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Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2004
Il bambino è competente
di redazione UPPA

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[...] Alcuni genitori sono talmente cauti nel dare disposizioni o restrizioni di antica memoria, che finiscono per cedere ogni responsabilità ai figli. Le frasi che seguono inviano al figlio un messaggio che assegna a lui la responsabilità di fissare i limiti: “Simon, mamma vorrebbe sentire  quello che dice al telefono la zia!” oppure “Simon, alla mamma dispiace quando fai così con la tua pappa. Non vuoi mangiare come si deve?”. Il tono di questi discorsi può essere amichevole, arrabbiato o supplichevole, ma l’intenzione di chi parla è la stessa: evitare di suonare autoritario. Il risultato però è che si dà al figlio la responsabilità di stabilire i limiti personali e il benessere dei genitori. Nessun bambino può essere all’altezza di un simile compito. Di conseguenza spesso diventa più o meno caotico e iperattivo. Alla fine sono i desideri e i bisogni espressi sul momento dal bambino che controllano completamente la vita della famiglia – e non perché lui abbia sete di potere, o si senta felice per questo stato di cose, ma semplicemente perché i suoi genitori non hanno stabilito dei limiti, né si sono curati dei propri bisogni. Da un punto di vista linguistico, è che le frasi dette dai genitori democratici sono puramente passive. Mancano di una dimensione “attiva”. Ognuna di queste può essere riformulata in modo attivo. Per esempio: “Voglio che tu faccia silenzio quando parlo con la zia” e “Non voglio che tu butti il cibo fuori dal piatto”. Quando usiamo frasi passive descriviamo noi stessi e i nostri sentimenti. Quando usiamo frasi attive, ci assumiamo delle responsabilità per noi e per il nostro benessere. Quando evitiamo di usare una voce attiva e responsabile, diamo ad altri la responsabilità di noi stessi. Ma così non funziona , perché nessuno, bambino o adulto, potrà mai assumersi la responsabilità per conto nostro. Se affidiamo ad altri la responsabilità di noi stessi, finiremo per sentirci “vittime” alla loro mercé. […]
    
[…] Un genitore può essere considerato troppo "dolce", e un altro "severo e inflessibile". Ma si tratta di modi errati di prospettare il problema, perché basati sul concetto che, per educare i figli, esista un sistema "giusto". Non ce n`è. Quello che esiste è un processo di mutuo apprendimento fondato sulla capacità di capire chi siete voi come genitori e chi è vostro figlio. I genitori hanno bisogno di imparare a essere il più possibile onesti con se stessi e altrettanto diretti e personali nelle loro espressioni. Cosi facendo impareranno a conoscere la vera natura e la personalità dei figli, e grazie alle loro reazioni competenti potranno mettere a punto il loro rapporto. Non esistono limiti universalmente validi per tutti. La vera questione è un`altra: "Cosa mi serve per avere una buona relazione con mio figlio?". In altre parole, cosa può sviluppare noi stessi e la nostra relazione in senso positivo? Ricordiamo che le entità da considerare sono tre: il bambino, l`adulto, e la relazione tra loro. Se una di queste soffre, soffrono tutte. I bambini possono crescere tranquillamente anche se i limiti fissati dai loro genitori sono diversi. Non hanno problemi se alla mamma sta bene che la televisione sia accesa durante il pranzo, mentre al papà no. I problemi sorgono solo se i limiti vengono trasformati in leggi e regolamenti impersonali. Quando questo succede i bambini vanno in confusione, perché cercano di riferirsi alle regole, mentre è ben più facile riferirsi alle persone.[...]


testo tratto da: Jesper Juul “Il bambino è competente”
Valori e conoscenze in famiglia,  pagg. 152-154)
 
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