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Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2005
C`era una volta un abate
di Franco Panizon

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La storia della genetica comincia nel 1865, quando l’abate Gregorio Mendel, padre guardiano del convento agostiniano di Brno, che allora era in Moravia, una regione dell’Impero Austro-Ungarico, e che oggi si trova in Slovacchia, cominciò a fare degli esperimenti di botanica nell’orto del suo convento incrociando delle varietà di fagiolo e di pisello e scoprendo le regole statistiche che determinano la trasmissione dei caratteri ereditari nelle specie viventi. I risultati dei suoi esperimenti furono pubblicati su un piccolo giornale locale, ma nessuno scienziato dell’epoca ci fece caso.
Il fatto è che a quell’epoca non si conosceva la struttura delle cellule, non si sapeva che all’interno di ciascuna di queste c’è un nucleo che contiene una sostanza, il DNA, che ne determina le caratteristiche. Così dovettero passare circa 40 anni prima che, agli albori del ‘900, altri scienziati, lavorando indipendentemente fra di loro utilizzando il microscopio, scoprissero nel nucleo delle cellule e i cromosomi e, osservando il comportamento di questi ultimi nella moltiplicazione cellulare, riprendessero le “leggi di Mendel” gettando le basi della genetica moderna.
Quasi 50 anni dopo, nel 1953, James Dewey Watson, un medico americano e Francis Crick, un fisico inglese scoprirono la struttura “a doppia elica” del DNA. Questa scoperta valse loro il premio Nobel.
Passarono ancora quasi 50 anni prima che fosse avviato il “Progetto Genoma Umano” (The Human Genome Project), un progetto internazionale il cui scopo finale è la descrizione completa del genoma umano mediante l`identificazione della disposizione delle lettere del codice genetico, lungo tutta la doppia elica del DNA. E questa è notizia dei nostri giorni.
Cosa ci riserveranno i prossimi 50 anni?
 
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