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Malattie di tutti i giorni - Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2005
Domenica, maledetta domenica
Rocco sta male, è domenica
di Marta Bonafoni

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Era già un po’ di tempo che Rocco non stava bene. “È normale”, diceva il pediatra, “è l’asilo”.
“È normale”, cercavo di convincermi anche io.Solo che in quell’ultimo mese il nido lo avevamo visto veramente poco, tra febbre, qualche episodio di vomito, un po’ di dissenteria, la tosse.
Quella mattina era andata come tante altre; la notte quasi non avevamo dormito, Rocco si era svegliato con un po’ di febbre, la tosse, un leggero raffreddore. Di pomeriggio però succede un fatto nuovo. Avete presente quando il pediatra vi dice “Non si preoccupi signora, finché il bambino è vivace e ha appetito vuol dire che non sta male”? Ecco, quel giorno Rocco non aveva fatto colazione, né pranzato. E non aveva nessuna intenzione di alzarsi dal divano, (aveva 14 mesi, e già correva come una trottola).
Io mi spavento. Chiamo il pediatra, quello che ogni tanto lo segue a Milano, dove ci troviamo di frequente per via del mio lavoro. Il dottore, senza esitare, ci dice di portarlo al pronto soccorso. È domenica e per giunta siamo vicini a Natale. Non si può fare altro.
Arriviamo all’ospedale che è già sera. Una lunga fila, la visita, una lastra ai polmoni. “C’è una macchia”, dice il medico di guardia, “forse è broncopolmonite. Lo ricovero”.

Le pratiche dell’accettazione durano una vita. Gli fanno il primo prelievo che sono quasi le due di notte. Restiamo ricoverati per sei giorni: una puntura ogni pomeriggio, intorno decine di bambini che non fanno altro che tossire. Rocco in ospedale smette di mangiare. E si prende anche un’ “enterite acuta”: otto scariche di diarrea al giorno.
Finalmente arriva il sabato delle dimissioni; un dottore tra i tanti si presenta con un foglio e dice: “Vi mando a casa, era solo una bronchite. Ma suo figlio dovrà ripetere gli esami del sangue: ha la fosfatasi alcalina molto alta”.
Fosfatasi cosa???
“Cos’è?”, gli chiedo.
“Ce l’hanno i bambini col rachitismo”, dice lui serafico, “arrivederci”.
“Mio figlio non è rachitico”, penso io come prima cosa. Sono preoccupata.
Faccio anche quello che non si dovrebbe mai fare: una ricerca su Internet… esce fuori che il valore della fosfatasi alcalina, che normalmente non supera i 200, arriva a 500 in caso di alterazioni gravi. Rocco ha 18 mila.
18.000!
A quel punto sono molto più che spaventata. Finalmente mi decido a chiamare il pediatra di Roma.
Visita Rocco, legge le analisi. C’era qualcosa di strano, anche lui è perplesso, non mi dà una risposta immediata, prende tempo.
È una telefonata a risolvere la situazione: il dottore chiama un professore (un super-pediatra, insomma), e poi ci telefona: “Prenda quelle analisi e le chiuda in un cassetto”. In pratica mi spiega che quei numeri non hanno nessun valore dal punto di vista clinico. La fosfatasi si alza anche di molto quando c’è un’enterite in corso. È il caso di Rocco.
Fine dello spavento. In data 10 gennaio.
Pazienza per le vacanze di Natale passate nell’angoscia.
E tutto, poi, per una bronchite.


Cinque errori che si possono evitare
C’è una parola che definisce tutto questo, una parola difficile: “iatrogenesi”. Si tratta della capacità dei medici e della Medicina di generare “malattie” (anziché curarle). E già! Perché la Medicina è sacrosanta, ma qualche volta… può fare anche male.
Parlare con la scienza del poi è anche troppo facile, e certamente qui non si pretende di criticare nessuno, ma è vero anche che dai fatti si devono ricavare esperienze per migliorare. “Una macchia sul polmone” c’è o non c’è (qui non c’era), però Rocco viene ricoverato per un’infezione respiratoria che avrebbe potuto essere curata confortevolmente a casa; magari senza iniezioni e sicuramente senza beccarsi la diarrea (l’enterite, in questo caso, è molto probabilmente dovuta a qualche virus o germe particolarmente “cattivo”, annidato chi sa dove in Ospedale). Sottoposto ad una batteria standard di analisi fatte in serie, forse uguali per tutti, in cui trovano posto accertamenti che nulla hanno a che vedere con la malattia per cui è stato ricoverato. Affidato così alle leggi del caso, che ci dicono che più analisi noi facciamo e più alta è la probabilità che uno o più valori risultino alterati, senza che questo abbia un significato diagnostico. Penalizzato infine da una comunicazione sibillina e preoccupante per una famiglia: “Non è niente, ma…”.
Primo errore: indirizzare direttamente in Ospedale un bambino che non è neppure stato visitato, privandolo così di un primo, indispensabile, parere da “medico curante”.
Secondo errore: ricoverare in Ospedale un bambino per una broncopolmonite (che poi non c’era), una malattia che ormai non fa più paura a nessuno e che si cura facilmente a casa; anche in Pronto Soccorso si potrebbe fare diversamente, prescrivere per esempio un antibiotico e suggerire un controllo dal medico curante.
Terzo errore: un esame di laboratorio va chiesto se serve; in questo caso serviva così poco, che un reperto eccezionalmente alto non ha modificato la terapia né la durata della degenza.
 
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