Allora è proprio così: il nostro dr. Piermarini, che è quello che ha scritto su questo tema, più volte, su UPPA, e che ha anche recentemente pubblicato un libro di successo, ha ragione. Lo svezzamento, e la sostituzione del latte materno con altri alimenti, si può fare con qualunque cibo: basta che piaccia al bambino.
Fatto sta che, negli ultimi anni, si è assistito ad un progressivo cambiamento nel tono e nei contenuti nella letteratura scientifica su questo argomento. Mentre, il precedente trentennio è stato caratterizzato dall’idea che l’aumento mondiale della patologia allergica fosse dovuto (anche) allo svezzamento precoce, e quindi dall’ipotesi (e dalle ricerche effettuate per darle corpo) che una serie di restrizioni dietetiche prudenziali potessero ridurre questo rischio (non dare cibi solidi prima dei 6 mesi; rimandare al secondo anno di vita l’assunzione di alimenti fortemente allergizzanti come il pesce, l’uovo, le noccioline americane), oggi sembra proprio che in tutto questo non ci sia niente di vero. Anzi accade che nei Paesi dove le noccioline si mangiano nel primo anno di vita (Israele) l’allergia alle noccioline sia dieci volte meno frequente che nei Paesi (USA) dove si è molto attenti a ritardarne l’introduzione; e che nei bambini che hanno mangiato pesce nel primo anno non solo l’allergia al pesce, ma tutte le forme di allergia siano dimezzate rispetto a quelli che non ne hanno ricevuto.
Il motivo di questo effetto, apparentemente paradossale, sta in un fenomeno ben conosciuto: il passaggio di una sostanza per la via fisiologica gastro-intestinale, nel sistema immunitario che “sorveglia” l’intestino (che prende il nome di GALT, o Gut Associated Lymphocytary Tissue, o Tessuto Linfocitario Associato all’Intestino) una sorta di riconoscimento/apprendimento, che viene chiamato “tolleranza immunologica”, e che si traduce in una risposta immunitaria super-controllata.
Quando invece quella stessa sostanza arriva per altra via (per esempio per via cutanea, come può accedere se quantità anche microscopiche di quella sostanza girano nell’aria), è allora che l’organismo sviluppa una reazione esagerata, che è appunto la reazione allergica.
Sembra che ci sia un periodo-finestra, un periodo ottimale, durante il quale il meccanismo della tolleranza è particolarmente efficiente, quello del quarto, quinto e sesto mese. Infatti, in uno studio molto largo, si è potuto osservare che un’allergia al grano si è verificata alquanto più raramente nei bambini che ne avevano assunto durante questa età “magica”, che in quelli che ne avevano assunto prima o dopo.