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Bambini e sport: non sempre è amore. Divertirsi, giocare, non avere l’obbligo di essere un campione sono i tre obiettivi che inconsciamente ogni bambino si propone quando affronta l’avventura di uno sport. Tutto il resto per lui è superfluo, anche se sempre più spesso diventa fondamentale a causa della pressione esercitata sui piccoli dall’ambiente circostante. Genitori, allenatori e società sportive si coalizzano in una ricerca spasmodica di performances e risultati spesso senza chiedersi se davvero tutto ciò faccia bene al bambino o non risponda invece a interessi o desideri che non gli appartengono.
Ambizione e gioco. Fin da piccoli i giovani sportivi vengono spesso considerati come dei potenziali campioni, salvo poi essere esclusi dal giro alle prime prestazioni non riuscite, con conseguenze spesso negative e frustranti. È chiaro come questo sistema, basato su una incomprensione delle reali esigenze dei bambini, non miri al benessere psico-fisico dei giovani sportivi quanto a soddisfare delle ambizioni dei “grandi”, e possa spesso portare ad un abbandono delle attività sportive da parte dei bambini.
La Carta dei diritti. Le difficoltà presenti nel rapporto tra i bambini ed il mondo dello sport organizzato non sono una novità. Tanto è vero che da qualche tempo è stata pubblicata e diffusa una Carta dei diritti del ragazzo nello sport che si apre e si chiude sancendo proprio i due diritti fondamentali del bambino: praticare uno sport per divertirsi e giocare senza sentirsi obbligato ad essere un campione. Il documento si fonda su principi morali incontestabili e consta di 11 articoli in cui il ragazzo stesso in prima persona afferma i propri diritti: • Diritto di divertirmi e giocare • Diritto di fare dello sport • Diritto di beneficiare di un ambiente sano • Diritto di essere trattato con dignità • Diritto di essere circondato ed allenato da persone competenti • Diritto di seguire gli allenamenti adeguati ai miei ritmi • Diritto di misurarmi con giovani che abbiano le medesime probabilità di successo • Diritto di partecipare alle competizioni adatte alla mia età • Diritto di praticare il mio sport in assoluta sicurezza • Diritto di avere i giusti tempi di riposo • Diritto di non essere un campione
Ci auguriamo che una rilettura della Carta dei diritti, ed una sua maggiore diffusione all’interno delle agenzie che si occupano di sport giovanile, possano contribuire a modificare questa realtà. Lasciamo che tutti i bambini giochino e si divertano con lo sport; i campioncini emergeranno spontaneamente col tempo.
PER SAPERNE DI PIÙ
La Carta dei Diritti del ragazzo nello sport, è sostenuta e diffusa dal Panathlon International,un movimento fondato in Italia nel 1951 e diffuso a livello mondiale che ha come finalità “l’affermazione dell’ideale sportivo e dei suoi valori morali e culturali, quale strumento di formazione ed elevazione della persona e di solidarietà tra gli uomini e i popoli.” Tra l’altro questo movimento opera attivamente per garantire a tutti la possibilità di una sana educazione sportiva, senza distinzione di razza, di sesso e di età, soprattutto attraverso la promozione di attività giovanile e scolastica, culturale e sportiva.(www.panathlon.org)
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