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Ricette - Rivista n. 2 Marzo-Aprile - 2007
Una ricetta veramente "scandalosa"
di Vincenzo Calia

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L’alimentazione di un essere umano (e quindi anche di un bambino piccolo) non è un fatto casuale: ogni pasto è un piccolo concerto in cui si armonizzano vari componenti: le proteine, gli zuccheri, i grassi, le vitamine, i sali minerali, le fibre vegetali. Questo gli uomini lo hanno sempre saputo per istinto e hanno inventato, ovunque e sempre, ricette che mettevano insieme questi componenti. Per esempio lo “stocco a ghiotta” di cui parla la nonna di Zoe, una ricetta che risale ad alcuni secoli fa. Dal Nord Europa i Normanni avevano portato in Sicilia lo stoccafisso o pesce stocco, che altro non è che merluzzo del Mare del Nord seccato al sole e affumicato (da non confondere con il baccalà, che è sempre merluzzo, ma conservato sotto sale). Intanto dalle Americhe erano arrivati in Europa i pomodori, mentre da sempre capperi, cipolle, uva e olive si coltivavano sulle rive del Mediterraneo; e dalle olive si spremeva il principe di tutti i condimenti: l’olio di oliva. Chissà quale fantasiosa cuciniera decise un giorno di mettere insieme tutti questi ingredienti e di ricavarne la ricetta che segue.

Preparate una “ghiotta” soffriggendo in una teglia larga la cipolla tagliata a fette sottili, le olive bianche snocciolate, il sedano tagliuzzato, i capperi. Allungate con la salsa di pomodoro. Lasciate insaporire a fuoco molto basso per almeno quindici minuti e impostate nel tegame il pesce "stocco" che dovrà cuocere a fuoco lentissimo senza mai rimestare. Condite con sale e pepe e scuotete di tanto in tanto il tegame per non fare attaccare al fondo. A mezza cottura (dopo circa mezz`ora), aggiungete le patate tagliate a tocchetti grossi, mezzo bicchiere d`acqua, e lasciate ancora a fiamma lenta per un quarto d`ora circa, senza mai rimestare. Servite la pietanza tiepida. Il pesce, cotto nella sua “ghiotta” diventa soffice e saporito: non è difficile spappolarlo con la forchetta e farlo assaggiare ad un bambino piccolo.
Facciamo ora un piccolo esperimento: confrontiamo una piccola porzione di questa ricetta, davvero scandalosa, con una tradizionale pappa composta da brodo vegetale, pastina, olio, parmigiano e carne (cotta al vapore, liofilizzata o omogeneizzata).
La scandalosa ricetta contiene: proteine del pesce, grassi di alta qualità dell’olio di oliva (ma anche delle olive), carboidrati delle patate, dell’uvetta e del pomodoro, molte vitamine e sali minerali, una certa quantità di fibre vegetali (pomodoro, capperi e cipolla).
La tradizionale pappa contiene: proteine della carne e del parmigiano, grassi di ottima qualità (l’olio), carboidrati (la pastina), fibre vegetali (le verdure del brodo), vitamine e sali minerali.
C’è differenza? Sì: il pesce stocco alla ghiotta è molto più saporito.

Vincenzo Calia, direttore di UPPA, direttore@uppa.it


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Il più classico dei libri di cucina italiana è “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi. Lo trovate in tutte le librerie e persino in pdf su internet.
A conferma dell’importanza del mangiare ecco cosa trovate nella prefazione di questo volume.
Il Pananti (poeta italiano:1766 – 1837) dice:


Tutte le società tutte le feste
Cominciano e finiscono in pappate,
E prima che s’accomodin le teste
Voglion esser le pance accomodate.
I preti che non son dei meno accorti,
Fan dieci miglia per un desinare.
O che si faccia l’uffizio dei morti,
O la festa del santo titolare,
Se non c’è dopo la sua pappatoria
Il salmo non finisce con la gloria.

 
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