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Nido e scuola - Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2004
Odissea negli asili nido
di Sonia Bozzi

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"Siamo cinquantasettesimi". Sento mio marito pronunciare con rassegnazione questa frase, isolata, senza premesse, e per qualche secondo non riesco a realizzare di cosa parli, poi in un istante è tutto chiaro: nostra figlia Viola occupa il 57° posto nella graduatoria degli asili nido comunali, quindi, come moltissimi altri bambini della sua età, non ha diritto alla frequenza. Non potrò lavorare neanche quest`anno, venendo meno agli impegni già presi, ai contratti faticosamente ottenuti, rinunciando al denaro necessario. Cerco affannosamente una soluzione alternativa: non abbiamo nessuno che ci aiuti, nessuna nonna, nessuna tata, niente di niente; non usufruisco dei pochi e sacrosanti diritti delle lavoratrici dipendenti; quello che potevamo chiedere, favori e diritti riconosciuti a chi, come mio marito, lavora in azienda, lo abbiamo già chiesto. Nonostante la mie radicate resistenze, sono costretta a concludere che l`unica possibilità che ci si offre è l`iscrizione ad un nido privato. Consapevoli che la nostra scelta sarebbe stata condizionata dall`impossibilità di far fronte a rette sproporzionate ai nostri guadagni, iniziamo i pellegrinaggi ai pochi asili che a luglio, quando i risultati delle graduatorie comunali sono resi pubblici, si dichiarano ancora disponibili ad accogliere iscrizioni.
Ciò che temevamo viene confermato: l`unico asilo degno di tale nome ha dei prezzi proibitivi. A malincuore ripieghiamo su una struttura molto più modesta, ma vicina alle nostre possibilità. A prima vista ci sembra gradevole, ha un bel giardino assolato e pieno di fiori, delle classi ampie e luminose. La direttrice ci accoglie dicendoci che le iscrizioni sono al completo ma, forse, "qualche posticino ci scappa". Cerco di avere delle informazioni su come è organizzata la giornata dei bambini, ma non riesco a sapere quasi nulla; i pasti vengono serviti da una cooperativa, nota e potente, che lo scorso anno è stata accusata di aver fornito carne avariata ad una mensa scolastica pugliese. Il cibo lo porteremo da casa. Paghiamo l`iscrizione, spaventati dall`idea di trovarci a settembre senza nessuna soluzione alternativa.

Primo giorno di scuola. Mia figlia, 18 mesi, è felice di "andare dai bimbi" e io, messe da parte con grande sforzo tutte le mie riserve, partecipo alla sua gioia. Appena arrivate veniamo invitate ad uscire in giardino: il luogo è molto diverso da come lo ricordavo; ho cattiva memoria o sono avvenuti dei cambiamenti? I bambini giocano in un recinto, circondato da una rete metallica, all`interno del quale è stato ricavato un altro micro-recinto destinato ai più piccoli. Molti dei giochi non sono adatti ai bambini piccoli e alcuni di loro cadono facendosi male. L`asfalto è ricoperto da lunghe strisce di moquette verde che in alcuni punti si alzano e creano delle tasche dove i bambini a volte inciampano. Lungo tutta la rete che delimita lo spazio sono attaccate, a circa un metro e mezzo da terra, delle bambole e dei pupazzi di vario tipo: tento di prenderne uno, ma non riesco a staccarlo e mi chiedo a quale scopo stiano lì. Ci saranno circa trenta bambini tra grandi e piccoli, regna la confusione più totale, alcuni piangono disperati, altri si guardano intorno spaesati, altri ancora giocano e corrono spensieratamente; alcuni mangiano, altri bevono succhi di frutta. Mi chiedo preoccupata come farà mia figlia, che da poco ha iniziato a parlare, a far sentire la sua voce ma, soprattutto, a chi dovrà farla sentire dal momento che nemmeno io ho capito chi sarà la sua "maestra" (non lo capirò mai). Le "maestre" stanno in disparte e sorvegliano, non parlano (anche perché conoscono poco la nostra lingua), non interagiscono con i bambini, non fanno alcun tentativo di renderli partecipi (ma poi a cosa dovrebbero partecipare dal momento che non si fa niente, se non lasciarli liberi di giocare nel recinto?).

