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Rivista n. 4 Luglio-Agosto - 2005
L`accoglienza? Giochiamocela
di Maria Cristina Stasi

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Con l’arrivo dell’autunno, inesorabilmente, riprendono per grandi e per piccini tutte quelle attività sociali che erano rimaste ferme durante l’estate. Prima tra tutte la scuola, ma anche i corsi, le attività più strutturate del cosiddetto “tempo libero”. Questo è anche il momento in cui i gruppi si formano o si ritrovano, nuove classi, nuovi compagni, tante persone da conoscere.


Incontri ravvicinati. A volte, però, riuscire ad essere a proprio agio nei nuovi contesti non è facile. Superare la timidezza, poter vivere il momento del primo incontro senza ansia, può essere difficile sia per i nostri ragazzi che per noi adulti. A volte questo mette le persone nella condizione di scambiarsi poco più che il nome, ed a volte si fa fatica a ricordarsi anche solo quello della persona che si è appena presentata.
Platone ha capito tanto tempo prima di noi che il gioco è un formidabile strumento di conoscenza di sè e degli altri, ma forse non ha mai pensato che la conoscenza e l’accoglienza possono essere loro stesse un gioco.
Avere la possibilità di conoscere e farsi conoscere all’interno di un nuovo gruppo, è una tappa fondamentale per la costruzione di relazioni che attraverso la valorizzazione e la fiducia portino a sviluppare dinamiche di cooperazione. Questo processo può essere più facilmente accompagnato da alcuni giochi che aiutano a rompere il ghiaccio, ma che possono anche permettere un reale scambio di conoscenza con l’altro. Ecco alcuni esempi.

Mi chiamo… Mi piace.  Adatto anche per i più piccoli, il gioco si svolge con i partecipanti disposti in cerchio. Chi inizia riceve un oggetto che possa essere lanciato o passato (una palla, un gomitolo, una macchinina, ecc.), dice il proprio nome e una cosa che gli piace e fa arrivare l’oggetto/testimone ad un’altra persona che deve afferrarlo e ripetere il nome e la cosa che piace a chi lo ha preceduto, poi il suo nome e una cosa che gli piace, fino a che tutti non avranno ricevuto l’oggetto e parlato. A seconda della composizione del gruppo (età, numero di partecipanti) si può decidere che si dovranno ripetere solo le cose dette dalla persona che ci precede immediatamente o quelle di tutti quelli che ci hanno preceduto. È possibile che non si ricordino ancora i nomi di tutti alla fine del gioco, ma di qualcuno ricorderemo qualche strana passione.

Il grande vento soffia su… Un classico del genere, ma anche un buon gioco per andare al di la della conoscenza più superficiale. I giocatori si siedono in cerchio (sono necessarie tante sedie quanti sono i giocatori meno una). Chi sta sotto si mette al centro del cerchio e pronuncia la frase: “Il grande vento soffia su tutti quelli che...” e completa la frase con una cosa che lui stesso abbia. Tutte le persone sedute che hanno la cosa pronunciata da chi sta sotto, devono alzarsi e scambiarsi di posto (è vietato farlo con i vicini), chi è in mezzo deve cercare di sedersi. Chi non trova una sedia libera resta in mezzo e ricomincia con la frase: “Il grande vento soffia su…” e così via fin che si ha voglia. Nello scegliere su cosa soffia il vento si può dare l’indicazione di cambiare via via genere. Si può partire dal colore delle calze o dagli occhiali, quindi passare a cose che riguardano esperienze fatte (…tutti quelli che sanno andare in bicicletta), abitudini (…tutti quelli che si mettono le dita nel naso), gusti (..tutti quelli a cui piacciono le lasagne), fino ad arrivare anche a cose meno scontate o più intime (le emozioni che si stanno provando, cosa ci si aspetta da quella situazione, ecc). Decidendo su cosa soffia il vento si può scegliere di far conoscere delle cose di sé agli altri, verificando anche quali possono essere le affinità nel gruppo.
Questi giochi possono essere condotti dagli adulti, per permettere ai più piccoli di conoscersi ed esprimere i propri interessi, ma possono essere anche giocati insieme ai bambini, alla pari, per fornire loro un’occasione in più di conoscerci in un altro modo.

 
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