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Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2004
Gelosia in provetta
di Rossella Castelnuovo

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L’Italia ha la sua prima legge sulla fecondazione assistita. Detta le regole per le coppie che non riescono ad avere figli spontaneamente e impone forti limiti all’uso delle tecniche disponibili. È infatti la più restrittiva del mondo. Anziché concentrarsi sulla qualità delle cure e sulle garanzie di informazione e di sicurezza per le coppie che vi ricorrono ormai da anni, nel cosiddetto “far west” dei laboratori più o meno improvvisati, ha preferito esprimersi su grandi sistemi della morale.
È lo Stato, in altre parole, a decidere con questa legge se sia giusto o no scegliere certi percorsi riproduttivi, imponendo regole che nulla hanno a che vedere con la salute dei diretti interessati. Come quella che vieta la fecondazione eterologa.

Un divieto per timore di un fantasma. È il caso delle coppie in cui uno solo dei due non può  avere figli. Ma l’altro sì e l’arrivo di un bebè farebbe felici tutti. La fecondazione eterologa risolverebbe il problema, ma in Italia non si potrà fare. Perché? È vero - come sostengono i favorevoli al divieto - che questo sistema comporta difficoltà per il bambino che nascerà?
La storia umana è piena di vicende di figli di altri. Belle, brutte, di ogni tipo. Così come belle, brutte e di ogni tipo sono le vicende dei figli “legittimi”.  Mitologie e religioni ne sono ricche e superano il problema della infecondità – che non è certo nuovo - con incontri più o meno “clandestini”, ma benedetti dagli dei. Lo stesso Gesù, nel Vangelo, è definito come l’“unigenito”.
Quanto alla tecnica e alla sensibilità di oggi la soluzione si trova nella cosiddetta “donazione del seme” (uova o spermatozoi) da parte di una persona completamente estranea ai futuri genitori, in condizioni tecnicamente controllate e senza alcun incontro diretto. Si fa in quasi tutti i paesi del mondo e si è fatta anche nel nostro paese fino alla pubblicazione della nuova legge sulla Gazzetta Ufficiale.
A mettere paura e a frenare la possibilità della fecondazione eterologa è quel “terzo incomodo”, quella presenza “altra”, rispetto ai due genitori, che aleggia come un fantasma sulla culla del pupo. Quel gamete (uovo o spermatozoo) salvifico e invisibile a occhio nudo che diventa un gigante beffardo di fronte alle debolezze di una coppia in crisi.

Fare i genitori non è mai facile. Ma cosa c’è di vero in queste nefaste letture del problema che hanno guidato i parlamentari italiani? Quali sono i problemi reali di una famiglia cresciuta con il supporto di una fecondazione eterologa?
   Un’esperta, Marisa Malagoli Togliatti, medico e psicologa dell’Università “La Sapienza” di Roma, studiosa di psicodinamica delle relazioni familiari, ci aiuta a rispondere a queste domande. Cominciando da quella più semplice e complessa allo stesso tempo. Cosa c’è di vero nelle paure di chi considera la fecondazione eterologa la fonte di rischi per l’equilibrio del nascituro?

Come nelle adozioni.  “I rischi di questi bambini e di queste famiglie sono simili a quelli legati alle adozioni. Uno dei due genitori può sentirsi nella condizione di genitore adottivo e avere difficoltà ad affrontare i momenti difficili. I problemi delle famiglie in cui si è ricorsi alla fecondazione eterologa sono comunque meno gravi di quelli che si presentano nelle adozioni.”
Dice un vecchio proverbio che “chi fa i figli non sa chi si mette in casa” e il detto – per quanto dissacrante – dà chiaro e forte il segnale che fare i genitori non è mai facile. Figuriamoci se con qualche ostacolo in più. Qui sta il nocciolo della questione. (Di ) chi è questo bambino che mi sorride, sì, ma mi fa anche star sveglio la notte? Chi è questa persona che più di ogni altra al mondo mi sta cambiando la vita? Chi è questa ragazzina che riempie la casa con la sua vivacità, ma mi fa anche impazzire perché va male a scuola e vuole il motorino? Sono momenti in cui qualsiasi genitore vacilla e che per i genitori adottivi, come spiega Malagoli Togliatti,  possono creare veri e propri turbamenti.
  “Chi adotta un bambino deve imparare ad accettarlo con tutte le sue caratteristiche ed esperienze pregresse che dipendono dall’età, innanzitutto, ma anche da differenze culturali, linguistiche ed etniche. Non è sempre facile. Per questa ragione i futuri genitori vengono sottoposti ad approfonditi test di idoneità che puntano, in particolare, a riconoscere la loro capacità di ascolto dei piccoli e la disponibilità ad accoglierne anche le caratteristiche diverse dalle attese. ”
  “I problemi scoppiano soprattutto quando i figli diventano adolescenti – continua Malagoli Togliatti. – La metà di tutti i ragazzini assumono in questa fase comportamenti difficili e provocatori e i genitori adottivi rischiano di attribuire queste ‘anomaliÈ non tanto ai problemi relazionali tipici di questa età, ma alle caratteristiche biologiche dei genitori naturali, per esempio, o alle esperienze che il bambino ha vissuto prima dell’adozione e che i ‘nuovi’ genitori vorrebbero fossero cancellate per sempre dalla sua vita.”

Il figlio concepito in provetta: dire o non dire? La fecondazione eterologa rappresenta quindi una potenziale fonte di dubbi e di problemi per il genitore “sostituito” con il seme donato, non importa se maschile o femminile. E per il figlio? Cosa gli succede il giorno in cui viene a sapere di essere stato concepito in una provetta con il contributo di un estraneo di cui porta ben la metà del suo Dna?
“Molto dipende dalle situazioni in cui questo avviene – risponde la nostra esperta. – Ci sono paesi in cui viene detto subito al bambino e ci sono altre situazioni in cui la valutazione può essere diversa. La grande differenza con i figli adottivi, in questo caso, sta nel fatto che mentre l’adozione è una pratica diffusa e condivisa da tutti come una scelta positiva, quella della fecondazione assistita, soprattutto se eterologa, viene praticata dalla coppia quasi in segreto. Lasciando fuori, spesso, sia i parenti che gli amici più cari. In Italia, inoltre, la legge sulle adozioni vieta la ricerca della famiglia di origine e molti stanno cercando di modificare anche questo aspetto.”

Tecniche nuove ma problemi antichi. Le “nuove” tecniche non sembrano dunque sollevare problemi altrettanto “nuovi”. Sottolineano, piuttosto, le sofferenze di chi vive i rapporti familiari in modo più complicato di quanto già non siano, attraverso quei “segreti e bugie” , di memoria cinematografica, che si intrecciano nei legami umani, non sempre a buon fine. Quando un po’ più di trasparenza e sincerità basterebbero a eliminare tanti guai.
  Il divieto alla fecondazione eterologa – gradito alla metà degli italiani ascoltati in recenti sondaggi – solleva comunque riflessioni che potrebbero essere utili in caso di referendum futuri, annunciati dai parlamentari che hanno votato contro il divieto.
 Nel frattempo le previsioni parlano di nuovi “viaggi della speranza” verso i paesi dove la fecondazione eterologa è possibile e dove anche le altre tecniche offrono più garanzie. A meno che, come osserva Malagoli Togliatti, tutte queste diatribe non vengano superate da tecniche che, come sta già avvenendo, permettono di vincere anche le forme di sterilità più serie con tecniche sempre più efficaci. Un aiuto dalla scienza  – ancora una volta - per vincere e superare il freno di antiche paure.

 
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