Soli senza preavviso. Abituata alla scarsa attenzione riservata ai bambini e ai "loro" luoghi, sarei anche stata disposta ad accettare tutto questo. Poi sento le maestre che invitano i genitori ad andare via quando i bambini, distratti dal gioco o dalla confusione, li perdono di vista e vedo quegli stessi bambini guardarsi intorno, cercare le mamme o i papà e poi scoppiare in lacrime scoprendo che, per motivi incomprensibili (dal momento che nessuno li aveva spiegati), erano stati lasciati in un posto più o meno sconosciuto in balia di sconosciuti.
Sono una mamma inesperta e sempre in cerca di conferme, sicuramente incline, come tutte le mamme, a proiettare su mia figlia un sentire che non le appartiene, ma credo fermamente che per un bambino non ci sia nulla di più grande, più profondo, più disperante del sentirsi abbandonato; nemmeno noi adulti, spesso, riusciamo a gestire questa paura, come si può pensare che un bambino piccolo possa farcela, senza neanche il conforto di un saluto? Essere lasciati senza preavviso, senza rassicurazione, senza la certezza del ritorno deve essere come morire.

Altro giro, altra corsa
. Decido di cercare un altro asilo, disposta a spendere di più. Vado a visitare uno di quei nidi ricavati nei palazzi di abitazione, con uno spazio aperto al livello stradale e le aule al piano superiore: lo spazio è angusto, ma i bambini non sono molti e, per quel poco che riesco a vedere,  le operatrici sembrano interagire con loro. Dopo l`esperienza precedente del maxi-box, questo basta a consolarmi. Parlo a lungo con la direttrice, non riesco del tutto a tranquillizzarmi ma decido comunque di provare; iniziamo l`inserimento dopo qualche giorno.
Appena arrivate Viola entra nella stanza dove sono gli altri bambini e le operatrici, nessuno la saluta o mostra gesti d`accoglienza, è un fantasma! I bambini, grandi e piccoli, sono riuniti intorno al tavolo e vengono loro distribuite patatine e caramelle. Nell`aula troneggia un televisore con annesse videocassette definite "didattiche". Arrivano altre mamme e papà con i figli e presto mi accorgo che anche qui i genitori non salutano i bambini ma, con l`aiuto delle operatrici, se ne separano appena possono senza una parola di congedo. Una delle operatrici urla continuamente, come se parlasse a degli anziani sordi, e invita i bambini a cantare promettendo in premio una caramella. Sconcertata, chiedo spiegazioni ad una delle "titolari" e lei, pensando di offrirmi il frutto di una meditata esperienza, mi illumina: "Distribuiamo caramelle per gratificare i bambini, per premiarli di una loro azione!". Mi viene alla mente l`immagine del domatore circense che ricompensa i suoi animali per il numero ben fatto, non ho parole per rispondere, sono muta e completamente demoralizzata. Continuo a guardarmi intorno, ma soprattutto continuo a guardare i bambini per avere da loro un qualche segnale di speranza. C`è chi sta sul passeggino "perché se scende vuole stare in braccio", chi scoppia in pianti disperati "perché lo tirano dentro come se fosse un cane", chi viene cambiato in piedi perché nel bagno non c`è un fasciatoio e chi dopo aver chiesto di fare la pipi nel water viene sollecitato a farla nel pannolino.

Epilogo. Ora lavoro soltanto tre mattine a settimana e la baby-sitter costa più di qualsiasi asilo, non so se la mia è stata la scelta migliore, ma non mi sembra di aver avuto alternative.
Forse se noi, genitori sempre insicuri e incoerenti, avessimo maggiori consapevolezze sui bisogni dei nostri figli e qualche certezza in più sulle nostre capacità, asili come questi non esisterebbero e, forse, soltanto forse, cresceremmo bambini più sereni.

