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Rivista n. 6 Novembre-Dicembre - 2008
Il grande nemico
di Franco Panizon

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Ma cos’è che rendeva, o può rendere difficile, raddrizzarsi, stare diritto, crescere come dio comanda?
Il grande nemico si chiamava Rachitismo. Non è probabile che il Rachitismo fosse una faccenda importante nei tempi solari della Grecia e di Roma, nei Paesi del Mediterraneo e delle prime civiltà. È certo invece che sia diventato via via più importante durante l’inverno del Medioevo, per raggiungere forse il suo massimo splendore tra i coloni Vikinghi della Greoenlandia che non vedevano mai il sole, ma anche negli slums della nebbiosa e miserabile Londra del secolo XIX, e in tutta l’Europa della rivoluzione industriale, nella Russia di prima e di dopo la rivoluzione sovietica e prima e prima e prima, per tutto il tempo in cui l’Europa fu misera e freddolosa, al tempo del Re Sole, di Lutero, al tempo dei Ciompi e di San Francesco, al tempo delle invasioni barbariche eccetera eccetera, quando mancava il grano da mangiare, il latte del seno materno da tirare, il tempo e il modo per prendere i raggi benefici di Fratello Sole, quando per conservare la fede degli avi si fuggiva in montagna, nell’oscurità dei boschi, avvolti nel mantello, al caldo nella stalla, o nella cucina.
Il Rachitismo, assieme alla Pellagra e allo Scorbuto, ma molto molto più diffuso di quelli, era una malattia della povertà; una di quelle malattie da mancanza di vitamina; che si trovano solo nel mondo poverissimo.
Solo che quella vitamina la cui mancanza produce il rachitismo si trova, oltre che nel latte materno, nel sole. È il sole che produce, nella nostra stessa pelle una sostanza preziosa, la vitamina D, che ci pemette di assorbire il calcio dagli alimenti (latte, formaggio, verdura) e di rendere solido ed elastico al tempo stesso il nostro scheletro: che ci permette di crescere diritti.

Ma come, una volta mancava il sole? Eh sì. L’inverno era più freddo, ma non è solo quello. I bambini restavano chiusi in casa, per il primo anno, per il secondo anno, finché non avevano la forza di correre sul loro gambette, anche in campagna, e di più in montagna, non parliamo poi nelle stradine di Londra dove lo smog non permetteva al sole di penetrare. Ma anche qui da noi, incredibilmente, cinquant’anni fa, ottant’anni fa, mamme e figli piccoli uscivano assai poco di casa, almeno nella stagione fredda, ma anche in autunno, e anche in primavera; non c’era villeggiatura e al massimo si usciva per qualche  gita fuori porta.
Fatto sta che praticamente tutti i lattanti che non avevano la fortuna di succhiare al seno, avevano un difetto più o meno importante di vitamina D, avevano la testa molle come il guscio del granchio che, in primavera, cambia la sua corazza e che per questo, a Venezia, si chiama “moleca”, avevano le ginocchia lontane tra di loro e le gambe storte che disegnavano un O, oppure avevano le ginocchia che si toccavano tra di loro e le gambe che se ne andavano in fuori, sempre storte ma disegnando una X; avevano il torace strettoe il bacino fatto a cuore. Insomma, in una parola, erano storti.

Perché è proprio nel primo, nel secondo e già meno nel terzo anno di vita che il corpo, e all’interno del corpo lo scheletro che lo sostiene, aumenta rapidamente le sue dimensioni (il bambino di 3 anni pesa cinque volte di più del neonato); e la quantità del calcio, cioè della sostanza che conferisce all’osso la sua solidità e il suo vigore, egualmente deve o dovrebbe essere almeno cinque volte più abbondante che non al momento della nascita. E se non lo è, se il bambino non ha ricevuto abbastanza sole da produrre abbastanza vitamina D, che gli permetta di assorbire tutto quel calcio di cui ha bisogno, ecco che il bambino cresce storto. Rachitico. Diciamo che spesso accadeva così; e in alcune regioni più povere, più fredde, più montuose accadeva quasi sempre.
Il Rachitismo era dunque la malattia, o il disturbo di crescita, più diffuso. Una vera epidemia. E gli ortopedici (che non lo sapevano) dovevano cercare di raddrizzare queste povere creature dalle ossa molli. E il ricordo di tutto ciò non si è ancora del tutto cancellato dalla mente dei genitori che, più o meno consapevolmente, continuano a temere che i loro bambini crescano storti. La pediatria sociale, negli anni del primo dopoguerra, cioè gli anni del fascismo, ma anche negli anni del secondo dopoguerra, cioè dell’antifascismo, si è molto occupata di piede piatto, di gambe storte e di schiena gobba. Di cui potete leggere nelle pagine che seguono.


COM’È FATTO L’OSSO
Cos’è che rende le ossa così resistenti da sopportare il peso del corpo e le forti spinte dei muscoli?
Un intreccio fitto di fibre sottili e robuste, incollate e strette l’una accanto all’altra fino a formare delle lamine sottili, elastiche e resistenti, cementate da una sostanza contenente una gran quantità di un minerale duro e bianco: il Calcio. Tutto questo animato da milioni e milioni di cellule capaci di fabbricare queste fibre elastiche e depositare la sostanza cementante, mentre altre cellule distruggono le lamine vecchie e usurate e riassorbono il calcio che le circondava per riutilizzarlo nella fabbrica dell’osso, attiva permanentemente dalla nascita alla morte. Nei bambini c’è un’attività in più: quella delle cellule che producono nuovo tessuto osseo a partire dalla cartilagine (più morbida ed elastica), con lo scopo di ingrandire lo scheletro fino a fargli raggiungere la dimensione dell’adulto, al termine dello sviluppo e dopo il completamento della pubertà.

LA VITAMINA D

Il calcio necessario per fabbricare le ossa viene dal cibo e dalle nostre stesse ossa che vengono ogni giorno demolite e ricostruite.
Naturalmente il bambino ha bisogno, in proporzione, di molto più calcio di un adulto, per il semplice motivo che deve ingrandire e irrobustire ogni giorno il suo scheletro: ecco perché il latte, ricchissimo di calcio, è importante nell’alimentazione dei bambini e addirittura unico alimento per i primi mesi della nostra vita. Mangiare tanto calcio però non basta: bisogna che il calcio sia assorbito dall’intestino, sciolto nel sangue e utilizzato dalle cellule che sintetizzano il tessuto osseo. Queste funzioni sono regolate da un gruppo di sostanze che chiamiamo Vitamina D: come per tutte le vitamine, basta una quantità minima per consentire un funzionamento ottimale di tutto questo complicato sistema di approvvigionamento di materie prime e produzione. Questa minima, ma indispensabile, quantità di vitamina è fornita in parte dagli alimenti (ancora il latte soprattutto), e in parte è prodotta dalla pelle stimolata dai raggi del sole. Se manca la vitamina D si inceppa il meccanismo: l’osso si produce, ma contiene poco calcio e perciò è morbido e si piega facilmente sotto il peso del corpo e per la pressione dei muscoli.
 
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