Maneggiare con cura
di Franco Panizon
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Prevenzione: una parola grossa, che cola giù assieme all`inchiostro tipografico sulle pagine di tutti i giornali, di salute e non di salute, e attraverso i microfoni dei vari elisir che rallegrano i nostri pomeriggi e serate televisive. Noi di UPPA abbiamo poco da prendere in giro le altre testate, perché, volere o volare, anche noi ci occupiamo specificamente di salute; solo che, essendo medici, sappiamo anche che occuparsi troppo del proprio corpo non fa bene alla propria mente, e quindi, di riflesso, neanche al corpo. Ora se curare è un mestiere del medico, essere curati è un bisogno elementare nell`uomo, comunque sempre comprensibile; anche se oggi si curano già troppe cose che non avrebbero bisogno di essere curate e che guariscono altrettanto in fretta senza le cure (il raffreddore, per intenderci, o la bronchitina, o l`otitella, o la diarrea, oppure il mollusco contagioso, o il ginocchio valgo, o la febbre, per restare nella pediatria spicciola). Prevenire comincia a diventare un problema più coinvolgente, più totalizzante, più preoccupante (sempre per la salute mentale). Infatti, mentre la cura riguarda una minoranza delle persone (coloro che si sentono o sono “malati”), per un tempo limitato (quanto basta per guarire), la prevenzione riguarda tutti, sani e malati, e per tutta la loro vita. Voi capite bene la grande insidia della prevenzione, e gli enormi vantaggi che questa porta a tutta l`industria della salute, cominciando dai medici (di cui facciamo parte) che allargano lo spazio del loro potere, continuando con la stampa medica (di cui ancora facciamo parte), e poi coi politici (coi quali, almeno, non c`entriamo), che si sentono, e in parte sono, depositari della nostra salute, e vietano il fumo o le modelle magre, o le carni importate, o il pollame, e anche in questo modo rafforzano la loro autorità, la loro ragion d`essere e la loro immagine (televisiva), e finendo col grande potere occulto, ma non tanto: quello del mercato e dei mercanti del farmaco. Eppure, con tutti questi scetticismi e questo sentimento di accusa (anche di autoaccusa) dentro nel cuore, non potremmo parlare di prevenzione senza qualche rispetto.
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