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Rivista n. 2 Marzo-Aprile - 2002
Bambini in cassaforte
di Rossella Castelnuovo

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Nelle case degli italiani sembra ci siano più animali domestici che bambini. Sono in pochi ad avere figli. Molte coppie non li fanno e quelle che ne hanno due sono meno di quelle che ne hanno uno solo. A scuola squadre di educatori fanno fronte a sparuti plotoncini di allievi. Le feste di famiglia sono affollate di arzilli vecchietti tra cui circola timidamente qualche nipotino. I bambini sono diventati preziosi. Ognuno nasce sotto la protezione di un gran numero di adulti, oltre ai genitori, ma senza la compagnia di fratelli e cugini. Saranno ricchi, probabilmente, eredi di patrimoni piccoli e grandi. Ma “poveri bambini” se ci si pensa bene. Così rari e importanti da finire come gioielli in famiglie-casseforti per paura che qualcuno li rovini. È così, probabilmente, che sono nate tante esagerazioni sugli abusi e i rapimenti dei minori. Si parla di centinaia di casi di violenze sessuali, sparizioni, sfruttamento del lavoro minorile e altre magagne che, se reali, sarebbero ogni giorno sotto i nostri occhi, e non solo nelle immagini dei telegiornali.

Allarmismi esagerati. Per fortuna non è vero. Parola di Roberto Volpi, un esperto di statistiche e comunicazione sanitaria di Firenze, autore del libro I bambini inventati - La drammatizzazione della condizione infantile oggi in Italia (La Nuova Italia). Di casi dolorosi e gravi ce ne sono, purtroppo, e ne basterebbe uno per reagire, indignarsi pubblicamente e prendere provvedimenti. Ma altro è dare del nostro paese un’immagine che somiglia più a un quartiere sordido e malfamato, piuttosto che a un luogo normalmente abitato da persone più o meno per bene, quale è.

Vediamo le cifre. Ecco le cifre ed ecco le contestazioni di Volpi. Bambini scomparsi: l’allarme scatta con una media di nove volte al giorno. Centinaia, di conseguenza, i ragazzi che qualcuno chiede di cercare. Disperatamente. Salvo dimenticarsi di avvertire al ritorno del fuggitivo. Su centoventi segnalazioni fatte fra il ‘96 e il ‘98 solo due non hanno finora avuto buon esito. La maggior parte delle sparizioni erano provocate da coniugi in separazione (73%), seguite, a distanza, dall’abbandono di collegi e altri istituti (24%) con o senza la complicità dei genitori. Lavoro minorile: dice la Cgil che sarebbero 300 mila i ragazzini costretti a lavorare, nonostante l’età inferiore ai 14 anni. Ma se si considera che di ragazzini di 8-15 anni in Italia ce ne sono tre milioni e mezzo, vorrebbe dire che lo sfruttamento ne riguarda nove su cento. Possibile che nessuno li veda? Neppure i dati sui minori immigrati bastano a far tornare i conti: sono duecentomila in tutto, spesso piccolissimi. L’ipotesi più probabile, sempre secondo il nostro autore, è che si esageri il fenomeno dei figli che danno una mano ai genitori, come una volta era d’obbligo, mentre oggi appare quasi disdicevole. Abusi sessuali: il capitolo più clamoroso e battuto dai giornali. Per molti anni il numero delle denunce è rimasto stabile attorno alle duecento all’anno. Fino a quando, dal ‘96, questa cifra ha cominciato a crescere, superando le settecento nel 2001. Perversioni e pervertiti a ogni angolo di strada, apparentemente. Solo una modifica di legge e di burocrazia, nella realtà. Saper leggere le statistiche. Sei anni fa, infatti, è stato creato presso tutte le questure uno speciale “Ufficio minori” con il compito di raccogliere segnalazioni di “interessi sessuali” di ogni genere, senza troppa distinzione fra molestie a veri e propri abusi. L’iniziativa, nata con le intenzioni migliori, ha quindi portato gli stessi esperti a ingigantire, più o meno consapevolmente, la portata di queste vicende che rappresentano l’unico scopo della loto attività. Anche organizzazioni come l’Unicef e il Telefono azzurro cadrebbero, secondo Volpi, in queste esagerazioni. Più è forte la denuncia, infatti, e più alta sarà la considerazione che avranno di loro la popolazione e gli enti finanziatori. Se, infatti, è vero che il numero di chiamate al Telefono azzurro è aumentato, è vero anche che la quantità di casi gravi, che richiedono un intervento, e non solo una chiacchierata con l’operatore, è sempre lo stesso.

La paura dilaga... e il controllo anche. Ai genitori e ai poveri bambini, nel frattempo, queste notizie corrodono ogni senso di fiducia, di ottimismo e sicurezza. Ogni mattina il piccolo o la piccola vengono accompagnati a scuola e lasciati con lo sguardo trepidante solo dopo che sono scomparsi nell’androne. Passano ore affidati a vari tipi di intrattenitori-educatori, in attesa di essere trasportati da una persona di famiglia da un luogo all’altro di svago-apprendimento vigilato: l’ora di nuoto, di danza, di pittura... Si rientra a casa per fare i compiti, vedere un po’ di tv o videogiocare, fino all’ora di cena. Neanche un minuto fuori controllo, per evitare brutti incontri o cattive esperienze (nonostante siano tutti d’accordo nell’individuare a casa e a scuola il 95% delle occasioni in cui i minori subiscono abusi da parte degli adulti!). La vita dei bambini è diventata una sorta di percorso obbligato, senza pause, se non quelle previste dagli adulti. Di noia non si parla più e non è affatto un buon segno. Secondo Volpi non sono certo gli “estranei” a rappresentare un pericolo per l’infanzia, ma “l’eccesso di protezione e di educazione”. Eccessi che limitano la crescita del bambino verso l’autonomia e la consapevolezza di sé e dei suoi desideri. Genitori che si sentono eternamente in difetto e giovani coppie che rimandano la decisione di avere figli spaventati dall’idea di “dover fare troppo” per loro.

FANTASMI OLTRE CONFINE
Nessuno ha più avuto notizie della “nave degli schiavi-bambini” che nell’aprile del 2001 occuparono pagine e pagine di giornali. Era stata avvistata nel Golfo di Guinea. Si diceva che trasportasse dai 180 ai 250 bambini malnutriti e maltrattati verso le piantagioni di cacao e di cotone per farli lavorare e che era costretta a vagare per l’oceano perché nessun porto l’accettava. Di questa storia agghiacciante non è mai stata scritta la fine. Della nave non si è trovata traccia. Qualcuno ha detto che era tutta un’invenzione. Una bugia a fin di bene, forse, per sollevare a livello mondiale il problema dello sfruttamento dei minori nei paesi più poveri. Si può discutere sul metodo. Ma oltre il confine di paesi ricchi come l’Italia le sofferenze dei bambini sono una realtà. Non parliamo solo dei flagelli delle malattie, della malnutrizione o dell’Aids, ma anche delle miniprostitute che attirano tanti turisti (anche italiani), dei lavoratori sotto i dieci anni di età e soprattutto, di quei bambini-fantasma di cui non si conosce neppure l’esistenza. Nei paesi che non hanno servizi di anagrafe efficienti - e che non sono rari - gli individui possono nascere e morire senza che qualcuno se ne accorga. Gli stessi ragazzini che arrivano in Italia su canotti clandestini, se non sono in compagnia di familiari o forniti di documenti, possono far passare del tutto inosservata la loro stessa esistenza.Occasioni d’oro per chi voglia approfittarsene per qualsiasi abuso e sfruttamento criminale.
 
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