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Rivista n. 5 Novembre-Dicembre - 2004
Carie dentali: testa o pillola?
di Paolo Sarti

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Una prevenzione non del tutto priva di rischi. La carie dentaria è una malattia molto frequente, perciò la sua prevenzione è un obiettivo importante nella tutela della salute del bambino.
Per prevenire l’insorgenza delle carie oggi sempre più pediatri consigliano di somministrare ai bambini compresse o gocce di fluoro: a partire dal sesto mese di vita, per sei e anche sedici anni, regolarmente, tutti i giorni, aumentando progressivamente il dosaggio via via che il bambino cresce (da 0 a 2 anni 0,25 mg, da 2 a 3 anni 0,50 mg, da 4 a 16 anni 1 mg al giorno).
Al di là dei risultati che sembra dare, la fluoro-profilassi ci costringe però ad alcune riflessioni, dato il messaggio sulla cultura della salute che, così facendo, si trasmette ai nostri figli: salute è una “medicina”, tutti i giorni, per tutta la vita di bambini (16 anni, tutta la loro vita di bambini). Pur essendo in realtà il fluoro più un “supplemento” che non un farmaco, è innegabile infatti che è come “medicina” che viene vissuto dal bambino.
In una visione a tutto campo della salute, considerando che i denti non sono un’entità a sé stante ma sono un “pezzo” di bambino, che fra i suoi tanti altri pezzi ha anche una testa e un cervello, non sarebbe culturalmente più corretto (anche se gli studi ci dicono essere meno incisivo sul piano della prevenzione) insegnare presto ai figli a curare l’igiene orale e ad alimentarsi con cibi sani, senza ricorrere a supplementi farmacologici somministrati per anni?

Educare: che fatica!
È vero che lavarsi i denti ed evitare gli zuccheri sembra garantire minori successi contro le carie, ma non si può fare a meno di sospettare che il motivo vero per cui si preferisce somministrare ai bambini  una “compressa al giorno” è che molti genitori credono che lavarsi i denti e mangiare cibi sani sia troppo “faticoso” e forse addirittura “impossibile”; si capisce allora che questi genitori possano preferire la somministrazione di una compressa, piuttosto che dover lottare perché il bambino impari a lavarsi i denti con regolarità e a mangiare poche caramelle. Insomma educare comporta conflitti e discussioni: troppa fatica, troppo impegno personale… meglio una compressa, spersonalizzata ed esente da “conflitti”.
Peccato, perché proprio questa “fatica” altro non è che educazione ad un sano stile di vita, mentre la compressina può diventare deresponsabilizzazione, ed insegnamento ad assoggettare la propria salute ai farmaci.


Il fluoro può essere anche nell’acqua che beviamo. Meno invasiva della fluoroprofilassi e soprattutto meno “lesiva” sul piano culturale, anche se più complicata da attuare “col giusto dosaggio”, è la soluzione di far consumare ai bambini acque con adeguato contenuto di fluoro. Mediamente il contenuto di fluoro nelle acque italiane è scarso, tra 0,02 e 0,05 mg/l; ma non tutte hanno questo basso contenuto: un buon motivo allora per dare una lettura attenta dell’etichetta dell’acqua imbottigliata che molti consumano, prima di cominciare una eventuale profilassi col fluoro.
In conclusione: insegnare a mangiar meglio e a lavarsi i denti dà forse risultati meno eclatanti nella lotta alle carie, ma è una scelta vincente se pensiamo a quanto danno fa l’imperversante cultura della medicalizzazione della vita e il degrado dell’impegno formativo/educativo di molti genitori.

 
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