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Rivista n. 4 Settembre-Ottobre - 2003 |
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Tonsille e adenoidi: sentinelle coraggiose, ma un po` ribelli
di Franco Panizon
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Cosa sono le tonsille? Tutti lo sanno, sono due piccole masserelle carnee che stanno ai lati della gola, come due sentinelle. Il loro nome è un po’ misterioso: ci viene direttamente dai latini, che le chiamavano proprio così, ma nemmeno i latini sapevano da dove venisse quello strano nome. Si chiamano anche, più preziosamente, “amigdale”, che vuol dire mandorle. Comunque, i latini non potevano sapere a cosa servissero, e nemmeno lo sapevano i nostri nonni. Sapevano che erano fatte da tessuto linfatico, da linfociti, ma non sapevano a cosa servissero i linfociti. Adesso lo sappiamo bene, i linfociti sono la guardia armata e al tempo stesso la polizia segreta del nostro corpo, quella che riconosce gli estranei, non soltanto virus e batteri ma anche qualunque molecola “straniera” che entra nel nostro corpo: costituiscono un complesso sistema che produce anticorpi contro tutti gli estranei, e che li blocca. Ecco dunque perché due piccoli reggimenti di linfociti in ordine di battaglia sono ammucchiati proprio ai lati della nostra gola, a fare da sentinella.
Le tonsilliti ricorrenti Tutti i bambini della scuola materna, qualcuno di più, qualcuno di meno, si ammalano spesso o molto spesso, ma qualche bambino, anche in età che vanno oltre quella della scuola materna, fa delle malattie un po’ diverse: febbre e niente altro, oppure febbre, mal di gola, e gonfiore delle ghiandole del collo; se il pediatra (o la mamma) gli guarda in gola durante la febbre, vede due tonsille grosse e arrossate, e non di rado dei puntini bianco-grigi sulla loro superficie. Si tratta di tonsillite; se l’episodio tende a ripetersi, di tonsillite ricorrente. Cosa stia dietro a queste tonsilliti ricorrenti, perché alcuni bambini e solo alcuni bambini facciano così, non è chiaro. Fatto sta che alla base delle tonsilliti “vere” cioè di quegli episodi di febbre in cui non ci sia soltanto una gola rossa e in cui le tonsille siano evidentemente ingrossate e infiammate, ci stanno, in sostanza solo tre malattie: la tonsillite da streptococco, la tonsillite da virus della mononucelosi, e la tonsillite da adenovirus. Normalmente, un bambino, o un ragazzo, si fa una sola volta la tonsillite della mononucleosi, dopo di che contrae una immunità permanente e, pur conservando il virus nei suoi linfociti, non si ammala più, si fa una mezza dozzina o una dozzina di infezioni da streptococco, perché contro questo microbo l’immunità è incompleta, e si può fare qualche tonsillite da adenovirus, per la stessa ragione. Ma quando le tonsilliti sono ricorrenti, e a volte quasi puntuali, ogni 15 giorni, ogni 30 giorni, ogni 2 mesi, vuol dire che c’è qualche cosa che non va: che l’equilibrio tra la risposta immunitaria e gli agenti infettivi è disturbato.
Cosa sono le adenoidi? Adenoide non è un sostantivo, ma un aggettivo, che vuol dire “simile a una ghiandola”. Il termine corretto per “adenoidi” sarebbe “vegetazioni adenoidi”, cioè un qualcosa che è cresciuto un po’ disordinatamente, come un cespuglio o un cavolfiore, e che ricorda, nell’aspetto, una ghiandola. A sua volta la parola ghiandola vuol dire solo quello che dice: cioè piccola ghianda. In sostanza, il nome delle adenoidi ha dunque radici analoghe a quello delle tonsille. In effetti, come le tonsille, e come i linfonodi che stanno agli angoli del collo, anche le adenoidi sono degli ammassi di linfociti, più disordinati di quelli schierati all’interno delle tonsille, ma con le stesse funzioni. Solo che, a differenza delle tonsille, le adenoidi sono collocate in una strettoia tra il naso e la gola e, se crescono troppo, possono ingombrarla e rendere difficile il respiro. Come le tonsille le adenoidi crescono quando sono stimolate, e sono stimolate, naturalmente, dalle infezioni. In alcuni bambini, che una volta si chiamavano “bambini linfatici”, sia le adenoidi che le tonsille che i linfonodi (le ghiandole linfatiche) crescono più che in altri. Il perché non è chiaro: si deve dire che il loro sistema immunitario si comporta in modo un po’ particolare, diciamo, semplificando un po’ le cose, che risponde in eccesso.
Il bambino che russa Il russare, cioè l’emettere, ad ogni atto respiratorio, un rumore grossolano e vibrante, è dovuto ad un passaggio faticoso, frettoloso e turbinoso dell’aria attraverso le cavità nasali ingombre oppure, saltando le vie nasali, direttamente attraverso la bocca (respirazione orale), facendo vibrare l’ugola. Può dipendere dal naso chiuso (in effetti, questo respiro russante compare o si accentua durante un raffreddore), può dipendere dallo sviluppo eccessivo delle adenoidi, ma anche delle tonsille, che durante la notte tendono a cadere indietro, per il loro peso. Può dipendere anche dalla configurazione del palato, che può essere mal conformato, o della mandibola, che può essere un po’ spostata all’indietro, o troppo piccola, dalla posizione della lingua, che può non trovarsi ben accolta dalla cavità orale, o anche solo dall’abitudine a respirare con la bocca, o da tutte queste cose messe assieme, legate tra di loro da un circolo vizioso. Alcuni dei bambini che russano hanno un sonno molto disturbato; l’ostacolo nelle vie respiratorie, a causa della “caduta” delle tonsille, di cui abbiamo appena parlato, di tanto in tanto si accentua, e il flusso dell’aria può arrestarsi. Il bambino fa così alcuni atti respiratori inefficaci, passa un breve tempo 10, 15, 20, 25 secondi senza respirare, poi si sveglia (senza saperlo), risistema l’ingombro, e riprende a russare. Molti genitori lo sanno bene: molti, quasi inconsapevolmente, passano la notte in una specie di dormiveglia ascoltando il respiro del piccolo che si ferma: molti non lo sanno affatto. Ma questi arresti del respiro notturno fanno male al sonno, e fanno male al cervello perché il livello di ossigeno nel sangue si abbassa e quello di anidride carbonica si alza. Sono degli allarmi continui che interrompono continuamente il sonno e ne riducono l’effetto benefico, di ristoro e specialmente di rinforzo della memoria. Il bambino di giorno è sonnolento, e non fa bene a scuola. Adenoideo.
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Le cose da fare Sono fin troppo semplici: guardate come dorme il vostro bambino (4-8 anni). Bocca aperta senza russare? Pazienza. Preferisce respirare con la bocca e dimentica di respirare col naso? Qualcosa è sbagliato: forse solo il modo di tenere la lingua fra i denti (suzione infantile), forse è solo un’abitudine. Provate a vedere se può o se non può respirare con il naso tenendogli la bocca chiusa, se il respiro nasale è faticoso e rumoroso potrebbero esserci le adenoidi che lo ostacolano; il vostro pediatra saprà utilizzare queste informazioni. Russa anche quando non è raffreddato? Fate ancora la prova del respiro a bocca chiusa, da sveglio e di notte, ascoltatelo per almeno una mezz’oretta per assicurarvi che non ci siano apnee. Queste informazioni serviranno al pediatra, ed eventualmente all’otorino.
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