Sonia Bozzi, redattrice di UPPA, bozzi.sonia@gmail.com

 

 

Asili nido: cosa dice la legge
“L’assistenza negli asili-nido ai bambini di età inferiore a 3 anni … costituisce un servizio sociale di interesse pubblico. Gli asili-nido hanno lo scopo di provvedere alla temporanea custodia dei bambini per assicurare una adeguata assistenza alla famiglia e anche per facilitare l’accesso della donna al lavoro nel quadro di un completo sistema di sicurezza sociale”. Questo è il primo articolo della legge n. 1044 del 6 dicembre 1971 che ha istituito gli asili-nido nel nostro paese. La stessa norma prevede l’assegnazione da parte dello Stato di fondi speciali alle Regioni per la concessione di contributi in denaro ai Comuni. Attualmente, il servizio asili nido dei Comuni viene finanziato da un Fondo istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha erogato alle Regioni, 50 milioni di euro per il 2002 e 100 milioni per il 2003, per il 2004 ne erogherà 150. Le Regioni distribuiscono i fondi ai Comuni che ne fanno richiesta. Con la legge finanziaria del 2002 è stato istituito anche un Fondo per il finanziamento dei datori di lavoro che realizzano nidi nei luoghi di lavoro: per il 2003 sono stati stanziati 10 milioni.
Recentemente (novembre 2003) è stato approvato dalla Camera un disegno di legge che norma i servizi socio-educativi per la prima infanzia, abrogando la legge del 1971: si vuole fare ordine sulla materia e “dettare i principi generali che regolano i servizi socio-educativi per la prima infanzia quali servizi di interesse pubblico destinati ai bambini in età compresa tra tre e trentasei mesi”.  Se questa legge verrà approvata dal Senato diventerà operativa.

Asili nido: quanti sono nessuno lo sa
In Italia non esistono dati aggiornati sull’offerta e sulla domanda di servizi di asilo nido. Il dato più recente, raccolto dall’Istituto Nazionale di Statistica, risale al 1992 e perciò ormai totalmente superato: il numero dei bambini da 0 a 3 anni è molto cambiato; e molto è cambiato anche il numero di asili nido attivi sul territorio. Inoltre nel 1992 gli asili nido comunali erano l’unico servizio offerto, oggi si sono aggiunti altri servizi che cercano di colmare/integrare le carenze del sistema pubblico (es. micronidi familiari, ludoteche, ecc.).

Asili nido fai da te
La legge n. 285 del 1997 prevede la promozione e il sostegno (economico) di progetti innovativi e sperimentali di servizi socio-educativi per la prima infanzia; in virtù di questa legge sono stati erogati soldi alle Regioni per finanziare “servizi con caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale per bambini da zero a tre anni”. Le leggi regionali poi hanno previsto ulteriori tipologie di servizi integrativi agli asili nido come forme di auto-organizzazione e mutualità familiari: i cosiddetti “nidi familiari” che consentono alle famiglie di affidare i propri figli a personale educativo che fornisce educazione e cura, a uno o più bambini, presso il proprio domicilio o altro ambiente adeguato. Questo tipo di servizio assume connotati diversi in ciascuna Regione che, inoltre, denomina il servizio in modo originale. Nella provincia autonoma di Trento ci sono le Tagesmutter (in tedesco mamma di giorno), in quella di Bolzano c’è l’Assistenza domiciliare per l’infanzia, in Lombardia i Nidi famiglia, in Emilia-Romagna gli Educatori familiari e in Abruzzo il servizio di Assistenza familiare all’infanzia.

Tre tipi di “vicemamma”
Chi non riesce a trovare posto in un nido può sempre ricorrere ad altre risorse.
I nonni, prima di tutto, sono ancora in Italia (per fortuna) disponibili ad occuparsi dei bambini piccoli quando la mamma è al lavoro: forse li viziano un po’, però sono sempre una scelta affidabile.
E se no ci sono le baby-sitter: alle studentesse che lavorano nei ritagli di tempo si aggiungono oggi molte ragazze straniere. Purtroppo è ancora un lusso, una baby-sitter in una grande città costa più o meno 7 euro  l’ora.
I più fortunati che hanno in casa una camera in più possono ospitare una ragazza alla pari: si tratta generalmente di una studentessa straniera che viene nel nostro Paese per studiare e che accetta, in cambio di vitto, alloggio e una piccola paga (mediamente  250  euro al mese) di occuparsi del pupo. Una scelta abbastanza economica che, se la ragazza è disponibile e si ferma in famiglia per un periodo di almeno un anno, può essere utile anche per insegnare al bambino a comprendere una lingua straniera.
 
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