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Ormoni - Rivista n. 5 Settembre-Ottobre - 2005 |
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Ormoni, che paura
di Franco Panizon
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La parola “ormoni” ha un vago sapore antico, un po’ erotico e un po’ pauroso, forse perché ormao in greco, vuol dire stimolare, ma anche scorrere, o irrompere, e hormé vuol dire impulso, appetito; o forse più sottilmente perché gli ormoni ricordano per assonanza gli “orchi” (o gli “orconi”, o per un altro verso gli “omoni”), ed ecco che ritorna la faccenda del sesso perché orchidis in greco vuol dire testicolo, e orchao vuol dire giuro (si giura sui testicoli) e orchos è un luogo chiuso, profondo, e gli “orchi” stanno nelle “orde”. Insomma questi ormoni sono circondati dal mistero, onnipotenti e peccaminosi. Che poi è proprio così, come vedremo. La parola “ghiandole”, anche quella è vagamente ambigua e vagamente paurosa, perché si chiamavano (una volta ma ancora adesso impropriamente) ghiandole le ghiandole linfatiche. Che ghiandole non sono, quelle masserelle fatte di linfociti che si ingrossano a causa di infezioni e di tumori, e che ancora cinquant’anni fa avevano specialmente a che fare con la Tubercolosi. Invece, le ghiandole di cui parliamo sono le ghiandole endocrine, cioè quelle che versano le loro essenze nel sangue (ecco perché gli ormoni scorrono): piccoli, quasi invisibili e delicati alambicchi, collocati in posizioni chiave, che distillano queste sostanze preziose e potenti, gli ormoni appunto, e le mettono in circolo obbedendo a segnali delicati, per regolare non solo (e solo marginalmente), il sesso e l’amore, più propriamente tutto il sottile equilibrio della vita, la nascita e l’allattamento, la crescita e l’attenzione, la veglia e il sonno, lo stress e la concentrazione delle urine, la pressione arteriosa e il livello dello zucchero, l’appetito, il consumo energetico, il bilancio del calcio e la solidità dell’osso. Questo sottile sistema di equilibri e le sue deviazioni sono oggetto di studio da parte di una branca particolarmente sofisticata della medicina, l’endocrinologia, che ha un settore che si occupa specificamente del bambino.
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