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Allattamento - Rivista n. 4 Settembre-Ottobre - 2004
Due testimonianze, anonime, ma assolutamente autentiche, di mamme che hanno fatto una scelta controcorrente; allattare al seno la propria figlia…adottata e partorire in casa. Brevi e commossi racconti di due mamme speciali per dare fiducia a noi genitori normali.
A mia figlia. Cara A.R., ogni volta che ti guardo penso a quel giorno in cui sei arrivata nella nostra famiglia: avevi appena due settimane ed eri così piccola ma nello stesso tempo piena di grinta. Qualche giorno dopo ti sei attaccata al seno e hai iniziato a succhiare. Ogni volta che piangevi ti offrivo il seno e tu ti calmavi e ti rilassavi. Ringrazio Sofia e Marina le due carissime pediatre di Trieste che mi hanno aiutato a conoscere e ad utilizzare il Das, il dispositivo per l’allattamento al seno. Da quando ho iniziato ad utilizzarlo non ho mai avuto ombra di dubbio: ero convinta che quello che stavo facendo era la cosa più giusta per te, per noi. Ci ha aiutato a conoscerci, ha rinforzato il nostro legame quasi fossimo una sola persona, ha permesso di creare una relazione d’amore in cui ti potevo offrire tutta me stessa. Dopo tre giorni di utilizzo del Das mi è arrivato il latte e spremendo il seno vedevo questo fuoriuscire dai capezzoli. Sembrava un miracolo, ma era l’effetto della stimolazione di suzione dei capezzoli che aveva indotto la produzione di prolattina. Si era così prodotto il latte e lo si vedeva zampillare: ho potuto offrirtelo e con esso la mia essenza, il mio amore, le mie difese immunitarie che sono diventate poi le tue. Mi sono sentita la persona più felice di questo mondo per quello che mi stava capitando e la mia convinzione diventava sempre più forte e solida. Quando partivamo per un viaggio non ho mai rinunciato al piacere di allattarti e di utilizzare anche il Das. Ringrazio anche il papà per essermi stato vicino, per averci aiutate e per averci creduto. Adesso sei una bambina di quattro anni, piena di vita, di gioia, di salute; io credo che se tu sei così ora, lo sei anche grazie all’esperienza che abbiamo fatto insieme. Cara A.R. a volte mi dimentico che non ti ho partorito, perché il legame che si è creato è tale che sembra che tu sia nata e sia stata sempre dentro di me. Nascere a casa. Ho saputo per caso mentre aspettavo la mia prima figlia che si poteva nascere a casa e che anzi in alcuni paesi del nord Europa si tendeva a deospedalizzare il parto e riportarlo ad una dimensione più intima e familiare laddove ovviamente la diagnostica precoce lo permette. Comunque Alice è nata ad agosto nell’ospedale di Viterbo, vicino alla località dove trascorrevamo le vacanze estive e dove mi sono trovata bene. Quando poi aspettavo il secondo figlio mi sono informata presso vari ospedali pubblici della mia città, Roma, per scegliere quello più adatto alle mie esigenze: partorire, nei limiti del possibile, in modo naturale e tenere il bimbo con me dopo la nascita. A seguito di un giro di visite e telefonate ho dovuto con rammarico rinunciare alla seconda esigenza poiché nessuno ospedale mi offriva tali garanzie. L’ostetrica mi avrebbe però seguita da vicino. Tutte le analisi e le ricerche erano a posto. Una mattina arrivano le contrazioni, sempre più regolari, sono così tranquilla che tardo a chiamare l’ostetrica. Quando arriva i dolori sono più intensi e lì si riapre l’idea che covava nella mia mente. Mio marito con il cappotto mi dice “Andiamo?” “E se nascesse a casa?” Chiedo. Mio marito si oppone, io provo ancora esprimendo un mio profondo desiderio. “E’ possibile?” Chiedo all’ostetrica. Lei risponde di sì. Ci guardiamo ed è deciso, nel modo più naturale possibile. Alice ormai è sveglia e capisce che sta accadendo qualcosa, non vuole andare al parco con la nonna e non ammetterebbe di essere esclusa. Io le dico che sta per nascere il fratellino e che sto bene, e si stabilisce che lei guarda un cartone animato con la nonna in salotto e ogni tanto passa a trovarmi in camera da letto. Mi stupisco di come sia tranquilla nonostante io possa trattenermi a stento nel mostrare i dolori delle contrazioni, ma ogni volta che viene ho una parola dolce per lei e lei ritorna nell’altra stanza dalla nonna con la massima serenità. Tutto procede a meraviglia. Dopo quattro ore Matteo nasce sul lettone di casa. Alice dopo poche minuti può prenderlo in braccio, chiede perché è bagnato e niente altro, per il resto respira la felicità di tutti noi. Quando l’ostetrica mi mette i punti lei vuole essere presente, non si impressiona affatto, capiamo che impedirglielo potrebbe essere sbagliato e lei fa da assistente all’ostetrica, diventa un gioco. A pranzo ci raggiunge mia zia con una teglia di polpette e così siamo tutti a tavola a mangiare insieme: l’ostetrica, mia zia, la nonna, mio marito, io, Matteo che già sistemato nella sua culletta con le ruote può stare accanto a me e Alice che ci ha fatto capire ancora di più che nascere è la cosa più naturale del mondo. È stata un’esperienza indimenticabile che auguro a tutte le mamme.
http://breast-feeding.adoption.com/ sito in lingua inglese ricchissimo di links relativi alla possibilità di poter allattare il proprio bambino adottato: consigli pratici, tempi e modalità, pareri ed esperienze di altre mamme …tutto ciò che possa in qualche modo essere utile alle neo-mamme ed ai no-papà.
http://www.allaboutmoms.com/adoptedbaby.htm sito in lingua inglese redatto da un pediatra di Toronto, diretto alle mamme e pieno di consigli pratici su come organizzarsi in casa e fuori quando arriva un bambino in adozione e si ha voglia di allattarlo. http://www.medela.com/NewFiles/adoptedbabybfdg.html è il sito ufficiale del dispositivo messo in commercio in USA che permette alle mamme adottive di stimolare la produzione di latte e di somministrarlo al bambino assieme al latte formulato se necessario.
http://www.mammole.it/famiglie/elenco_ostetriche.asp In Olanda un terzo delle donne partorisce in casa, in Gran Bretagna la percentuale si attesta intorno al 10%, in Italia il privilegio è riservato ad una mamma su 250. Sono sempre di più le donne italiane interessate a questa possibilità alternativa. Nella maggior parte delle esperienze italiane è l’ostetrica la figura sanitaria alla quale è affidata, anche da un punto di vista legale, la gestione di un parto in casa. Questo sito offre la possibilità di consultare l’elenco nazionale delle ostetriche liberoprofessioniste.
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