User / Pass:
  ENTRA  
HOME
CHI SIAMO
ABBONAMENTI
AREA PEDIATRI
REGISTRATI
PROSSIMAMENTE
DOCUMENTI
EVENTI
CONTATTI
LINK
 
  RICERCA LIBERA  
CERCA
 
Abbonati subito. Clicca qui »
ARCHIVIO
» SPECIALI
» ARRETRATI
» NATI PER LEGGERE
» POSTA E RISPOSTA
LE RUBRICHE DI UPPA
» Nascita e dintorni
» Salute e medicina
» Psicologia ed educazione
» Poppa e pappa
» Cosa c'è di vero?
» La parola ai genitori
» Leggere e giocare
» Nati per la musica
» Consumo intelligente
» Film e TV
» Viaggi e vacanze
» Un mondo possibile
 
 
 
Iscriviti alla newsletter!
Iscriviti gratuitamente alla newsletter di UPPA
La tua e-mail
INVIA
 
 
 
 
Rivista n. 3 Maggio-Giugno - 2009
La valigia di Erica
di Sara Bertoni

La vedete quella ragazza laggiù? È seduta su una valigia; e sapete cosa c’è in quella valigia? Io sì e, se volete, ve lo racconterò: la ragazza si chiama Erica e, quindi, d’ora in poi la chiamerò così.
Erica è nata quattordici anni fa, proprio in questo giorno: nel giorno della fuga.
Quando Erica era piccola aveva una culla che era appartenuta a suo nonno e perciò era già stata riverniciata varie volte. Lei aveva subito imparato a scavalcarla per uscire e, di notte, far spesso visita ai genitori.
Quando Erica aveva compiuto sei anni i suoi genitori le avevano fatto due regali diversi: sua mamma, molto pratica, le aveva comprato un letto a castello bianco, in vista anche della nuova sorellina. Suo papà invece, molto più sognatore, le aveva consegnato un piccolo pacchetto verde, dicendole di aprirlo solo alla sera. Erica aveva passato tutto il giorno inquieta, aspettando la sera. Quando papà le aveva dato il permesso di aprirlo, si era fiondata a scartare il pacchettino: si era trovata in mano un piccolo libro con una copertina davvero strana. Era rimasta così delusa che si era buttata sul letto a peso morto e aveva iniziato a piangere. Il papà allora l’aveva presa in braccio e consolata. Poi aveva raccolto il libro e, soppesandolo, le aveva detto: “Te lo leggo io, vedrai che ti piacerà!” poi aveva aperto il libro e aveva iniziato una storia e la storia ad Erica era piaciuta, eccome! Così ogni sera il papà si sedeva sul bordo del suo nuovo letto e leggeva un nuovo capitolo delle sue fantastiche storie.
A otto anni il papà aveva deciso che Erica era abbastanza grande per poter leggere da sola, questo a lei non era piaciuto molto e aveva pianto per molte sere, ricominciando a far visita ai suoi genitori di notte. Ma, alla fine, si era dovuta rassegnare e così aveva scoperto che leggere era davvero bello. I libri le raccontavano sempre storie nuove di mondi diversi che poteva ritrovare ogni volta che voleva.

Ma ultimamente i libri non erano solo questo per lei: i suoi genitori litigavano spesso ed ormai era lei che si occupava della sorellina: “Perché sennò quelli se la dimenticano in giro” era solita dire, in tono scherzoso, alle amiche preoccupate. I libri ormai erano un rifugio nei suoi momenti liberi, un’“isola felice,” in cui poteva di nuovo sentirsi a casa. Poi un giorno accadde: sua mamma decise di avviare una causa di divorzio, fu molto brutto, perché il papà dovette trasferirsi e lasciare casa e figlie alla mamma. Quando Erica lo salutò vide una tristezza così grande nei suoi occhi chiari che decise di non leggere mai più senza di lui.
Da quando il papà era partito aleggiava un’insolita calma in casa. “Calma apparente” pensò un giorno Erica, addentando una fetta di pane, burro e marmellata prima di finire di prepararsi per la scuola. Quel giorno si teneva, come tutti gli anni, il concorso di scrittura a scuola e lei doveva andare lì presto per cercare un’idea: da quando aveva smesso di leggere scriveva malissimo. “Buffo! Il concorso è proprio il giorno del mio compleanno e io non so proprio cosa scrivere, potrei restarmene a casa.” È così che a Erica venne l’idea. Prima era solo un vago pensiero, ma poi prese forma, iniziò a costruirsi e alla fine…
Fu così che Erica non fu presente all’appello e nemmeno nell’aula di musica, dove ventinove penne frusciavano frenetiche. Ma lei non c’era, lei ora correva, le strade, i vicoli, i parchi… si fermò solo in camera sua. Allora, senza nemmeno pensarci, si chinò a terra e prese la grossa valigia nascosta sotto il suo letto bianco: pesava, ma non se ne curò, se la mise in spalla e riprese a correre, veloce, sempre più veloce. Alla fine si fermò, proprio qui, alla stazione, e si sedette pensosa come ora, con i suoi lunghi capelli scuri dai riflessi ramati, lei sa l’orario del treno, lo sa a memoria, con tutte le volte che ha desiderato di essere con lui…
Così lei sta lì seduta su quella valigia piena di nuovi mondi, non sa cosa succederà e credo che non le importi, perché ora i suoi mondi vogliono essere letti e per questo Erica ora va dal papà.



Quest’anno Nati Per Leggere compie 10 anni. Abbiamo voluto festeggiare questa ricorrenza pubblicando il racconto Sara che ha 13 ed ama leggere.


SOMMARIO ARTICOLI:
 
UPPA
Via Etruria 65
00183 Roma
Email: redazione@uppa.it
Note legaly e Privacy
© Copyright UPPA sas
Sviluppo e grafica Altra|via srl