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Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2003
Ecco, s`odono squilli di tromba
L’evoluzione degli ottoni da strumenti di guerra a strumenti di pace
di Manuela Garroni

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Nell’èra cosiddetta civile - la nostra - la guerra va purtroppo molto di moda e ogni guerra ha la sua colonna sonora: queste di oggi si presentano per lo più con un cupo rumore di motori di aerei o di carri armati e la luminosità delle scie lasciate dalla caduta delle bombe che deflagheranno da lì a breve con una rumorosità che imprimerà un segno indelebile nella memoria dei superstiti, anche a livello uditivo.

Darsi forza e spargere … rumore
. Il rumore può fare una gran paura. Aerei, carri armati, bombe e il preoccupante silenzio delle armi batteriologiche bastano e avanzano per intimorire qualsiasi nemico; ma non è stato sempre così. C’è stato un tempo nel quale si combatteva a cavallo e a piedi: la guerra non era certo migliore, perché non esistono guerre migliori o peggiori, né guerre giuste o sbagliate, né esiste un diritto a fare la guerra e un dovere di subirla, o un diritto ad avere degli armamenti e un dovere a non averli. Era solo diversa, e c’era bisogno di sentirsi forti, più forti di quello che realmente si era; di marciare insieme, cadenzando il passo; di creare tensione, arrivando a intimorire il nemico non solo con il dispiegamento delle proprie forze, ma anche con l’aiuto puramente tattico del suono, anzi del frastuono.

Suonare e guerreggiare. Le legioni romane utilizzavano suonatori a cavallo di corni e trombe e di buccina (tromba ricurva) e ad ogni strumento corrispondevano azioni diverse dei soldati. I popoli del Nord Europa, si presentavano sul campo di battaglia indossando spaventevoli maschere e accompagnandosi con un gran frastuono di urla minacciose, sconquassanti colpi di tamburi di tutti i tipi, e gemiti di rudimentali strumenti a fiato. Il modo di dire “rompere i timpani” ci viene dal ‘400 al seguito della calata dei Taboriti (un gruppo degli Ussiti) scesi dal monte Tabor alla conquista dell’Europa Centrale ed indica un modo di suonare decisamente preoccupante. Nel ‘500 la vita di corte e i momenti di raccoglimento in preghiera erano allietati dai cantori, mentre agli strumentisti toccava il compito di seguire i propri re in guerra, e non si trattava più di spaventare il nemico, ma di rappresentare la magnificenza del sovrano nelle occasioni solenni o di cadenzare i tempi dell’esercito, suonando diversi tipi di segnali per le azioni militari, dal raduno, alla sveglia, al passo di marcia, all’assalto e la ritirata eccetera. Ogni esercito aveva i propri segnali ed era orgoglio e dovere dello strumentista non svelarne le sequenze melodiche e ritmiche se cadeva prigioniero del nemico, anche a costo della vita. Due quindi le famiglie strumentali sul campo di battaglia: le percussioni e gli strumenti a fiato, soprattutto gli ottoni, che prendono il nome dal metallo col quale sono costruiti.

Per bambini grandi e forti. Brillanti, lucidi, squillanti, gli ottoni sono strumenti di grande fascino, impiegati nei più diversi repertori, tuttavia le loro caratteristiche tecniche li rendono strumenti adatti a essere suonati a partire almeno dai dieci anni di età, per fisici in grado di sostenerne il peso specifico e il rapporto con la colonna d’aria del mantice respiratorio. Sono infatti formati da lunghi tubi conici ripiegati in lunghe volute che terminano a forma di campana; il suono è prodotto dalle labbra dell’esecutore che vibrando contro il bordo esterno del bocchino, metteno in vibrazione la colonna d’aria all’interno del tubo; l’altezza dei suoni si ottiene utilizzando i pistoni, tranne che per il trombone che invece allunga o accorcia il tubo mediante il tiro o coulisse.

Dalla guerra all’orchestra. Discendono da due prototipi di riferimento: da una parte il corno di un animale e le sue riproduzioni con diversi materiali, la cui sonorità è un timbro pastoso simile al verso del piccione; dall’altra la canna o il ramo incavato, con le sue riproduzioni in tubo metallico di diversa misura nella lunghezza e nello spessore, che producono invece un suono più aspro e stridulo. L’estremo evolutivo del primo è il corno, del secondo la tromba. Entreranno nelle orchestre in epoche diverse, dopo aver subìto nel corso del tempo trasformazioni tecniche che ne hanno attutito le asperità e consolidato l’intonazione e la possibilità di fraseggio melodico.

Il corno ha una sonorità opaca che sembra venire da lontano: è lo strumento per eccellenza dell’evocazione e del ricordo, della malinconia e del ripensamento, della pace dopo la tempesta, del paesaggio rupestre, delle ore del tramonto. Nel ‘700 si costruivano ancora corni di bue (corno naturale, chiamato in inghilterra bugle horn, dal francese antico bugle, giovane toro), mentre ne venivano costruiti altri con una spira nel mezzo che erano utilizzati come corni da scolta, corni da postiglioni ecc. Divennero gli strumenti di ordinanza e di segnalazione della fanteria leggera inglese. Ha assunto la tipica forma a volute solo nell’800.

La tromba – due metri di tubo di ottone o di argento- è lo strumento più facilmente legato alle favole e alle leggende in cui sancisce avvenimenti importanti, come l’arrivo o la partenza degli eroi; è lo strumento dell’azione e del vigore, dei capi di battaglia, dei tornei cavallereschi, delle parate, dei segnali in caserma, del capitano Custer e dello sterminio degli indiani d’america. Nel ‘500 aveva già assunto la sua forma tipica, così come il trombone, anche se diversi prototipi furono proposti e poi inutilizzati nei secoli successivi. Dal suono pastoso e morbido, i tromboni prendono la linea melodica principale nei passaggi orchestrali dove si indica maestosità ed eroismo, oppure quando sono necessari un impeto e una forza che rinnovino la tensione musicale.

Tuba e Basso Tuba sono strumenti dalla sonorità molto profonda e consistente che hanno la funzione di sostenere gli altri strumenti dell’orchestra, tant’è vero che raramente suonano da soli, e difficilmente hanno una linea melodica principale da interpretare: sono principalmente strumenti di accompagnamento.

LA MEMORIA UDITIVA La memoria non vive solo di immagini visive, ma di immagini che colpiscono tutti e cinque i sensi. La memoria uditiva riguarda quindi le immagini uditive, e cioè le sensazioni prodotte dai suoni e le reazioni emotive a queste legate che andranno a fissarsi nella sfera sensoriale. Nei racconti di mia madre, una bimba della seconda guerra mondiale, c’è un gran sbattere di tacchi di stivali e un urlare ordini in una lingua da lei descritta come dura e paurosamente incomprensibile che tuonava all’improvviso nei vicoli, a notte fonda, e presagiva solo momenti di terrore e di angoscia per padri o fratelli in fuga: il tedesco. Sono tutte immagini uditive legate ad una dolorosa emozione che neanche l’ascolto del Flauto Magico di Mozart o dei Lieder di Schumann o di Schubert, lavori musicali i cui testi sono,appunto, in lingua tedesca, riescono a cancellare.

FANFARA: o brass band inglese è l’unico insieme strumentale formato esclusivamente da ottoni.
 
 
 
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