si può fare qualcosa? Sì. Molti studi hanno dimostrato che lavarsi le mani dopo che si è pulito il naso o il sederino di un bambino è la procedura più efficace per ridurre la trasmissione delle malattie infettive, sia a scuola che a casa. Le mani devono essere lavate con sapone per almeno 10 secondi anche sul dorso, tra le dita e sotto le unghie; quindi risciacquate per altre 10 secondi sotto acqua corrente, ricordando di usare asciugamani puliti. E i superdisinfettanti straigienizzanti che sterminano tutto? Non servono e inquinano l’ambiente.

 

Quando può rientrare a scuola il bambino malato (Circ. Min. San. 13.03.1998)
Impetigine:  dopo 24 ore dall’inizio dell’antibiotico.
Infezioni respiratorie febbrili e diarrea: raggiunta la guarigione.
Morbillo: dopo 5 giorni dalla comparsa dell’esantema.
Ossiuriasi: consigliato dopo la terapia.
Parotite: dopo 9 giorni dalla comparsa della tumefazione.
Pertosse: dopo 5 giorni dall’inizio dell’antibiotico.
Raffreddore: mai allontanato.
Salmonellosi: raggiunta la guarigione clinica; se ospedalizzato dopo tre coprocolture negative consecutive.
Scabbia: il giorno dopo il primo giorno di trattamento.
Tigna: nessuna restrizione, purché sia trattata.
Tonsillite da streptococco beta-emolitico di gruppo A e scarlattina: dopo 2 giorni dall’inizio dell’antibiotico.
Varicella: dopo 5 giorni dalla prima eruzione di vescicole.

C’è stato un caso di meningite!
Nei casi di meningite meningococcica è indicato, per i conviventi (genitori e fratelli) e per coloro che sono stati a stretto contratto con il malato (cioè coloro che abitualmente si sono incontrati con il bambino malato, tutti i bambini che frequentano l’asilo nido e la scuola materna, solo i compagni di classe nella scuola elementare), l’impiego dei seguenti farmaci ai seguenti dosaggi:
adulti: 600 mg di rifampicina due volte al dì per due giorni, oppure 500 mg di ciprofloxacina in dose singola per bocca; bambini: 20 mg per ogni chilogrammo di peso per ogni giorno di rifampicina per due volte al dì per 2 giorni per i bambini di età superiore ad 1 mese, 5 mg/Kg/per ogni giorno per quelli di età inferiore a trenta giorni. Non serve cercare eventuali portatori sani della malattia. In questi casi si adotta anche una sorveglianza sanitaria per 10 giorni, con inizio immediato di terapia al primo segno sospetto di malattia (soprattutto febbre).


Quel prurito sospetto in testa
Di nuovo i pidocchi! La Circolare Ministeriale permette la riammissione dopo il primo giorno di trattamento, ma possiamo dire che non è una misura efficace nel limitare la diffusione dei parassiti. Molto dipende da quanto genitori e insegnanti sanno riconoscere l’infestazione e se, in modo particolare, controllano giornalmente i capelli dei bambini. È importante sapere che il pidocchio: depone le uova (lendini) a 3-4 mm dal cuoio capelluto, le quali si schiudono dopo circa 7 giorni (le uova distanti almeno 1 cm dalla cute non sono più vitali); al di fuori della testa muore entro 2 giorni (attenzione quindi a pettini, cappelli, caschi, ecc.); non resiste a temperatura superiore a 55°C (utile per pulire pettini, spazzole e vestiti).
Questi sono i cardini per controllare un’epidemia di pediculosi:
1) insegnanti, genitori e medici devono collaborare e scambiarsi informazioni corrette;
2) deve essere attuata una sorveglianza continua con ispezione giornaliera della testa dei bambini; 3) il trattamento deve essere iniziato subito ed esteso ai componenti della famiglia;
4) trattamenti preventivi con prodotti antipediculosi sono inutili;
5) in alcuni casi si può tentare il trattamento simultaneo di tutti i bambini della classe, degli insegnanti e dei familiari per ridurre il rischio di nuovo contagio. Prodotti efficaci contro i pidocchi sono quelli contenenti permetrina, piretro, malathion (attenzione a non esagerare: sono tossici!) e, di recente, il dimeticone al 4%, non tossico. Il trattamento deve essere ripetuto dopo 7 giorni.

 
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