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Rivista n. 5 Novembre-Dicembre - 2004
Ho levato il pannolino di Lea: ecco come ho fatto
di Marina Macchiaiolo

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È estate, siamo in vacanza, fa caldo e Lea ha 19 mesi.
È buffa, piuttosto intraprendente, dice ogni giorno una parola nuova ed è molto partecipe in tutte le attività;
Così decido, è giunta l’ora di provare: si toglie il pannolino.
Con l’altro bimbo ho provato un po’ più tardi… ma si sa, lo dicono tutti, le femmine sono più sveglie.
Poi mi ricordo di una volta che parlando con il pediatra mio amico (proprio lui il pediatra per amico) mi diceva che un po’ di tempo fa i pannolini si toglievano prima; forse quando non c’erano quelli usa e getta e bisognava lavare. Se ci rifletto bene, mi sembra di visitare sempre più bambini che a tre anni (e a volte più) se ne girano ancora con il plastico fardello al deretano; no forse è solo un impressione, devo verificare… ma sì, è deciso, proviamo!

Il mondo si divide in due. Comunico la notizia alla famiglia che immancabilmente sarà coinvolta nella conquista della tappa ed altrettanto immancabilmente il mondo si scinde in due: i sostenitori e gli scettici.
Gli amici ci vengono a trovare e vengono prontamente informati sull’evento del momento e anche qui fioriscono gli aneddoti e le fazioni. C’è che mi rimprovera perché 19 mesi sono già troppi ed io pronta a giustificarmi, “Beh ma con il lavoro… poi d’inverno le mutandine non si asciugano mai”; c’è chi mi racconta una interessante storia sull’acquisizione del controllo sfinterico precocissimo. Pare che ci siano dei “ naturalisti spinti” che applicano la seguente teoria: se posso insegnare al cucciolo di cane a fare la pipì a comando, figuriamoci al “sapiens”; a cadenza oraria, i lattanti vengono stimolati (non saprei come) a fare i bisognini, questo fin dai primi mesi di vita, pare con successo. Interessante teoria, mai vista applicare, devo indagare.
Sull’altro versante ci sono invece quelli del “ma lasciala in pace poverina”. Ed io: “Beh ma è solo un tentativo non voglio forzarla, per carità…”
In effetti una sera a cena fuori, Lea cerca di vendicarsi, restituendo tutto il mal tolto sul mio vestito da sera, e lì tutto un agitarsi di sguardi del “te lo avevo detto io”; aggiungiamoci che appartengo alla categoria delle mamme disorganizzate e non ho nemmeno una salviettina, un disastro completo. Aiuto, vacillo, devo sentire cosa dice il pediatra, poi mi ricordo che il pediatra sono io, sento che sto per mollare ma poi il giorno seguente riprendo il mio ardore.

Addio pannolino! L’approccio, lo devo riconoscere è stato un po’ brusco, ma sono per il dialogo, quindi ho fatto alla piccola un bel discorsetto del tipo “Se ti scappa la pipì dillo alla mamma”, le ho mostrato il pupazzo di Cucciolo che è di gomma e ha un bel foro sotto i piedi, così si può riempire di acqua poi lo strizzi e … “Guarda Lea fa la pipì”, e manco a dirlo ho aggiunto delle dimostrazioni pratiche con condivisione dell’intimità evacuativa di mamma e fratello, e poi… basta pannolino, addio.
Ho pensato che fosse meglio non creare confusione e così il pannolino è stato completamente eliminato. Abbiamo riesumato il bel vasino rosso del fratello ed abbiamo cominciato ad inseguirla a cadenza oraria invitandola a sedersi sul bel seggiolino, ricordandole che se doveva fare pipi lo doveva dire alla mamma. Ha capito, ha capito così bene, che il primo giorno, dopo un momento di empasse, dove immagino si domandasse come mai all’improvviso tutto il mondo fosse così interessato alle sue esigenze fisiologiche, ha smesso di fare pipì anzi, di fare tutto. Si rifiutava categoricamente di sedersi sul bel vasino rosso e peggio che mai sul bel riduttore per water blu. Dopo molte ore la pressione sfinteriale ha vinto e abbiamo ottenuto una cospicua evacuazione nel bel mezzo del pavimento.

E lì, grandi applausi,
che sono stati la vera costante di questo training, credo di non aver applaudito solo sul famoso vestito da sera. I primi giorni sono stati duri, perché era così brava che non voleva fare più pipì, così alla fine si innervosiva moltissimo e riusciva a liberarsi (sempre sul pavimento) solo dopo un bel piantone, e lì vacillavo pensando alla fazione dei “Poverina lasciala stare”; il 4° giorno siamo andati a fare una gita con la macchina e nonostante le soste, Lea si è completamente rifiutata di fare qualsiasi cosa, urlando per più di metà del viaggio, fino a quando stremata (io) le ho rimesso il pannolino. Con grande gioia del babbo, che si, questo non me lo aspettavo, apparteneva alla fazione degli oppositori. Il giorno dopo la gita, infatti, il babbo sostiene di aver visto la figlia al settimo cielo alla visione del pannolino, era così felice che ha deciso di rimetterglielo. Ho l’impressione che sia una versione di parte,  ma in effetti le vacanze stanno diventando più faticose del previsto e poi è domenica che devo fare: “Tieni il pannolino”, ho ceduto.

Si ricomincia. Ma il lunedì, si sa, riporta vigore, rinsalda i proponimenti e quindi si ricomincia. E poi piano piano, dopo qualche giorno, svoltiamo, inizia sempre di più a rilassarsi sul vasino, con l’ausilio di un repertorio di canzoncine, libretti, matite colorate e fogli, cartoni animanti e non so più cosa abbiamo inventato, e finalmente inizia ha produrre l’atteso tintinnio prima incerto, poi vigoroso seguito da applausi a scena aperta; alla fine è presa dal ruolo, “Mamma tatta”; è sempre tatta anche per la pipi, produce, poi si alza osserva soddisfatta e si grida: “Brava Lalla!” Ce l’abbiamo fatta.
La produzione extra territoriale si assottiglia e alla fine della vacanza l’obiettivo è raggiunto. Lea purtroppo si sveglia spesso di notte e così ne approfittiamo per farle fare pipi una volta a metà notte (che fatica) ma anche di notte… niente pannolino. Il babbo lo riconosco era scettico ma poi è stato molto collaborante, il fratello di grande supporto sia come sistema di allarme che per il grande incoraggiamento. Ho fatto un calcolo di quanti pannolini abbiamo risparmiato da qui alla prossima vacanza, un bel gruzzolo, Lea ... ci meritiamo un bel regalo!


Pubblicità: cattiva consigliera
Se stiamo a sentire la pubblicità i nostri bambini dovrebbero portare il pannolino fino alla scuola materna. Avete mai visto in TV quello spot in cui una graziosa bimbetta di 3 anni e passa corre tutta felice con il suo pannolone “invisibile” sotto le mutandine? Ormai si vendono tranquillamente al supermercato pannolini “extra large” per bambini fino a 18 Kg: il peso medio di un bambino di 5 anni.
Certo cambiare il pannolino è più facile che insegnare l’uso del vasino e così, per la fretta e per via di una certa esagerata “indulgenza” verso i nostri figli, ci lasciamo tentare. Da un po’ di tempo in qua si è persino infranto un tabù: quello che vietava tassativamente di portare i bambini col pannolino alla scuola materna.
Ma non sarà uno dei tanti modi per rimandare la conquista dell’autonomia da parte dei nostri figli? Siamo sicuri che un bambino grande sia proprio felice di portarsi appresso la sua pipì e la sua popò?
 
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