In Francia, il ministro dell’Ambiente Jean-Louis Borloo lancia una proposta di legge per vietare la vendita di telefonini “pensati” per i bambini sotto i 6 anni e regolamentare l’uso dei cellulari per i minori di 12. È la risposta d’Oltralpe all’ennesimo allarme, l’ultimo in ordine di tempo, arrivato da una ricerca svedese coordinata dall’oncologo-epidemiologo Lennart Hardell, dell’ospedale universitario di Orebro, sui danni che le onde elettromagnetiche provocherebbero alla salute, in particolar modo dei bambini. In Italia, per ora, nulla si muove. Eppure in Europa siamo tra i più affezionati al telefonino: secondo le rilevazioni più recenti, lo possiede il 130% circa della popolazione. Ovvero: in media più di uno a testa. E a tutte le età. Anche i più piccoli, sotto i 12 o addirittura i 6 anni, per gioco, per emulazione o per necessità (degli adulti), hanno contribuito a far lievitare la domanda, attirando l’attenzione dei produttori di tecnologia mobile. Che hanno inondato il mercato di piccoli congegni colorati con un’interfaccia grafica essenziale: pochi tasti, per ricevere o inviare chiamate a numeri predefiniti e per accendere e spegnere il telefono, e il gioco è fatto. La pronta risposta del governo francese in verità non stupisce.
Da anni studiosi e ricercatori mettono in guardia sulla nocività dei cellulari, ma sembra che nessuno riesca a farne a meno. Eppure “i segnali sono preoccupanti. Dovremmo prendere delle precauzioni”, avverte l’epidemiologo Lennart Hardell, del dipartimento di Oncologia dell’ospedale universitario di Orebro, in Svezia, che ha coordinato la ricerca svedese su telefonini e salute presentata lo scorso settembre alla prima conferenza internazionale della britannica Royal Society. A suo avviso, i bambini sotto i 12 anni dovrebbero usare il telefonino “solo in casi di emergenza”. E gli adolescenti dovrebbero servirsi dei congegni di “viva voce” e concentrarsi sui messaggini. Di più: misure cautelative dovrebbero essere adottate fino a 20 anni, quando il cervello ha completato lo sviluppo. Certo, i rischi per la salute connessi all’uso del cellulare non sono stati scientificamente provati, ma come si possono ignorare queste segnalazioni? Senza parlare del fatto che l’uso del telefonino potrebbe essere diseducativo per i bambini: può ostacolare la socializzazione diretta, ritardare il conseguimento di una autonomia personale e alimentare quell’atteggiamento di ansia un po’ “morbosa” che caratterizza ormai il rapporto genitori-figli.
Per limitare i danni, la proposta di legge francese mira a vietare la produzione di apparecchi creati per bambini fino ai 6 anni e le pubblicità che invitano i minori di 12 anni all’acquisto del cellulare. Il governo intende anche introdurre limiti all’emissione di radiazioni, obbligare gli operatori del settore a vendere assieme al telefono gli auricolari, e avviare campagne di sensibilizzazione sui rischi delle onde elettromagnetiche per la salute dei ragazzi. Ma non è il primo provvedimento, in Francia, in questa direzione. Gli allarmi sono già serviti a far ritirare dal commercio i telefonini per gli under 12. È toccato, per esempio, al BabyMo, il telefonino per bambini da 4 a 8 anni prodotto dalla Itt, la cui commercializzazione è stata sospesa dai negozi Carrefour e Bhv, nel 2005, per l’intervento di due associazioni di consumatori francesi.