Giganti guidati dal suono. A oltre 400 metri di profondità, in un ambiente dove la luminosità esclude la possibilità del contatto visivo, le balene comunicano tramite richiami formati da sequenze di suoni puri. Si conosce ancora poco del loro linguaggio, ma i suoni, individuabili come ‘lamenti’ ‘fischi’ e ‘gemiti’, messi insieme creano dei veri e propri canti; hanno una varietà di proposte sufficientemente ricca e complessa che possono ripetersi per intere settimane e che variano ogni anno. Cantano da sole o in coppia o in branco e tra le serie consecutive c’è normalmente una pausa di circa due minuti e mezzo, il tempo dell’emersione per la respirazione. Mentre nuotano le balene devono avere la possibilità di conoscere gli ostacoli che hanno nella loro traiettoria, e se sono in branco devono evitare collisioni nel momento dell’emersione: sono guidate dall’udito, che nei cetacei è estremamente sviluppato, e dal suono.
Ma i suoni che emettono i cetacei sono un po’ misteriosi, perché… noi non li sentiamo: sono sotto o sopra la nostra soglia di udibilità, compresa tra i 16 e i 20.000 Hertz; nel primo caso si tratta di infrasuoni, emessi dalle balene, nel secondo di ultrasuoni, emessi dai delfini.
Balene e delfini. Le differenze di utilizzo tra infrasuoni e ultrasuoni sono probabilmente dovute alle diverse necessità cui il sonar deve far fronte in queste due specie: ai delfini, predatori, il suono permette la localizzazione accurata di pesci anche piccoli, sui quali gli impulsi emessi, se intensi e focalizzati, possono avere un effetto di stordimento temporaneo. Le balene invece utilizzano il sonar per avere informazioni sulla topografia sottomarina e mantenere la giusta rotta nel corso delle loro lunghissime migrazioni. I suoni delle balene sono molto forti (tra i 155 e i 188 decibel, il motore di un jet in fase di partenza. quindi per noi insopportabile), e hanno una potenza tutto sommato limitata: intorno 10 Watt acustici.
L’utilità del suono va quindi anche oltre il discorso artistico: guida, crea, comunica ostacoli, traccia percorsi e come vedremo cura. In quanto vibrazione ha forma ondulatoria: nella propagazione di queste onde non vi è trasporto di materia, ma solo trasmissione di energia. Udibile o non udibile ha comunque una profonda influenza sull’uomo, e trova diversi impieghi: se ci concentriamo solo sugli ultrasuoni, prodotti artificialmente li troviamo nelle vasche da bagno, nelle lavatrici e come scaccia topi o zanzare. Sono impiegati nella diagnostica, (doppler, ecografia) ma non mancano anche nelle applicazioni terapeutiche, dove gli ultrasuoni sono usati negli apparecchi odontotecnici, nella medicina estetica e nella riduzione il dolore. L`uso degli ultrasuoni a scopo terapeutico in ortopedia è sfruttato fin dalla metà del secolo scorso. Si parla anche di sostituire il gesso per ricomporre le fratture con terapie agli ultrasuoni.
Suono che cura. Le onde di energia meccanica degli ultrasuoni sono simili ad un forte vento che interagisce con il materiale biologico con una potenza proporzionale all’intensità del fenomeno acustico, modificando lo schema cellulare della zona sottoposta a trattamento: questo vento determina, in funzione della sua forza, spostamenti, rotture e variazioni di forma delle molecole biologiche. Penetrando in un sistema biologico che può essere un tendine, un muscolo o un osso, le onde perdono energia, cedendola al sistema che attraversano con un meccanismo di attenuazione. Più alta è la frequenza dell`onda, maggiore è l`attenuazione, ovvero penetra meno profondamente: generalmente le onde entrano fino a profondità comprese tra 1,5 e 5 cm.