Un film di animazione contiene quasi per definizione qualcosa di semplice, qualcosa di adatto ai bambini. Il castello errante di Howl non è un film semplice, ma miracolosamente è anche un film che va bene per i bambini. è una fiaba sostenuta dalla leggerezza del sogno, da una fantasia audace, da una sottile sensibilità, come chiamarla, umana, morale, esistenziale, intima? Tanto sottile e tanto "vera" da essere quasi non avvertibile. E la mente del bambino, elastica, pronta a tutto, empatica, sensibile, forse più di quella del grande, ha la giusta qualità per condividere, anzi per vivere, tutto questo, il sogno, la fantasia, la verità, per adattarsi senza chiedere spiegazioni a tutto quello che succede, al castello dalle molte forme e dalle molte entrate (e uscite), virtuali e reali, che viaggia per monti e per valli su gambe meccaniche, e che tuttavia sembra avere anche fissa dimora, che protegge i "buoni", alla guerra senza senso e alla pace che la seguirà, alle tempeste agli incantesimi e ai viaggi nel tempo. La storia è complessa e il mondo in cui si svolge è bizzaro: una città borghese del primo Ottocento, sul mare, con un porto antico ma occupato da navi da battaglia mostruose e avveniristiche, insidiata dai neri fantasmi del male, sorvolata da macchine volanti velocissime, minacciose e misteriose: una ragazzina seria e orgogliosa che lavora in un’azienda familiare di modisteria, insidiata dai mostri della gelosia di una fata matura e malvagia, che le getterà addosso un incantesimo che la trasformerà in vecchina; un giovane stregone, bello, buono, coraggioso e sapiente, ma anche un po’ fatuo, un po’ debole, che salva una prima volta la fanciulla e la fa volare, e che poi sarà protetto e condotto per mano (fino all’altare) dalla saggezza della stessa fanciulla-vecchina. Eccetera eccetera...