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Rivista n. 6 Novembre-Dicembre - 2008
Attenti a dove mettono i piedi
di Il Salvagente

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I bambini moderni sono pigri e fanno poco sport, denuncia più di una ricerca scientifica. Ma nonostante ciò, ai piedi hanno sempre scarpe da ginnastica. Il mercato è amplissimo, modelli superpiatti, con la para alta, bianchi, colorati, da maschio o da femmina. Dai 30 ai 50 euro il costo di un paio di scarpe da ginnastica griffate, che sono quelle che i piccoli prediligono.
Ma la spesa vale l’impresa? Quanto può durare un paio di scarpe di questo tipo? È confortevole, e soprattutto, al suo interno possono esserci sostanze tossiche che vengono poi a stretto contatto con la pelle del piede? Sono le domande che si è posto il Salvagente nell’effettuare un test su un campione di 7 paia di scarpe per bambini di misure comprese tra 30 e 34. Tutte sono state sottoposte a numerose prove di resistenza e ad analisi ecotossicologiche.
I risultati riservano più di una sorpresa. Non tutte le calzature sono affidabili dal punto di vista della misura e non sempre allo stesso numero corrisponde una scarpa di uguali dimensioni. Non essendoci una legislazione che imponga ai produttori di attenersi a misure precise, i centimetri di lunghezza e larghezza variano, come hanno dimostrato i tedeschi righello alla mano. Alcuni dei modelli testati sono risultati troppo corti, qualcuno troppo lungo.

Interessanti anche i risultati delle dei tre test di resistenza. Il primo ha interessato le suole, che sono state recise in più punti e poi sottoposte a piegamenti per 30mila volte, per verificare se le lesioni resistono all’uso o si allargano. Il secondo ha verificato la tenuta della colla utilizzata per attaccare la para di gomma al resto della scarpa, con un macchinario che ha cercato di staccare le due parti per ottenere “l’effetto linguaccia”. Il terzo ha invece verificato la tenuta della fodera interna del tallone che è stata sottoposta a ripetuti sfregamenti sia da asciutta che da bagnata, allo scopo di verificare se la parte, dopo diverse “camminate” a piede asciutto e sudato, tende a logorarsi oppure resta intatta.
Se i test sull’affidabilità sono stati superati da quasi tutte le scarpe del campione, meno lusinghieri sono stati i risultati delle prove “chimiche”. Questa volta il test è andato a ricercare alcune sostanze particolarmente aggressive o potenzialmente allergizzanti e le ha trovate.
Pur essendo ammesse dalla normativa europea in dosi regolamentate, queste sostanze sono evitate più possibile dalle industrie tessili qualificate, come Oeko Tex ed Ecolabel, e che rispondono in modo rigoroso ai requisiti ecotossicologici. In alcuni casi la tossicità di queste sostanze è stata dimostrata sugli animali, o si sono rivelate potenzialmente allergizzanti se a contatto con la pelle.
Nonostante ciò sono presenti in misura a volte abbondante nei prodotti di largo consumo e sulle scarpe.

Solo un modello tra le sette paia di scarpe del campione ha superato tutte le prove di laboratorio risultando positivo soltanto al test sul Dbt (composto organostannico, utilizzato nei prodotti in Pvc come stabilizzante termico e tossico a livelli relativamente bassi anche nei mammiferi) e al Tbt (composto della stessa famiglia utilizzato come antimicotico). La maglia nera spetta a un campione in cui oltre a Dbt e Tbt in abbondanza, gli analisti hanno rintracciato all’interno della suola fenolo e clorocresolo, agenti in grado di sensibilizzare pelle e mucose. Non fanno eccezione, neppure le marche più pubblicizzate, che nei loro prodotti, oltre al clorocresolo, è stata segnalata la presenza di uno ftalato, il Dehp, già vietato assieme alle sostanze della sua famiglia - impiegati come ammorbidenti della plastica - nei giocattoli per bambini. La sua valutazione di sicurezza presso la Commissione Europea è ancora in corso.


Come scegliere
 “I genitori dovrebbero fare più attenzione alla misura delle scarpe che comprano per i loro figli”, spiega Mauro Montesi, presidente dell’Associazione italiana podologi. Il suggerimento non è peregrino se si pensa che da una ricerca condotta in Austria  è emerso che più della metà dei bambini porta scarpe troppo piccole.
“Scarpe troppo corte o strette, in questa fase della crescita, sono in grado di provocare danni ai piedi o piccole deformità. Una volta che la struttura ossea si è formata, non può più essere corretta. Problema facile da ovviare con l’acquisto di calzature che siano almeno 12 millimetri più lunghi del piedino. “Bisogna considerare che il piede sotto il peso del corpo si distende, e in più, quello del bambino cresce non in maniera graduale, ma improvvisa, per questo c’è bisogno di più spazio”. Al momento dell’acquisto, dunque, la tecnica giusta per non sbagliare è quello di misurare la calzatura mettendo il bambino in posizione eretta, e, una volta calzata la scarpa, controllare che tra la punta del piede e l’estremità della calzatura ci sia lo spazio di un dito orizzontale.
Se l’acquisto viene fatto nella stagione calda, è il caso di badare a qualche particolare, come consiglia Mauro Montesi: “Una scarpa tutta di gomma, con il caldo, produce calore all’interno, facendo sudare il piede. E il sudore favorisce l’insorgenza di micosi e di altre infezioni. Meglio acquistare, per piccoli come per i grandi, scarpe di tela o di stoffa, o che comunque siano fatte in modo da lasciare traspirare il piede. L’optimum è comunque la scarpa aperta. Non dimentichiamo che è all’aperto che il piede trova il suo ambiente naturale”.
 
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