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Rivista n. 3 Luglio-Agosto - 2006
Qualcosa di nuovo, dopo il latte
di Lucio Piermarini

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Un passo dopo l’altro. Tutti sappiamo che nello sviluppo di ogni bambino ci sono delle tappe obbligate e indispensabili alla sua sopravvivenza: imparare a sorridere, manipolare gli oggetti, imitare gli adulti, parlare, camminare; e nessuno, se il bambino è sano, va a pensare che prima o poi non le possa raggiungere, né che si debba spronarlo affinché ci riesca. Anche se ci riesce difficile crederlo, l’integrazione del latte con cibo "da grandi " (alimentazione complementare) è un’altra di queste tappe che il bambino conquista senza bisogno di particolare aiuto; basta soltanto dargliene la possibilità. Chi può negare infatti che, a un certo punto dello sviluppo (come per altro succede a tutti i mammiferi), assumere cibo diverso dal latte sia indispensabile alla sua sopravvivenza? E quindi come si può pensare che un comportamento di importanza così vitale non sia stato programmato in maniera puntuale e reso, diciamo così, inevitabile, e non affidato invece alla discrezione di qualcun altro?

A ciascuno il suo tempo.Tutti sappiamo inoltre che le tappe di sviluppo, o meglio le competenze del bambino, hanno un’epoca di comparsa ben individuabile, ma diversa per ogni singolo soggetto, e quindi prevedibile in un ambito di età che va da un minimo a un massimo. Anche quello che comunemente si chiama "svezzamento" non fa eccezione; ogni bambino avrà un momento ideale per iniziarlo, ma sicuramente questo non potrà realizzarsi, almeno nel rispetto dei vincoli naturali, prima di una certa età. La raggiunta maturità consentirà al bambino di aggiungere in tutta sicurezza al latte una varietà di alimenti che nella sua cultura di appartenenza è sperimentata e conosciuta come salutare; e questo gli consentirà di soddisfare quelle esigenze nutrizionali che, nel corso del suo sviluppo fisico, non sarebbero coperte da un’alimentazione di solo latte, umano o artificiale. Graduale la comparsa dei nuovi bisogni nutrizionali, graduale il ritmo del cambiamento.

Basta saper "ascoltare". Per non sbagliare i tempi basta rispettare il bambino, come tutte le mamme imparano, o almeno intuiscono, durante l’allattamento. Il neonato, l’essere umano nel momento di maggiore fragilità e dipendenza, sa farci capire quando ha fame e quando è sazio (anche questa è una competenza vitale); perché dubitare che sappia ancora farlo quando è ben più maturo? Il cibo è come l’aria che respiriamo, è vita, e nessuno lo rifiuta se ne ha veramente bisogno, a meno che la rinuncia non sia decisa in nome di un bene superiore. Ecco perché entrare in conflitto con il proprio bambino durante i pasti non farà che suscitare un’ostilità di fondo nei confronti del cibo o, che non è certo meglio, una condiscendenza, per amor di pace, all’insistenza dei genitori, preludio forse a una futura obesità. Con tutto ciò una mamma ha in ogni caso il diritto di preoccuparsi di tutto, e quindi anche di ciò di cui la ragione, e dotte letture come questa, consiglierebbero di non preoccuparsi. Di più, potremmo dire che sarebbe strano, quasi innaturale, se così non fosse; sarebbe una negazione dell’istinto materno di protezione del cucciolo non cogliere ogni minimo sospetto di pericolo. Per cui allarmatevi pure per un nonnulla, paventate il peggio per un insignificante rifiuto di cibo, fate innocentemente i vostri errori, perché non potete non farli, come tutti al mondo, ma poi dagli errori cercate di imparare a sbagliare sempre meno, magari

DOPO IL LATTE… “DIETA MISTA AUTOGESTITA”
Questa storia iniziò tanti anni fa, con il progressivo abbandono dell’allattamento al seno, nella convinzione che il latte materno, già a 2-3 mesi, non fosse più adeguato alle esigenze del bambino ed andasse quindi integrato. Così da un passaggio tardivo al mangiare “da grandi”, affidato all’esperienza familiare e con alimenti domestici, si passò a dare le pappe a bambini piccolissimi; consapevoli di trovarsi di fronte ad un apparato digerente e un sistema immunitario ancora immaturi, si dovette ricorrere ad alimenti speciali ad alta digeribilità all’introduzione graduale dei vari alimenti. Con gli anni si prese lentamente coscienza dei danni prodotti da questa fretta di sostituire il latte con le pappe e iniziò il cammino inverso, fino alle attuali raccomandazioni di proseguire l’allattamento al seno esclusivo fino a sei mesi. Ma le abitudini sono dure a morire: accade così che non solo si continui a “svezzare” i bambini a 4-5 mesi, ma anche ad utilizzare alimenti e strategie indispensabili in passato per evitare danni, ma ormai superflue per bambini di 6-7 mesi, dotati di un apparato digerente sufficientemente maturo per poter digerire i normali alimenti preparati in casa. Ed è maturo non solo l’intestino, ma anche il sistema immunitario, l’intelligenza, le abilità motorie, la capacità di masticare. Scompare quindi l’angoscia di sterilizzare tutto, il bambino se ne sta seduto da solo, impara anche a mangiare da solo, accetta il cibo in bocca con il cucchiaino, lo deglutisce senza rischi di soffocamento e (attenzione, attenzione!) quando è presente al pasto dei genitori, mostra un acceso interesse per quello che vede nei loro piatti: si pencola, sgrana gli occhi, tende le mani, vuole assolutamente fare la stessa cosa. Solo se i genitori lo accontentano (e chi potrà resistere?) riuscirà a scoprire che si tratta di qualcosa di gustoso e di saziante, cioè che anche quello è cibo.

FORZA POPPE, FORZA PUPI
Forza poppe, forza pupi
son finiti i tempi cupi.
La stagione delle pappe
è al tramonto e poche schiappe
di pediatri un po’ distratti,
persi in mezzo a buste e latti,
sono ancor convinti e illusi
d’esser bravi come Artusi.
Con patetica coerenza
nel negare l’evidenza,
schiavo di una tradizione
fatta ormai superstizione,
lui gli dice: ”Via la tetta,
prenda! Questa è la ricetta!”
E la mamma a testa china
torna a scuola di cucina.
La patata e la carota
son le prime nella nota,
poi seguite, scrive il saggio,
dalle creme e dal formaggio
che, per un disegno arcano,
esser deve il parmigiano.
Va poi aggiunta alla mistura,
purché scelta con gran cura,
ma chi mai l’avrebbe detto,
carne bianca dal vasetto.
Segue ancor, ma con cautela,
frutta fresca, o pera o mela.
O carissimo dottore,
forse troppe son le ore
che tu passi a scribacchiare
di vasetti e creme rare,
molli pappe e schemi folli
che fan crescer pappe molli.
Usa bene la tua testa
e per tutti sarà festa!
Lascia perder la tapioca,
meglio assai è il fegato d’oca,
e una buona amatriciana
chi può dir che non sia sana?
Pupi e mamme sono stufi
di star a sentir voi gufi
che va bene a ogni bambino
il menù con lo stampino.
Questa è comoda alchimia
per dei polli in batteria
Ma i bambini son persone
e sarà l’imitazione
della mamma e del papà
che poi grandi li farà.
Quel che sta nel loro piatto
il bambino afferra ratto,
e se il cibo è salutare
non devi altro consigliare.
Tu rispetta ogni contesto
e il buon senso farà il resto.
Viva la diversità
e mangiare in libertà.
 
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