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Orecchio, naso, gola - Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2007
Concerto notturno per naso, tonsille e gola
di Paola Sabrina Buonuomo

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Dal 3% al 12% dei bambini russano durante la notte. Russare è dunque una condizione non così rara durante l`infanzia.

Perché i bambini russano? Il suono rumoroso del russamento è legato al difficoltoso passaggio dell`aria attraverso il naso o la bocca. Le cosiddette alte vie aeree sono in parte costituite da strutture flessibili dove la lingua e la gola incontrano il palato molle e l`ugola. Il meccanismo con cui si produce di notte una respirazione rumorosa è legato a queste strutture, che già fisiologicamente tendono a “cedere” durante il sonno profondo e che, in presenza di una ostruzione, tendono a vibrare producendo il tipico rumore del russare. Alcuni bambini russano occasionalmente, per esempio quando sono raffreddati oppure hanno una tonsillite. La presenza di muco crea una ostruzione, un blocco temporaneo al passaggio d`aria, e più è importante l`ostruzione, più i bambini russano rumorosamente. In queste situazioni, quando il raffreddore o la tonsillite guarisce, i bambini smettono di russare.
Ma se un bambino russa tutte le notti, occorre fare attenzione ai segni della cosiddetta “sindrome da apnea notturna”. I sintomi di questa sindrome includono il russare, spesso intervallato a “sbuffi” o episodi di affanno per blocco momentaneo della respirazione, che poi riprende regolarmente. Semplicemente, una apnea nel sonno si verifica quando, durante il sonno, il respiro si blocca in maniera intermittente. Questo si traduce in una riduzione dell`ossigeno nel sangue ed un aumento della quantità di anidride carbonica. Le cause più frequenti di questo disturbo sono da ricercarsi essenzialmente in alterazioni di strutture dell`apparato respiratorio: principalmente l`ipertrofia delle adenoidi, a volte la sinusite, assai raramente le malformazioni (delle ossa della mandibola; l`atresia delle coane del naso). Ma l`obesità può concorrere significativamente a peggiorare la situazione: depositi di grasso intorno al collo possono stringere le vie aeree durante il sonno, e allo stesso modo il grasso addominale può ridurre la normale funzione del diaframma. Le apnee vere e prolungate possono rendere il sonno disturbato e quindi determinare effetti sul comportamento del bambino: iperattività, sonnolenza, scarso rendimento scolastico, enuresi notturna. Circa il 2% dei bambini russatori ne è potenzialmente affetto.
Le linee guida redatte dalle principali organizzazioni mondiali raccomandano ai pediatri di interrogare i genitori e gli adolescenti riguardo ad eventuali problemi di respirazione durante la notte. Ma quali sono i campanelli di allarme che devono far sospettare la presenza di una “sindrome da apnea notturna”?
Alcuni studi hanno individuato alcuni punti importanti che devono indurre i genitori a condurre il bambino a valutazione dal pediatra.
Consultare il pediatra quando:
Il bambino ha un sonno agitato, dorme sempre male. Russa rumorosamente ed in maniera irregolare tutte le notti, anche d`estate. Il russamento è interrotto da pause di 10-30 secondi di silenzio dopo le quali il bambino modifica la posizione nel sonno e riprende a russare.
Durante la notte il bambino manifesta uno dei seguenti sintomi:
- russamento sonoro;
- sonno disturbato;
- crisi di dispnea/apnea;
- respirazione a bocca aperta.
Durante il giorno il bambino manifesta uno dei seguenti sintomi:
- iperattività, comportamento aggressivo;
- scarso accrescimento;
- voce nasale (“patata bollita”);
- scarso rendimento scolastico;
- mal di testa, sonnolenza.
I bambini ad alto rischio di apnea notturna dovrebbero essere studiati mediante la polisonnografia, un test sul sonno condotto in ospedale, in quanto altri metodi d`indagine, come esami fisici o la registrazione su videotape del bambino mentre dorme, non sono stati utili nel diagnosticare accuratamente l`apnea notturna. La polisonnografia notturna è il gold standard diagnostico ma non può essere effettuato in tutti i pazienti e presenta difficoltà di interpretazioni. Va considerata come ausilio nei casi in cui la valutazione clinica non sia sufficiente.

 

Nonostante l`enorme mole di lavori presenti in letteratura su questo argomento, non esiste ancora accordo su quale sia il corretto approccio terapeutico per questa condizione.

LAVAGGI NASALI
Le ragioni del sì
Se il muco blocca il passaggio dell`aria, i lavaggi nasali con soluzione salina, contribuendo alla rimozione del muco, agevolerebbero il passaggio dell`aria.
Le ragioni del no
Il muco si accumula maggiormente durante il sonno profondo, anche per la posizione assunta durante il sonno, per cui i lavaggi nasali non garantiscono una adeguata pulizia durante tutta la notte.

DECONGESTIONANTI NASALI
Le ragioni del sì
I decongestionanti nasali costringono le mucose del naso e diminuiscono la quantità di muco, riducendo l`ostruzione delle alte vie aeree.
Le ragioni del no
I decongestionanti non curano le malattie ma il sintomo; a volte le mucose del naso sono troppo sensibili e quindi possono al contrario irritarsi ed aumentare la secrezione del muco.

ANTISTAMINICI
Le ragioni del sì
Gli antistaminici si utilizzano per contrastare la iperproduzione di muco.
Le ragioni del no
Gli antistaminici hanno un effetto sedativo su muscoli e nervi, pertanto riducono il tono dei muscoli e dei tessuti della gola, facilitando il collasso e quindi il russare.

RIMOZIONE DELLE TONSILLE E DELLE ADENOIDI
Le ragioni del sì
Le evidenze disponibili, sebbene di robustezza non elevata, concordano per definire l`adenotonsillectomia come l`intervento di prima scelta nelle forme di sindrome da apnea notturna grave da ipertrofia adenotonsillare.
La rimozione chirurgica delle tonsille e/o delle adenoidi ha successo nel 95% dei casi.
Le ragioni del no
L`intervento chirurgico ha dei rischi legati all`intervento, una modesta percentuale di insuccesso ma una significativa percentuale di ricadute.
Non esistono evidenze scientifiche forti che ne supportino l`indicazione nei bambini con apnee ostruttive.
La mancanza di studi controllati randomizzati convincenti è forse dovuta alla eterogeneità dei pazienti legata alla difficoltà diagnostica.
 
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