Se la parola “diversità” fosse calata nella quotidianità, nostra e dei nostri figli, se riuscissimo a darle un senso di concretezza e ad eliminare quello scollamento che esiste tra la teoria e la pratica, forse anche le altre parole che di essa si sostanziano, come complessità, molteplicità, varietà, acquisterebbero un senso, perdendo quella vuota risonanza che registriamo ogni giorno. Si sa, si rimpiange soltanto quello che si è conosciuto, e soltanto quando della diversità, della complessità, della molteplicità e della varietà, dovessimo venire privati, forse riusciremmo a sentirne la mancanza. Allora non ci rimane che insegnare ai nostri bambini a riconoscerle queste differenze portandole nella loro giornata, nei loro gesti, nel loro vissuto.
Si potrebbe cominciare con i libri, di quelli che si leggono fin da piccolissimi, quando la lettura è ancora una voce calda che ci accompagna e ci contiene e la diversità sta nella natura delle cose.
Biancoenero è il nome di una piccola casa editrice romana, che ha pubblicato una collana di piccoli albi magnificamente illustrati, dal nome “segni e disegni”. Ogni pagina, un soggetto, un’illustrazione e i tanti modi per dirlo. Così la farfalla non si chiama solo “farfalla”, ma “butterflay”, “papillon”, “schmetterling” “mariposa” e poi ancora: farfalla si può dire anche con un alfabeto speciale, “la lingua dei segni”, fatta di soli movimenti e si può anche scrivere in questa lingua speciale, che non è fatta di lettere ma di “glifi”.
Bellissimi da guardare e da leggere, sono porte aperte sugli altri mondi, basta affacciarsi per andare a vedere cosa c’è.
Sonia Bozzi, redattrice di UPPA, bozzi.sonia@gmail.com