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Rivista n. 5 Novembre-Dicembre - 2004
Giappone da Favola
La città incantata
di Franco Panizon

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C’è un cartone giapponese, che ha avuto l’Oscar ma che, probabilmente perché non è di Walt Disney, ha tardato ad avere successo, anzi non si è mai nettamente affermato, anche se continua a circolare nelle TV e si trova dappertutto in cassetta e in DVD, ma che è un film bellissimo. Non senza qualche stridore, qualche grossolanità del disegno, qualche difficoltà di comprensione, qualche “giapponesità”; può anche lasciare insoddisfatti, perché non ha una morale chiara; è un sogno, con tutte le oscurità del sogno, che rendono il sogno così diverso dalla realtà: ma è un film poetico per tutte le età, s`intitola "La città incantata".

La sala quasi vuota: buon segno! Sono stato a vederlo al cinema, la prima volta, con mia moglie. Non vado così spesso al cinema, e tanto meno a veder cartoni: ma un poco ero incuriosito dall’Oscar e un poco volevo sperimentare il film prima di portarci i nipotini. La sala era quasi vuota, e questo, qualche volta, è già un buon segno; il film era tutto meno che banale; forse la storia era banale (una famiglia in trasloco, che per errore, entra con l’auto in un luogo incantato, dove due genitori, presi da una inattesa ingordigia, finiscono per trasformarsi in maiali, e dove una figlia viziata diventa sguattera in un Hotel termale per fantasmi, per poter liberare i genitori dall’incantesimo). Ma il film era veramente un incantesimo; l’aria di primavera all’inizio, la caduta improvvisa e innaturale della notte, l’arrivo della nave-crociera con fantasmi di tutti i tipi, che assumono concretezza, e assurdità, e mistero non appena entrati nel loro mondo chiuso e inesistente, di vacanza e di sogno, il piccolo maestro d’arti magiche, rapito a suo tempo dalla strega-padrona, la gemella buona della strega cattiva, il fuochista della macchina che tiene in vita il castello, con le sue otto gambe, o braccia e coi granelli di fuliggine come suoi aiutanti, le scale sospese, l’oceano infinito che si forma attorno al palazzo dopo una notte di pioggia, il treno che trasporta gli spiriti, correndo sott’acqua, o sulle rotaie appena emerse, il misterioso capostazione e i misteriosi passeggeri, la fraterna solidarietà che nasce tra due sguattere, l’affetto generoso del fuochista, l’amore non detto tra la bambina e il piccolo guru, le leggi non dette e non scritte, i contratti scritti e non detti, le teste senza corpo, l’amicizia con un fantasma triste che diventa ingordo e cattivo e poi torna buono e triste, l’avidità e la generosità, lo stormo di uccelli di carta e il serpente-drago dell’aria.

Seconda visione, con due bambini. Qualche giorno dopo ho portato i miei nipoti a vederlo: i due più piccoli (5 e 9 anni), la terza non ha voluto venire, le sembrava che il cartone fosse per bambini troppo piccoli; i tre grandi, dei veri cinefili, non hanno creduto alla mia ammirazione.
E i due piccoli che sono venuti? Non saprei dire testa con certezza assoluta cosa sia passato per la loro testa: ma sono stati buoni tutto il tempo, buonissimi e intenti, e dopo il film hanno continuato a parlarne, avanzando interpretazioni e chiedendo spiegazioni, e affermando che lo spettacolo era piaciuto molto. Forse il film non è per bambini piccoli, è troppo complicato, troppo ricco, troppo incantato: eppure io lo considero un film per tutti, anche per bambini ancora più piccoli dei miei nipoti, perché non è necessario capire tutto: basta vedere, seguire, farsi prendere, e lasciarsi un po’ incantare come da un sogno o come dalla vita, che mica la si capisce proprio tutta, eppure la si vive.
Probabilmente l’ideale è proprio vedere questo film a casa sullo schermo della TV tutti assieme. Ai grandi, alla mamma e al papà, sono sicuro che piace; ai piccoli, di tutte le età, sono anche sicuro che piace. Qualche commento, qualche piccola spiegazione che al cinema è difficile dare, ma a casa no, aiuterà i bambini, ma anche i grandi, a capire un po’ di più. Anche se, in fondo, non ce n’è bisogno. Perché le opere d’arte non hanno bisogno di esser spiegate.

IL regista

Hayao Miyazaki (Tokio, 1942), considerato il miglior regista contemporaneo di animazione, è anche l`autore di Principessa Manonoke (1997), un altro film per bambini che è stato un successo di pubblico soprattutto negli Stati Uniti. Per la Città incantata, prodotto con una cifra cinque volte inferiore a un qualsiasi prodotto medio disneyano, il regista ha dichiarato di essersi ispirato alla cultura e al folklore giapponese e in particolare ai ricordi della sua infanzia. 

 
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