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Medici e pazienti - Rivista n. 5 Settembre-Ottobre - 2009
Critica alla pediatria pura
di Gaia Farinelli

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Nello spirito di UPPA, che si sforza di mantenere un atteggiamento obiettivo, raccogliamo una testimonianza che prende spunto dalla pubblicazione sul numero di marzo-aprile del 2008 di uno speciale che avevamo intitolato “Pediatri: istruzioni per l’uso” che suona come una critica a noi pediatri. In realtà nella pediatria di famiglia, come in tutti i servizi, esistono professionisti eccellenti, professionisti che svolgono dignitosamente il loro lavoro, ma anche persone che offrono un servizio mediocre o scadente.
Noi di UPPA abbiamo la speranza (o forse sarebbe meglio dire presunzione) che il livello medio dei pediatri sia buono, migliore di quello della maggior parte degli operatori del SSN; però ovviamente non conosciamo tutti i pediatri italiani. Speriamo anche che il nostro giornale, che arriva anche ai pediatri, li aiuti a migliorare, ma, ancora una volta, non abbiamo alcuna prova di questo.
Forse il vero punto è che la libertà di scelta da parte dell`utente è poco praticabile: le famiglie non conoscono le qualità (o i difetti) del pediatra al momento della scelta; il sistema dei massimali e delle scelte obbligate impedisce inoltre di rivolgersi ai migliori e ostacola una sana "concorrenza" fra professionisti. Contro questo stato di cose non possiamo fare altro che informare le persone e aumentare la consapevolezza delle famiglie. Il resto tocca a chi ha il potere di cambiare le cose. Anche se questo potere non lo esercita quasi mai.
Vincenzo Calia



Da quando è nato mio figlio, 21 mesi fa, mi sono abbonata alla vostra rivista, conosciuta su internet, e vi confesso che siete riusciti a riconciliarmi con la categoria dei pediatri di famiglia con la quale ho avuto un pessimo approccio. Perciò è con l`unico desiderio di confrontarmi con voi che scrivo le mie osservazioni sull`articolo "Pediatri: istruzioni per l`uso", nel quale ho ravvisato tra le righe qualche accenno di polemica nei confronti dei genitori dei vostri piccoli pazienti e mi piacerebbe riportare il punto di vista di chi sta dall`altra parte della scrivania: perché la verità ha sempre due facce. Per farlo mi riferirò alla mia esperienza confrontata con alcune delle "Dieci regole per non sbagliare".
Prima regola: scegli il pediatra appena puoi.
Ho scelto il mio pediatra di famiglia appena arrivata a casa con il bimbo ed ho cercato di stabilire con lui quel rapporto di fiducia che voi suggerite, ma non è che avessi molte altre possibilità: nel mio comune i pediatri sono due e l`altro aveva la lista piena.
Seconda regola: segui il programma di visite che il tuo pediatra suggerisce.
Ho sempre seguito il programma delle visite, tranne nel caso delle vaccinazioni che il mio pediatra fa a pagamento mentre al centro vaccinazioni della Asl, peraltro efficientissimo, sono gratuite. Dalla prima visita all`ultima le modalità sono state sempre le stesse nonostante le esigenze del bimbo fossero diverse: una rapida e brusca palpata, sbatacchiando il bimbo qua e là (il che provoca il pianto di terrore di tutti i piccoli pazienti) e la pesata; mai una domanda su come il bimbo mangia, o dorme, o altro; il commiato frettoloso con in mano una ricetta dietetica assolutamente incongrua, proprio perché non sa come mangia il bimbo, e una lista di parafarmaci - l`integratore, la cremina idratante, il sapone per il bagnetto - costosi e, sono convinta, inutili, quasi sempre prodotti dalla stessa casa farmaceutica. Ho preso ogni volta l`abitudine di appuntare su un foglietto le due o tre domande più importanti che devo rivolgergli e, con la fretta che ha di liquidarmi, quasi sempre le faccio con un piede nell`ambulatorio e uno nel corridoio. Terza regola: la puntualità è un vantaggio per tutti.
Non sono mai arrivata in ritardo ad una visita, ma sempre ho aspettato almeno un`ora: inevitabile, visto che la sua agenda prevede un appuntamento per i bilanci di crescita ogni 15 minuti e tra l`uno e l`altro due visite "veloci" (la tossina, la febbrina, il mal di golina).
Quarta regola: impariamo ad usare il telefono.
Non sono mai riuscita a parlare al telefono col mio pediatra, che non ha segretarie o segreterie.
Sesta regola: meglio consultare il pediatra prima di precipitarsi in ambulatorio.
Vedi punto 4.
Nona regola: non andate mai in ospedale senza sentire il vostro pediatra.
Il pediatra il sabato e la domenica non riceve e non risponde al telefono (è staccato): se il bimbo si riempie di macchie rosse di sabato mattina si va al pronto soccorso, o devo aspettare il lunedì pomeriggio che apra l`ambulatorio? Forse sono troppo apprensiva?
Infine alcuni appunti anche sul "Vero e falso"

È vero che: i genitori devono imparare a fare da soli. È vero, ed è quello che faccio da quando mio figlio è seguito da un medico che gode della mia fiducia, che mi fornisce tutte le spiegazioni richieste e anche di più, che all`occorrenza mi assiste con una telefonata e che perciò mi offre tutti gli strumenti per affrontare i piccoli malanni di stagione senza correre da lui. