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Rivista n. 2 Marzo-Aprile - 2009
La fabrica della pipì
di Leopoldo Peratoner

L’apparato urinario serve ad eliminare, con la pipì, l’acqua e le sostanze solubili che non servono al nostro organismo, e che sono in qualche caso anche tossiche per l’organismo stesso. I meccanismi che regolano la produzione di pipì sono complessi, frutto di interazioni con altre parti del nostro organismo: soprattutto ormoni e sistema nervoso autonomo (quello che controlla la funzionalità di tutti i nostri apparati e organi interni – cervello, cuore, intestino ecc.). Le cose importanti possono essere semplificate così. Produzione dell’urina: tutto il sangue passa continuamente dai reni che lo filtrano attraverso i glomeruli, ma di questo diremo qualcosa di più fra poco. Controllo dell’emissione di urina: se non ci fosse saremmo continuamente bagnati, con la conseguenze personali e sociali che possiamo ben immaginare; a questo provvedono la vescica e l’uretra.
I reni sono normalmente due e sono fatti come grossi fagioli, lunghi pochi centimetri alla nascita, arrivano a circa 12 centimetri nell’adulto; filtrano il sangue, come dicevamo, mediante moltissimi (circa 2 milioni) e piccolissimi gomitoli di vasi sanguigni, chiamati glomeruli, capaci di trattenere le cellule (globuli rossi e bianchi, piastrine) e far passare l’acqua, proprio come uno scolapasta. Quest’acqua, insieme ai sali, a molti zuccheri e alle proteine più grosse si chiama pre-urina: il lavoro dei glomeruli è enorme, la quantità di pre-urina è di circa 180 litri al giorno!
Per fortuna questo mare di quasi-pipì viene poi trattato nel passaggio attraverso i tubuli, che sono la prosecuzione dei glomeruli, e in gran parte riassorbito in questo lungo percorso, fino a formare la vera urina; così non siamo costretti a passare le nostre giornate a fare 180 litri di pipì, e a bere altrettanta quantità di acqua. Nel tempo che avete impiegato a leggere queste cose tutto il vostro sangue è passato almeno 2 volte nei vostri reni che hanno prodotto quasi 2 litri di pre-urina. Il lavoro dei tubuli riduce la quantità di urina a 1-2 litri al giorno nell’adulto, meno nel bambino piccolo. Non si tratta di riassorbire solo l’acqua, i tubuli sono capaci di recuperare anche tutte le sostanze utili al nostro organismo (sali e zuccheri in particolare).

Viene in definitiva, e questo è l’obiettivo fondamentale dell’attività renale, mantenuta quella che definiamo in termini tecnici omeostasi (stabilità della composizione) della parte liquida del nostro organismo (sangue e liquidi interstiziali, quelli che stanno all’interno dei vari tessuti del nostro corpo): è questa la condizione necessaria per mantenere integri questi tessuti e permettere la prosecuzione della vita. Questi milioni di unità funzionali (glomerulo + tubulo = nefrone) sono già alla nascita nei reni e non sono in grado di riprodursi, se si perdono a causa di una malattia renale. L’urina finale si raccoglie nei cosiddetti bacinetti (o pelvi) renali e da questi viene trasportata nella vescica attraverso due tubicini (gli ureteri). La vescica è il serbatoio che permette di non essere continuamente bagnati: è costituita da un muscolo (liscio o involontario, come quello del cuore per intendersi) che periodicamente si contrae. Nel bambino piccolo questo svuotamento è automatico, ma già dalla fine del primo anno di vita il bambino impara a riconoscere la sensazione di riempimento, e impara anche ad opporsi volontariamente alla minzione, contraendo un altro muscolo, questo invece volontario (striato), chiamato sfintere, che sta nel punto di passaggio tra vescica e uretra. Nel gioco tra contrazione della vescica e tentativo di controllare l’emissione della pipì si arriva alla continenza, in tempi molto variabili, entro il 2° o 3° anno di vita, di solito.
Perché questo speciale sulle malattie dei reni e delle vie urinarie? Il primo motivo è che si tratta di situazioni non rare: tutti ormai ne sentiamo parlare, e spesso le temiamo in modo non sempre giustificato, soprattutto da quando le ecografie in gravidanza rivelano, per caso, dei difetti renali o delle vie urinarie. Il secondo motivo è che si tratta di malattie che fanno paura: quando sentiamo parlare di insufficienza renale o della necessità di fare interventi chirurgici, come minimo ci si rizzano i capelli in testa, soprattutto se si tratta dei nostri figli. Il terzo motivo è che si tratta, nella maggior parte dei casi, di malattie facilmente curabili nell’ambulatorio del pediatra e, solo in casi rari, richiedono un breve ricovero per accertamenti. Noi genitori, e questo è l’ultimo ma non meno importante motivo per parlare di queste cose, possiamo avere degli strumenti utili per intervenire nelle decisioni e non subirle passivamente. Possiamo sicuramente aiutare i pediatri che curano i nostri bambini a decidere per il meglio.



IMPARIAMO IL MEDICHESE
Glomerulo renale. È una minuscola matassa di vasi sanguigni permeabili all’acqua, agli zuccheri, ai sali e a molte proteine che funziona come uno scolapasta, filtra il sangue trattenendo le cellule e facendo passare i liquidi. Ce ne sono 2 milioni circa nei nostri reni.
Tubulo renale. Subito attaccato al glomerulo c’è un lungo tubicino capace di riassorbire la stragrande maggioranza dei liquidi e delle sostanze filtrate dal glomerulo, concentrando nell’urina solo le sostanze da eliminare.
Nefrone. È l’insieme del glomerulo più il tubulo.
Bacinetto (o pelvi) renale. Raccoglie l’urina già filtrata dai glomeruli e concentrata dai tubuli e la convoglia verso l’uretere.
Uretere. È la condotta idrica che porta l’urina prodotta dai reni nella vescica.
Uretra. Mette in comunicazione la vescica con l’esterno; è chiusa da un muscolo (lo sfintere) che i bambini cominciano a controllare fra 1 e 3 anni, imparando così a fare la pipì “al bisogno”, volontariamente.


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