Quanti bambini nascono?
di Rossella Castelnuovo
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Le statistiche ci aiutano a leggere la società a venire, offrendoci diversi spunti di riflessione. La storia di nostro figlio nei numeri degli altri. I numeri hanno sempre interessato poco la gente, dal tempo della scuola in poi; eppure i numeri hanno una loro forza che vale molto più delle parole. I numeri hanno apparentemente poco a che fare con la nascita del proprio bambino: ad ogni mamma interessa il proprio figlio, la propria famiglia, la propria realtà. Eppure, niente può essere staccato dal suo contesto; i numeri degli altri bambini che nascono, hanno un peso grandissimo su quella che sarà la storia del proprio figlio. Se ci sono pochi bambini ci sarà più spazio per loro a scuola, o in asilo, e più attenzione; oppure ci saranno più posti di lavoro quando nostro figlio sarà grande, o comunque più risorse; oppure potrà succedere che si chiudano scuole e reparti di pediatria perché se ne sentirà meno il bisogno; ci saranno meno compagni, meno amici, meno luoghi d`incontro; meno giardini pubblici, meno spazi pedonali eccetera. Insomma, guardarsi attorno, guardare ai numeri, guardarci indietro, guardare avanti, renderci conto che facciamo parte di un insieme e che questo iniseme ha una storia, è un esercizio che può aiutare a crescere.
Quanti bambini nascono in Italia. Che nascano pochi bambini, questo lo sanno tutti. Che, assieme alla Spagna, l`Italia è il Paese in cui nascono meno bambini in tutto il mondo, lo sanno quasi tutti. Ma quanti sono, questi bambini che nascono? e quanti ne nascevano 20 anni fa? nel 1999 ne sono nati 525.428; nel 1980 ne erano nati 645.854 ; nel (lontano?) 1960 i nati furono 933.036. In sostanza in quarant`anni il numero dei nati si è dimezzato. In fondo, non è poi successo chissà cosa: tutti lo sanno che una volta in famiglia c`erano almeno 2 figli e che oggi ce ne sta quasi sempre uno solo. Sì, ma non tutti calcolano che nel ‘60 il numero dei neonati corrispondeva a 2,41 per ogni donna e che oggi corrisponde a 1,22. Perché una popolazione resti stazionaria, occorre che una donna abbia 2,1 figli (in pratica due figli per coppia, un figlio a persona, come dice il buon senso: con 1,15 figli per coppia, la popolazione è destinata a dimezzarsi nel giro di una generazione (che una volta corrispondeva a una quarantina d`anni, adesso a quasi il doppio). Ma non ci hanno detto che il numero dei nati è in aumento? In realtà il numero è fermo; qualche diecina di unità in più nel `99 rispetto al `98; ma lo sapete che già nel 1995 quasi il 5% dei nati era figlio di stranieri o di coppie di nazionalità mista, e che in alcune città (per esempio Bologna) si arriva oggi fino al 10% di nati da madri provenienti da Paesi extracomunitari? Tutte primipare attempate? Questo dato, comunque lo si voglia leggere, indica ancora una volta che le donne italiane ci pensano sempre di più prima di fare un bambino. Infatti, ancora nel 1980 l`età media della donna al primo figlio era 25 anni; oggi è tra 28 e 29. Una volta, ma non cento anni fa, soltanto cinquanta, una donna di più di 25 anni che aveva un bambino veniva definita "primipara attempata". In compenso, ma non per questo, il parto naturale che solo 20 anni fa riguardava il 90% dei nati, oggi riguarda solo il 65%, perché quasi il 35% dei parti avviene per via chirurgica, col cesareo. Merito del cesareo, o delle cure alla gravida, o delle cure al neonato, e questo dovrebbe essere un motivo sufficiente per togliersi quasi tutte le naturali paure che una mamma ha nei riguardi dei propri figli, i neonati che muoiono sono solo 4 su 1000 (cinquant`anni fa erano 10 volte di più, e nei Pesi poveri sono ancora oggi almeno 20 volte di più); dopo il primo mese di vita la mortalità per malattia è quasi vicina allo zero; dopo il mese, e per tutto il primo anno di vita, praticamente l`unica causa di morte è la "morte in culla" o SIDS (quella sindrome per prevenire la quale bisogna far dormire i bambini a pancia in su); e dopo il primo anno di vita il rischio di morte è inferiore a1 bambino ogni 1000 nati. La società che ci attende. Forse tutti questi numeri fanno più impressione a me, che mi occupo di statistica, che a voi che siete mamme; ma mi permetto di farvi notare la rapidità dei cambiamenti (dimezzamento delle nascite in quarant`anni, aumento di 4 anni dell`età media del primo parto e triplicazione dei parti per cesareo nel giro di due decenni, riduzione di 10 volte della mortalità neonatale in mezzo secolo); e come questi fatti, per alcuni versi attinenti la sfera del privato, disegnino un cambiamento profondo della società in cui i vostrinostri bambini (anch`io sono una mamma) vivranno: una società molto sicura, dal punto di vista medico, con un`ottantina d`anni abbondanti assicurati ad ogni nato, con meno gente (forse), e con gente molto più colorata (comunque), con donne sempre più impegnate nel lavoro e dunque, inevitabilmente meno implicate nella gestione domestica, con una educazione dei figli inevitabilmente delegata in misura sempre maggiore a enti diversi dalla famiglia. Inoltre, una società in cui i vecchi saranno (lo sono già) molto più numerosi dei giovani. Anche qui vi darò alcuni numeri: nel 1950 le persone di più di 65 anni erano 3,9 milioni e i bambini con meno di 14 anni erano 12,4 milioni; i bambini erano circa 3 volte più numerosi dei vecchi: oggi i vecchi sono il doppio dei bambini e tra 50 anni saranno 3 volte più numerosi. Una cosa come questa non si era, sinora, mai vista; in tutta la storia dell`umanità: e lo stato delle cose, così come la proiezione nel futuro è diversa non solo da quanto succedeva prima della guerra in Italia, non solo da quanto succede oggi in India o nell`America Latina; ma è abbastanza diversa anche da quanto succede ancora in molti Paesi d`Europa, compresa l`Inghilterra e i Pesi nordici, dove c`è ancora un migliore equilibrio tra le generazioni. Dunque la nostra sarà una società probabilmente sedentaria e poco dinamica, perché i vecchi sono fatti così; dove forse i giovani non avranno difficoltà a trovare posto di lavoro (se i vecchi non resteranno troppo stretti alle loro poltrone di comando), ma dove probabilmente non riusciranno a realizzarsi appieno, a imprimere il loro segno sul tempo che corre; una società forse più passiva e rassegnata, più conservatrice; dove non sarà neppure così facile mantenere i vecchi-vecchissimi che verosimilmente saranno fuori dal ciclo lavorativo (per 20, 30, 40 anni della loro vita); In realtà non sappiamo come saremo: perché nessuno al mondo è stato mai in questa nostra condizione; e dunque quella a cui ci prepariamo è un`esperienza nuova: anche se, come quasi tutto quello che si dice o che si pensa, queste cose che io ho detto e ho pensato non faranno cambiare neppure della millesima parte il nostro futuro. |