Il maestro Uto Ughi ha ricevuto il suo primo violino all’età di tre anni: il “quartino”, con il quale ha vissuto in simbiosi, usandolo come giocattolo, in un clima familiare che dava molto risalto e importanza alla musica e ospitava riunioni frequenti e regolari di musicisti che si incontravano per suonare insieme musica da camera. Sempre a tre anni Amadeus Mozart cominciò a mostrare le sue capacità musicali accennando accordi al clavicembalo e memorizzando correttamente i passaggi ascoltati mentre il padre dava lezioni alla sorella di otto anni; a cinque anni inzierà a scrivere le prime composizioni. Il violinista Niccolò Paganini darà il suo primo concerto pubblico a 9 anni e Franz Schubert a 12 anni era un valido violinista e pianista nonché un abile compositore che, al pari del collega Mozart, componeva avendo già in mente l’intera partitura e limitandosi (!) a trascriverla. Robert Schumann mostrò invece il suo talento musicale quando oramai aveva già sette anni e a nove anni ricevette in regalo dal padre – che faceva l’editore – un giocattolo molto particolare: un pianoforte a coda. Invece Franz Listz a cinque anni sapeva già suonare bene il pianoforte, a otto anni improvvisava liberamente e leggeva a prima vista i pezzi più difficili dei musicisti suoi contemporanei (siamo nell’800); a dieci anni compose il suo primo brano musicale andato perduto, a dodici anni compose un’opera in atto unico e a tredici anni era considerato uno dei più brillanti virtuosi d’Europa. Garcia Lorca, famoso come poeta, è stato anche un validissimo musicista e iniziò a suonare e a modulare in canto prima di parlare, giocando con la madre, appassionata chitarrista andalusa.
L’elenco potrebbe continuare e sarebbe lungo: cosa hanno in comune questi nomi famosi? Un’opportunità: quella di aver vissuto un rapporto precoce e felice con lo strumento, in un ambiente familiare che ha dato valore e ha incoraggiato una formazione musicale.
Uno strumento musicale per diventare famosi? Da sempre e ovunque esistono bambini che suonano, anche se non per questo sono citati sui testi di storia della musica. In tutte le forme di musiche tradizionali, ad esempio, dove s’impone un apprendimento orale, i gruppi strumentali, vocali e i gruppi di danza vedono la presenza di bambini che si cimentano nei repertori osservando, ascoltando e imitando gli adulti. Come per qualunque altra disciplina, si può studiare uno strumento anche senza dover diventare famosi, ma per il semplice e salutare gusto di ampliare la propria formazione e di poter fare musica quando si vuole, in prima persona. C’è un’età precisa per iniziare ad avere un rapporto con lo strumento? Non esiste un età specifica, ma esiste sicuramente un momento preciso, diverso per ciascun bambino, in cui si è pronti per giocare e divertirsi con uno strumento, rendendo il linguaggio musicale un elemento naturale di confronto e di espressione creativa. Questo momento preciso soggettivo è legato al pensiero musicale.
Un bambino ha raggiunto l’età musicale giusta per iniziare lo studio di uno strumento quando ha imparato a riconoscere dentro di sé un mondo sonoro ed è capace di esprimerlo attraverso la riproduzione di linee melodiche, di un metro e di un ritmo. Questa possibilità si acquista o nell’ambiente familiare o in strutture che ospitano corsi e insegnanti specializzati nella didattica musicale di base. Lo strumento musicale deve essere considerato un’estensione della mente e del pensiero musicale. In qualunque azione è il pensiero che guida il movimento, così sarà il pensiero musicale che indirizzerà le mani e le dita a muoversi correttamente sullo strumento. I percorsi didattici che sviluppano il pensiero musicale sono oramai molto conosciuti e usati, soprattutto nell’ambito delle ricerche di pedagogia musicale.
È l’immaginazione quella facoltà del pensiero che ci permette di ricordare una linea melodica e di riprodurla, mettendo in moto l’atto tecnico necessario alla sua esecuzione. La base biologica dell’immaginazione è negli engrammi o impronte, conservate nelle cellule, che si producono a seguito di reazioni affettive allo stimolo sonoro: se mancassero queste reazioni affettive il coordinamento necessario alla riproduzione di fenomeni sonori non potrebbe compiersi. L’interiorità che riguarda la nostra vita sonoro/emotiva ed il nostro pensiero sonoro, si trova, si rafforza e si sviluppa tramite due elementi: il movimento, e quindi il rapporto con il proprio ritmo ed il proprio corpo, e la voce sia parlata che cantata. Questo significa che lo studio dello strumento, a qualunque età si incominci, deve essere preceduto da una preparazione basata sul canto e sul coordinamento fisico e motorio.
Per i nomi famosi di cui abbiamo parlato si è trattato del violino, del pianoforte e della chitarra. Infatti a partire dai tre anni gli strumenti che più si prestano ad essere suonati sono proprio gli strumenti a percussione, e tra questi ci sono anche il pianoforte, il violino e la chitarra, strumenti in cui si percuote una corda e di cui esistono misure costruite apposta per i piccoli, che si chiamano quartini o tre quarti o mezzi a seconda della misura.
Anche il violoncello e il contrabbasso esistono in misure adeguate per i bambini, a partire rispettivamente dai sei e dieci anni. Vi sono altri strumenti che sono fatti in maniera da non poter essere suonati se non a partire dai nove-dodici anni circa, a seconda dello sviluppo fisico del bambino, non solo, ma non possono essere suonati se si porta l’apparecchio per i denti: sono gli strumenti a fiato, a eccezione del flauto dolce. Gli strumenti di questa famiglia per essere suonati hanno bisogno di una forza nel respiro, una pressione delle labbra e del diaframma notevoli, oppure hanno un peso e una misura non gestibile da un bambino (come il fagotto, il trombone, il basso tuba o i sassofoni baritono e tenore). •