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Rivista n. 2 Marzo-Aprile - 2007
Naturale è buono (oltre che bello)
di Franco Panizon

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Non ci sono dubbi sul fatto che la qualità dell’alimentazione sia uno dei fattori determinanti della salute. Da una parte è sin troppo evidente che l’elevata mortalità infantile nei Paesi poveri (20 volte superiore a quella dei Paesi dell’occidente) sia dovuta alla scadente qualità, oltre che alla insufficiente quantità dell’alimentazione. Allo stesso motivo era dovuta l’elevata mortalità infantile in Europa fino a tutti gli anni ’50, così come la diffusione della tubercolosi all’inizio del secolo scorso era dovuta alla povertà, e prima di tutto alla povertà dietetica. Nemmeno c’è alcun dubbio che l’altissima mortalità per patologia cardiovascolare in Finlandia fino a tutti gli anni ’70 fosse dovuta all’elevato consumo di grassi animali, per non parlare delle malattie da mancanza di vitamine, oggi scomparse, ma fino all’altro ieri diffusissime anche da noi. Allo stesso modo è indubbio che l’“epidemia” di obesità che colpisce i nostri bambini, ragazzi e adolescenti sia legata all’eccesso di cibo. Tuttavia la scienza della alimentazione è ancora molto grossolana, approssimativa, empirica, spesso presuntuosa e fallace. Molte delle norme prescrittive e delle preoccupazioni di questa cosiddetta scienza sono passate alla pediatria e si trascinano ancora, in parte per inerzia, in parte perché ormai fatte proprie dalla cultura popolare, ma non hanno motivo di essere. L’ultima di queste preoccupazioni ingiustificate è stata quella di far diventare allergici i bambini dando loro precocemente alimenti solidi o comunque inusuali (uovo, pomodoro, latte): un’ipotesi che si è rivelata falsa perché la sensibilizzazione agli alimenti avviene prima della nascita e la loro somministrazione dopo aiuta invece a diventare “tolleranti” nei riguardi degli alimenti stessi. L’altra preoccupazione ancora viva nelle madri è che i loro bambini non mangino abbastanza, evento che non si verifica praticamente mai: basta lasciar fare ai bambini e tollerare transitorie e inspiegabili diminuzioni dell’appetito che passeranno da sole. In realtà, l’unica ragionevole preoccupazione che dovremmo avere oggi, non ci stancheremo mai di dirlo, è che un bambino, anche un lattante o un bambino di 2, 3, 4 anni, si abitui a mangiare più di quello che dovrebbe, incoraggiato da un sapore raro in natura e per questo “deviante”: il dolce. In sostanza quello che la scienza dell’alimentazione sta riscoprendo è che “naturale è buono”, oltre che bello, che l’appetito è un istinto vitale primario che è sempre sufficiente e che la scelta spontanea e istintiva, è statisticamente la migliore.
 
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