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Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2004
Bambini davanti alla TV
di Giorgio Agagliati

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Diciamo subito che questa mini-guida “in pillole” – che occuperà due puntate - contiene molte ovvietà, perché non c’è bisogno di essere psicologi o esperti di comunicazione per rendersi conto dell’opportunità di alcuni accorgimenti nella gestione del rapporto tra i nostri bambini e lo strumento televisivo. Ma un promemoria può essere utile, perché la televisione è un medium di uso comune e abituale, e l’abitudine rende più difficile guardare a ciò che si fa con il necessario distacco.

Baby-spettatori? No, grazie - Cominciamo dai piccolissimi, i bimbi da zero a pochi mesi/un anno. Piazzarli davanti a un video li espone ad una iper-stimolazione delle percezioni e delle reazioni sensoriali che non può essere benefica.
Prendiamo a paragone le giostrine musicali che si appendono sulle culle, e che hanno un indubbio effetto tranquillizzante e ricreativo per i bimbi piccoli: il giro degli animaletti colorati e il ritmo e la melodia della musica sono lenti e dolci, senza scatti e mutamenti improvvisi. Dal televisore, invece, si irradiano luci, movimenti e suoni in continuo e velocissimo, incalzante cambiamento. Troppo veloce e incalzante per un bambino piccolo. Non c’è da stupirsi che il baby-spettatore ne resti “ipnotizzato”. Ma è bene, questo? Sicuramente no, perché lo sottopone ad una fatica mentale e fisica troppo grande per la sua età.

Cartoni a colazione – Diverse reti propongono cartoni animati di prima mattina, nell’ora in cui di solito ci si prepara per portare i bambini all’asilo o a scuola. Un momento spesso difficile nella giornata di un genitore, che ha il tempo contato perché deve a sua volta recarsi al lavoro e non di rado si scontra con un bambino che “oppone resistenza” a lavarsi, vestirsi, fare colazione. Una resistenza che si riduce di molto se nel panorama domestico si accende la Tv con un cartone animato.
Viva, dunque, i cartoni a colazione? La risposta è no. E lo è indipendentemente dal tipo di cartone e dal suo contenuto. Non perché questo non conti, ma perché è l’abitudine in sé che non va. Un bambino ha bisogno di un tempo adeguato – diverso per ciascuno e variabile secondo le circostanze – per passare dal sonno alla veglia. È anche per questo che spesso fa resistenza ad entrare nella routine, molte volte frenetica sin da inizio giornata, a cui i ritmi ed i condizionamenti che pesano su noi adulti lo sottopongono.
Questa sua esigenza dev’essere rispettata. Mentre lo seguiamo nelle azioni necessarie per prepararsi a uscire, lasciamo che il “transito” dal periodo del sonno e del sogno a quello dell’attività quotidiana sia interamente suo, senza stimolazioni esterne pre-confezionate. Diamogli tempo e spazio per i suoi pensieri, senza esporlo a storie e percorsi fantastici ideati da altri. Permettiamogli di “rimettere a fuoco” le immagini del mondo reale, invece di farlo investire da immagini artificiali, che lo stimolano in modo troppo rapido e intenso quando avrebbe invece bisogno di una dolce gradualità.

Favole da vedere – C’è un ricco repertorio di favole nei cataloghi dei film di animazione. I prodotti sono di diversa qualità, sia per il tipo di riduzione filmica della favola, sia per la resa grafica dei cartoni. Molti sono, comunque, i prodotti di buono o ottimo livello. Tutto bene, dunque: possiamo tranquillamente far vedere ai nostri bambini una fiaba a cartoni animati. Sì, ma … con alcune attenzioni.
Intanto, non basta il titolo a garantire la bontà del prodotto. La cassetta dovremmo vederla prima noi, per valutarne almeno a gusto personale la qualità.
E, soprattutto, il video non dovrebbe mai essere la prima modalità di incontro di un bambino con una favola. La favola è fatta per essere raccontata o letta da un libro da parte dell’adulto. Perché la favola serve al bambino non solo per intrattenerlo e ricrearlo, ma perché possa mettere in gioco la propria fantasia e mettere alla prova le proprie emozioni, incluse quelle spiacevoli, come la paura. E, non ultimo, perché “si alleni” all’uso dello strumento linguistico per la narrazione: non a caso, al bambino piace provare ad inventare e raccontare a sua volta delle storie.
Perché tutto questo avvenga nel modo migliore, il bambino deve potersi immaginare i personaggi, gli ambienti e le situazioni attraverso l’ascolto del racconto. Deve farsi una “sua” Biancaneve ed una “sua” strega cattiva, raffigurandosele a misura della sua fantasia e del suo grado di controllo sulle emozioni. Cose che sono più difficili se il primo approccio con una favola è la rappresentazione di un cartone animato visto in tv, perché il bambino entra in una struttura narrativa e figurativa preconfezionata e le si abbandona, riducendo di molto il suo apporto creativo personale nell’appropriarsi della favola. Le “favole da vedere”, insomma, vanno benissimo, ma solo dopo che sono state più volte raccontate dall’adulto al bambino senza la mediazione del video.

Chi telecomanda? – Quando circola per casa un bambino, normalmente si “tappano” le prese elettriche, si tolgono dalla sua portata prodotti e oggetti pericolosi, gli si insegna a star lontano dai fornelli. Giuste, anzi, doverose forme di prevenzione. Abbiamo la stessa attenzione verso il telecomando?
Certo, qui la questione non è anti-infortunistica, dall’uso autonomo precoce della “magica” scatoletta non può derivare alcun danno da pronto soccorso. Ma se concordiamo sul fatto che la Tv è un potentissimo strumento di comunicazione, suggestivo e coinvolgente, capace di influenzare le strategie cognitive persino degli adulti, allora lo “scettro” che la governa va considerato a sua volta uno strumento delicato.
Parleremo nella prossima puntata, più diffusamente, dei tempi e dei modi dell’autonomia del bambino davanti alla televisione. Qui anticipiamo un consiglio pratico: il telecomando dovrebbe restar fuori dalla portata del bambino. Anche come “gioco” di abilità al cospetto degli adulti: “guarda che bravo il nostro Pierino, così piccolo e già capace di accendere la tv e cambiare i canali!”. Non ci vuole nessuna particolare abilità in un’attività immediata di stimolo e risposta come quella di premere un bottone e constatarne l’effetto. Ma la portata del gesto è rilevante: il bambino si rende conto di poter utilizzare da solo uno strumento affascinante come il televisore.
Se crediamo di dover guidare il bambino nell’approccio alla tv ed ai suoi contenuti – e questo è il presupposto per un utilizzo positivo e realmente educativo dello strumento – non possiamo partire con il piede sbagliato dandogli accesso autonomo e immediato al telecomando, così come non lo mettiamo alla guida dell’automobile, anche se è bravissimo con quella giocattolo a pedali o a batterie.
 
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