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Rivista n. 3 Maggio-Giugno - 2007
Oltre la musica e molto più in là
di Manuela Garroni

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Da Andenes, all’estremità nord delle isole Lofoten…  parte un battello che spingendosi fino al largo raggiunge un punto particolarmente profondo dove le balene si immergono per raccogliere il plancton che servirà ai loro piccoli. Quando l’imbarcazione si avvicinò alla balena, gli uomini smisero di parlare. Spenti i motori, il mare faceva oscillare violentemente la barca mentre la balena, lunga come lo scafo, si adagiava al nostro fianco lasciandosi osservare con immensa consapevolezza, respirando rumorosamente. Era viva e pazzescamente potente. Potenza e saggezza possono convivere: tra uno sbuffo e l’altro ci teneva in sua balìa… se avesse voluto avrebbe potuto ribaltare la barca, sommergendola con ondate violente. Non lo faceva perché il grande e placido cetaceo è un animale mite; forse è il più pacifico del mondo; non concepisce nella sua disarmante non disarmata armonia, l’inutile spargimento di sangue… Poi di colpo, i sospiri della balena erano aumentati di intensità e frequenza. I ragazzi che guidavano l’uscita in mare aperto… lanciarono l’avvertimento. La balena stava per prendere fiato e immergersi. I secondi erano interminabili, il sole accecante. Con uno sbuffo gigantesco e una torsione del corpo, la balena si inarcò e si fiondò nel buio opaco del Mare del Nord. La coda, quella che in Islanda si mangia macerata nel latte, si era alzata come un pennone, sventolando il biforcuto vessillo, e poi era scomparsa per ultima inghiottita dai flutti. (da ‘Siamo state a KirjubÆjarklaustur’ di ValeriaViganò)


Giganti guidati dal suono. A oltre 400 metri di profondità, in un ambiente dove la luminosità esclude la possibilità del contatto visivo, le balene comunicano tramite richiami formati da sequenze di suoni puri. Si conosce ancora poco del loro linguaggio, ma i suoni, individuabili come ‘lamenti’ ‘fischi’ e ‘gemiti’, messi insieme creano dei veri e propri canti; hanno una varietà di proposte sufficientemente ricca e complessa che possono ripetersi per intere settimane e che variano ogni anno. Cantano da sole o in coppia o in branco e tra le serie consecutive c’è normalmente una pausa di circa due minuti e mezzo, il tempo dell’emersione per la respirazione. Mentre nuotano le balene devono avere la possibilità di conoscere gli ostacoli che hanno nella loro traiettoria, e se sono in branco devono evitare collisioni nel momento dell’emersione: sono guidate dall’udito, che nei cetacei è estremamente sviluppato, e dal suono.
Ma i suoni che emettono i cetacei sono un po’ misteriosi, perché… noi non li sentiamo: sono sotto o sopra la nostra soglia di udibilità, compresa tra i 16 e i 20.000 Hertz; nel primo caso si tratta di infrasuoni, emessi dalle balene, nel secondo di ultrasuoni, emessi dai delfini.

Balene e delfini. Le differenze di utilizzo tra infrasuoni e ultrasuoni sono probabilmente dovute alle diverse necessità cui il sonar deve far fronte in queste due specie: ai delfini, predatori, il suono permette la localizzazione accurata di pesci anche piccoli, sui quali gli impulsi emessi, se intensi e focalizzati, possono avere un effetto di stordimento temporaneo. Le balene invece utilizzano il sonar per avere informazioni sulla topografia sottomarina e mantenere la giusta rotta nel corso delle loro lunghissime migrazioni. I suoni delle balene sono molto forti (tra i 155 e i 188 decibel, il motore di un jet in fase di partenza. quindi per noi insopportabile), e hanno una potenza tutto sommato limitata: intorno 10 Watt acustici.

L’utilità del suono va quindi anche oltre il discorso artistico: guida, crea, comunica ostacoli, traccia percorsi e come vedremo cura. In quanto vibrazione ha forma ondulatoria: nella propagazione di queste onde non vi è trasporto di materia, ma solo trasmissione di energia. Udibile o non udibile ha comunque una profonda influenza sull’uomo, e trova diversi impieghi: se ci concentriamo solo sugli ultrasuoni, prodotti artificialmente li troviamo nelle vasche da bagno, nelle lavatrici e come scaccia topi o zanzare. Sono impiegati nella diagnostica, (doppler, ecografia) ma non mancano anche nelle applicazioni terapeutiche, dove gli ultrasuoni sono usati negli apparecchi odontotecnici, nella medicina estetica e nella riduzione il dolore. L`uso degli ultrasuoni a scopo terapeutico in ortopedia è sfruttato fin dalla metà del secolo scorso. Si parla anche di sostituire il gesso per ricomporre le fratture con terapie agli ultrasuoni.

Suono che cura. Le onde di energia meccanica degli ultrasuoni sono simili ad un forte vento che interagisce con il materiale biologico con una potenza proporzionale all’intensità del fenomeno acustico, modificando lo schema cellulare della zona sottoposta a trattamento: questo vento determina, in funzione della sua forza, spostamenti, rotture e variazioni di forma delle molecole biologiche. Penetrando in un sistema biologico che può essere un tendine, un muscolo o un osso, le onde perdono energia, cedendola al sistema che attraversano con un meccanismo di attenuazione. Più alta è la frequenza dell`onda, maggiore è l`attenuazione, ovvero penetra meno profondamente: generalmente le onde entrano fino a profondità comprese tra 1,5 e 5 cm.

 



SONAR
È un sistema di valutazione di distanza basato sull`emissione di suoni direzionali e nel successivo ascolto dell`eco proveniente dall`oggetto colpito: in questo modo, il cetaceo ottiene un`immagine acustica (ecolocalizzazione) dell`oggetto indagato, tanto più precisa quanto minore è la lunghezza d`onda dell`impulso emesso.
SUONO PURO
Il suono può essere puro o complesso a seconda della forma dell’onda sonora che produce; in questo caso si tratta della forma più semplice, quella sinusoidale (un movimento oscillatorio di andata e ritorno, tipo pendolo)
HERTZ
Unità di misura delle onde del suono espressa sotto forma di numero cicli per secondo. Ad esempio una corda che vibra 100 volte al secondo genera un suono misurabile in 100 hz. Questa è la sua Frequenza, termine che in acustica indica una quantità: quante volte si ripetono i cicli che un segnale compie in un secondo. In campo musicale questo termine è sperimentato come ‘tonalità’.
 
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