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Rivista n. 3 Maggio-Giugno - 2009
ADHD: la sindrome di Gianburrasca
di Federico Marolla

“Cara signora, lo vede com’è Filippo?!” dice l’insegnante. “Ci sta dando troppi problemi; in classe non sta attento, si distrae continuamente, si alza continuamente dal banco, non sta alle regole. Ha provato a sentire uno psicologo? Ne ha parlato con il pediatra? Così non possiamo andare avanti!”. Questa è una delle tante situazioni in cui i genitori iniziano a prendere consapevolezza che il comportamento del proprio figlio sta creando alcuni problemi e non è raro per il pediatra ascoltare le loro preoccupazioni. “Ma cos’ha mio figlio? Perché non riesce a stare buono, fermo, seduto e attento come fanno tutti gli altri bambini? Anche a casa corre, salta, si arrampica, passa da un gioco all’altro, è invadente. Perfino i nonni dopo un po’ non lo sopportano più. Sarà colpa mia? Eppure lo rimproveriamo continuamente, lo minacciamo e lo puniamo, ma non serve a nulla. Perché? Che devo fare?”.

Di quali bambini stiamo parlando? Il problema di Filippo è il comportamento e possiamo ricondurlo a tre aspetti principali: la disattenzione (ha sempre la testa nelle nuvole, perde le sue cose, si distrae per nulla, non si concentra, l’attenzione sui compiti dura pochi minuti, è distratto nelle sue azioni), l’impulsività (è invadente, precipitoso nel fare le cose e nel rispondere alle domande, non rispetta le regole o il suo turno nei giochi) e l’iperattività (sta sempre in movimento, è come se avesse “ l’argento vivo addosso”). È noto che molti bambini hanno un temperamento simile e creano non pochi grattacapi ai genitori e alle maestre, ma Filippo (per le femmine è molto meno frequente) ha un’intensità tale di questi aspetti del comportamento, presenti già da molti mesi, che non gli permettono di “funzionare” come dovrebbe all’interno dei contesti in cui vive (famiglia, scuola, gruppo sportivo). Tutto ciò determina una sofferenza sia per il bambino stesso che per la sua famiglia. Queste sono le caratteristiche principali che contraddistinguono i bambini che rientrano nell’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). Filippo, quindi, presenta un disturbo cronico che non può essere trascurato; come lui si comporta circa il 2% dei bambini di età superiore ai 6 anni.
La causa non è nota: molte ipotesi sono state formulate e quella di alterazioni biochimiche di fibre nervose cerebrali è tra le più accreditate. Un problema dei giorni nostri? Ovviamente no; ci sono sempre stati bambini talmente vivaci, originali e audaci da distinguersi dai coetanei e spesso i genitori dei bambini con ADHD ricordano di essere stati così anche loro. Ma il contesto era diverso e tutto veniva risolto da un’educazione rigida e da una scuola con scarse aspettative, che bocciava gli svogliati e i “somari”. Oggi ci si preoccupa molto di più dei bambini, sempre più rari, del loro benessere psicofisico, del loro apprendimento, del futuro lavorativo e dell’inserimento sociale. La stessa scuola è molto più esigente e i programmi spesso ambiziosi. Se da una parte, quindi, non è più ammissibile essere così drastici e selettivi con i bambini, dall’altra è doveroso occuparsi di questi bambini.

Quali conseguenze può avere questo disturbo? Una bassa autostima (“sono cattivo”, “non sono capace”): le frequenti note, le sospensioni e le bocciature determinano sfiducia in se stessi, scoraggiamento e ulteriore diminuzione dell’impegno. Scarse amicizie e poco durevoli possono portare all’isolamento sociale; in casi estremi si può diventare aggressivi e litigiosi, violare le regole e tendere a porsi in situazioni di pericolo, fino a sviluppare comportamenti antisociali in età adulta. Ma ci sono anche dei lati positivi in questi bambini: sono ricchi di fantasia e di immaginazione, molto intelligenti, intuitivi e immediati, audaci esploratori (anche troppo), a volte con una vena artistica o sportiva particolare. Spesso sono molto affettuosi e affamati di coccole. D’altra parte, è naturale aspettarsi che, se i lati negativi del comportamento per l’ambiente familiare e scolastico contano molto di più di quelli positivi, con il tempo si svilupperà una forte sfiducia in se stesso e una demotivazione nel migliorarsi.
Detto così, sembra tutto molto chiaro, nella realtà diagnosticare questo disturbo è molto difficile. Ci si basa soprattutto su informazioni raccolte da genitori e insegnanti e sull’osservazione del bambino; ma non basta, perché molti di questi bambini presentano anche qualche altro disturbo che, associato all’ADHD, rende il quadro più complesso: sono bambini che perdono subito la calma, litigano con gli adulti, si offendono subito, sono arrabbiati e polemici (disturbo oppositivo-provocatorio); oppure vengono alle mani, minacciano i compagni, marinano la scuola, hanno atteggiamenti da bullo (disturbo della condotta); infine possono essere ansiosi, depressi o avere disturbi di lettura, scrittura e calcolo. Proprio per questa difficoltà, il compito della diagnosi è affidato alla competenza e all’abilità del neuropsichiatra infantile.

Oggi noi adulti (genitori, insegnanti, allenatori, medici, psicologi) che incontriamo questi bambini possiamo aiutarli. Esistono diversi interventi standardizzati con i genitori (parent training), con gli insegnanti e con il bambino che si sono dimostrati efficaci, soprattutto se si stabilisce una buona collaborazione e un coinvolgimento nel progetto terapeutico. Ci sono anche dei farmaci efficaci, ma questo è un aspetto delicato. Da molti anni si usano farmaci per l’ADHD e il metilfenidato (Ritalin ®) è il più usato. Quando si parla di farmaci, e soprattutto di psicofarmaci, c’è sempre qualcuno che, a volte a ragione, rizza le antenne e lancia l’allarme, paventando il rischio di scivolare nell’abuso, così come è avvenuto negli Stati Uniti. Ma in Italia, una volta tanto, siamo messi meglio: l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato nel 2007 il Registro Italiano ADHD (www.iss.it/adhd/) per il monitoraggio dei due principali farmaci (metilfenidato e atomexetina) efficaci nella cura dell’ADHD. Il registro, ponendo paletti molto precisi sulle procedure di arruolamento, di diagnosi e di prescrizione, permette un continuo e stretto monitoraggio del profilo di sicurezza dei farmaci e una costante verifica delle procedure stesse. I farmaci sono probabilmente efficaci nel breve periodo, ma una recentissima (maggio 2009) pubblicazione basata su un’ampia indagine indipendente, iniziata negli USA 10 anni fa, conclude che dopo 8 anni di trattamento non c’è praticamente alcuna differenza fra i bambini che hanno preso farmaci e quelli che non ne hanno presi; coloro che partivano da situazioni meno svantaggiate (socioeconomiche, familiari, di gravità del disturbo) hanno avuto un miglior controllo dei sintomi ed esiti migliori. E così oggi possiamo concludere che la
strada del trattamento dei bambini con problemi del comportamento, che si accettino o no definizioni quali ADHD, parte da lontano, dalla presa di coscienza dei problemi, della loro rilevanza e delle possibili conseguenze a lungo termine, perché questi disturbi, indipendentemente dalle posizioni pro o contro i farmaci, sono un notevole problema per le famiglie e per la scuola, soprattutto in situazioni svantaggiate. La cura e il sostegno a questi bambini sono una sfida per la società, che ha il dovere di dare loro opportunità di inserimento sociale e di soddisfazioni nella vita.

LINEE GUIDA
Diagnosi e terapia, in situazioni così complesse e, a volte, discutibili, sono un compito delicato che non possiamo lasciare al caso, e neppure affidarci a scelte dettate da orientamenti ideologici. Occorre in questo campo ancora più che in altri il massimo accordo fra gli esperti: a questa esigenza corrisponde la ricerca di “linee guida” condivise e applicabili di cui nel 2002 si è fatta carico la Società Italiana di Neuropsichiatria dell`Infanzia e dell`Adolescenza, un lungo e articolato documento che, chi vuole avere le idee più chiare può trovare all’indirizzo http://www.aifa.it/lineeguida.htm

UN SITO PREZIOSO
Il volontariato e l’aiuto reciproco fra le famiglie svolgono un ruolo chiave nella gestione di situazioni come l’ADHD. Segnaliamo questo sito www.aifa.it, curato dall’Associazione Italiana Famiglie ADHD pieno di informazioni, segnalazioni bibliografiche, iniziative, formazione dei genitori e molto altro ancora.


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