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Rivista n. 2 Marzo-Aprile - 2007
Meglio i sogni dello yogurt
di Sonia Bozzi , Lucio Piermarini

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La bestia. E pensare che, dopo anni di università e di aggiornamento costante su libri e riviste scientifiche, mi ero fatto convinto che, a patto di rispettarlo come merita, il nostro organismo fosse fatto particolarmente bene. Resistente a miliardi di microbi sparsi nell’ambiente, in grado di adattarsi a temperature estreme, capace, al bisogno, di un potenziamento fisico mirabile. Non c’è dubbio, siamo una macchina ben collaudata, qualche rara volta difettosa in partenza, non indistruttibile e deperibile come ogni cosa al mondo, ma ottimo servitore della nostra volontà. E, ovviamente questo vale anche per i bambini, nonostante i naturali dubbi che, soprattutto come genitori, doverosamente ci vengono, anzi, ci debbono venire. Tutto bene, se non fosse che la legge di mercato obbliga l’industria a tentare tenacemente di far vacillare le nostre fragili certezze, ventilando la possibilità che, di fronte a tanto dilagare di malattie, un aiutino non sarebbe poi male. Niente medicine, per carità, solo prodotti naturali, tipo, che so, uno yogurt, ma non uno qualunque, uno con i microbi giusti, il Lactobacillus casei imunitass, tanto per fare un esempio, che già solo dal nome evoca sensazionali prospettive di invulnerabilità. E poi un po’ di latino fa tanto scienza, e allora ci si può fidare. Non dice mica di fare miracoli, solo che aumenta le difese, che vuol dire tutto e niente. Anche il nome commerciale, Actimel, ci fa bene sperare: acti perché agisce e mel perché, immaginiamo, sarà buono come il miele. Chissà come saranno contenti bambini di prenderlo tutti i giorni! Di sicuro lo è, o lo sembra, la sorridente bambina dello spot televisivo, che si gioverà delle prodigiose proprietà dello scientifico alimento, a completamento dell’effetto protettivo degli innumerevoli strati di indumenti vari che la sua amorevole mamma le ha incipollato addosso contro le intemperie. Che sia un monito per tutti voi, increduli disfattisti. I bambini sono delicati, hanno bisogno di aiutini e amano essere infagottati per giocare; lo dice la televisione!

La bella: Dispiace un po’ di dover cercare all’estero per trovare una bella pubblicità. Dispiace, non certo per nazionalismo, quanto perché si è costretti a cercare tra cose lontane, lontane dal nostro quotidiano di italiani che guardano la televisione.
Lo scorso anno, la società pubblicitaria Amsterdam 180 affidò la regia di due spot  ad Ivan Zacharias. Committente della campagna pubblicitaria: Adidas. Diversamente da quanto avviene solitamente negli spot pagati da società facoltose, in questo caso non vengono usati effetti speciali e la scena è vera, più vera che mai. Per l’esattezza la scena è un campo di calcio sterrato incastrato tra gli alti palazzi di uno sgangherato quartiere madrileno, tutto muri rotti, graffiti e balconi con lenzuola svolazzanti tra i calcinacci. Uniche presenze umane nel desolato paesaggio, due bambini, Josè e il suo amico, che per reagire alla noia di un pomeriggio assolato decidono di organizzare una partita di calcio. I due amici fanno la conta e, a turno, ognuno sceglie i suoi giocatori: Zidane, Nesta, Kaka, e più si va avanti più il gioco diventa grande e  allora continuano, Platini, Beckenbauer. Però, loro, i campioni, arrivano davvero, arrivano correndo, da dietro il muro, perfetti, muscolosi, professionali, vengono da un altro mondo. I bambini li guardano, c’è solo un attimo per la meraviglia, non c’è tempo da perdere, adesso si gioca. Josè è il capitano e decide i ruoli. I campioni obbediscono: si inizia. Fine del primo spot.
Secondo spot. Inizia la partita, ogni giocatore fa i suoi numeri, salti, magie, parate spettacolari, è gioco, quello vero, alla pari; ma sul più bello la madre di Josè rompe l’incanto e urla dal terrazzo “Josè, a casa”.
Due spot, 120 secondi per dirci, in modo divertente, che per Adidas, “niente è impossibile”, tranne una cosa: un salario dignitoso per chi produce materialmente i suoi prodotti. Una scarpa Adidas viene venduta anche a 125 euro, la mano d’opera corrispondente 1,25 centesimi di euro. Ma questa, mi si dice, è la legge del mercato.


Vuoi vedere lo spot? Vai su http://www.180amsterdam.com/






LA BELLA E LA BESTIA
Si chiama così questa rubrica di recensione della pubblicità: ve ne segnaliamo due (o due diversi tipi), che riguardano voi e i vostri bambini, mettendo a confronto una pubblicità “buona” (o meglio bella) con una cattiva (la bestia). Se vi capita di imbattervi in campagne pubblicitarie in TV, alla radio, sui giornali o per strada che vi sembrano meritevoli del titolo di “bella o di “bestia”, segnalatecele. Scrivete a redazione@uppa.it
 
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