User / Pass:
  ENTRA  
HOME
CHI SIAMO
ABBONAMENTI
AREA PEDIATRI
REGISTRATI
DOCUMENTI
CONTATTI
  Il Blog di Uppa
RICERCA LIBERA
CERCA
SFOGLIA L'ULTIMO NUMERO
Bimestrale per i genitori scritto e diffuso dai pediatri.
 
» SPECIALI
» ARRETRATI
» NATI PER LEGGERE
 
» POSTA E RISPOSTA
 
» QUESTIONI DI LATTE
LE RUBRICHE DI UPPA
Ti piace quello che hai trovato su questo sito?
Sostienici!
* Un pediatra per amico (UPPA) é una pubblicazione indipendente, finanziata quasi esclusivamente dai suoi abbonati.
UPPA mette a disposizione gratuitamente sul suo sito migliaia di articoli, documenti, lettere e risposte.
Rivista n. 4 Luglio-Agosto - 2009
Allattare un prematuro. Latte e tanta pazienza
di Alessia Parisi

Condividi su Facebook

Riuscire ad allattare un bambino nato alla 30°, o alla 27 °settimana di gravidanza, a volte anche prima, non è certo uno scherzo, ma è sicuramente possibile, nonostante tutti gli ostacoli.
Il primo ostacolo è la separazione dal bambino: è difficile allattare “da lontano”, ma è importante riuscirci: per il bambino e per la mamma. Per un buon avvio è fondamentale che il bambino inizi a poppare subito e costantemente, ma ad un neonato ricoverato in terapia intensiva questo non accade quasi mai; perciò bisognerà simulare una richiesta di latte che non c’è. Lo strumento indispensabile è il tiralatte che riesce a stimolare la ghiandola mammaria, più o meno, come farebbe un neonato: se si considera che un bambino popperebbe in media, 8/10 volte al giorno, ci si può regolare su quante volte è necessario tirare il latte, tenendo conto che l’operazione deve durare almeno 10 minuti ogni volta. Più volte si riesce a farlo, maggiore sarà la quantità di latte che si riesce a produrre. All’inizio si producono solo poche gocce di colostro, ma giorno dopo giorno la produzione aumenta, fino a stabilizzarsi. l’importante è tirare il latte con costanza, sapendo già che bisognerà dedicarci molto tempo.

Nei reparti di maternità degli ospedali sono a disposizione dei tiralatte, quindi, appena possibile, la mamma può chiedere all’infermiera o all’ostetrica del reparto di aiutarla ad usarlo. Dopo la dimissione della mamma è indispensabile averne uno a casa e tenerlo sempre a portata di mano, vicino, come se fosse il bambino. I tiralatte elettrici sono più facili da utilizzare e più veloci, si possono prendere in affitto nelle farmacie o nei negozi specializzati. Sarà necessario procurarsi anche dei barattolini nei quali conservare il latte e su cui scrivere il nome del bambino. Il latte si conserva anche a lungo in frigorifero, ma poiché il neonato ne ha bisogno ogni giorno, conviene trasportare in ospedale con una piccola borsa termica tutta la produzione giornaliera. In questo caso la sterilità ha un senso, sia quella dei barattolini, che quella dei pezzi smontabili del tiralatte. Uno sterilizzatore a vapore si può prendere in affitto fino alla dimissione del bambino, quando il piccolo sarà a casa non servirà più. Non serve invece lavare il seno con detergenti e prodotti speciali, se il capezzolo si irrita, conviene tenerlo scoperto e lasciare asciugare sulla superficie qualche goccia di latte.  L’ingresso al reparto di terapia intensiva è generalmente regolato con intervalli fissi: è possibile quindi che le madri si trovino a trascorre tutte insieme molto tempo in attesa. Di solito le sale d’aspetto sono attrezzate con frigorifero, sterilizzatore e tiralatte.

Tirare regolarmente il latte serve prima a stimolare la produzione e poi a tenerla alta, fin quando il bambino non sarà in grado di poppare efficacemente. Potrebbero volerci dei mesi ed è necessario andare per gradi. Anche quando il bambino è ricoverato è possibile chiedere di provare ad attaccarlo al seno. All’inizio potrebbe non accadere niente, ma giorno dopo giorno la situazione cambierà. Dopo la dimissione del bambino, a casa in una situazione più tranquilla, è possibile utilizzare un dispositivo di allattamento supplementare (DAS: si tratta di uno strumento che consente di attaccare il bambino al seno, ma contemporaneamente alimentarlo con un’aggiunta di latte materno precedentemente tirato. In pratica è una bottiglietta collegata a due tubicini nella quale si versa il latte; i tubicini vengono fissati al seno con un cerotto forato in corrispondenza del capezzolo. Il bambino prende in bocca il capezzolo e i tubicini e succhia producendo un doppio effetto: fa scendere il latte dai tubicini e stimola la fuoruscita di latte dal seno. Così la mamma può allattare al seno senza preoccuparsi del fatto che il bambino non mangi abbastanza; per informazioni e assistenza http://www.lllitalia.org/

MATERNO, MA SPECIALE
La mamma di un prematuro produce un latte differente da quello di una madre "a termine", con maggiori quantitativi delle sostanze necessarie al neonato (proteine innanzi tutto). L`allattamento al seno è molto importante per un neonato in terapia intensiva perché gli fornisce una maggiore protezione contro le infezioni, riduce l’incidenza di patologie a carico dell`intestino, stimola la crescita e lo sviluppo neurologico. Inoltre allattare aiuta la madre a sentirsi attiva e partecipe, in un momento in cui i genitori sperimentano un forte senso di impotenza. In seguito, l`allattamento al seno potrà contribuire a recuperare un senso di "normalità".

LATTE DI DONNA, MA NON DI MAMMA

È possibile allattare senza aver partorito? Sì, nel 1954 Antonio Scarpa, medico curioso e viaggiatore, pubblicò uno studio sul fenomeno della cosiddetta “lactatio agravidica” o “serotina” ovvero la pratica diffusa fra le donne anziane delle isole caraibiche e del Golfo di Guinea di farsi ritornare il latte attaccando al seno neonati orfani di madre.
 
Ti piace quello che hai trovato su questo sito?*
Sostienici con una donazione!

* Un pediatra per amico (UPPA) è una pubblicazione indipendente, finanziata quasi esclusivamente dai suoi abbonati. UPPA mette a disposizione gratuitamente sul suo sito migliaia di articoli, documenti, lettere e risposte.


SOMMARIO ARTICOLI:
 
  Invia ad un amico
Home | Chi siamo | Abbonamenti | Area pediatri | Registrati | Documenti | Eventi | Contatti

Redazione: P.zza Armenia 10 - 00183 Roma - Email: redazione@uppa.it - CFe P.Iva: 06548181004
Note legaly e Privacy © Copyright UPPA sas Sviluppo e grafica Altra|via srl
Le informazioni che compaiono sul sito www.uppa it possono essere di aiuto, ma non possono assolutamente sostituire la consultazione diretta di un pediatra di fiducia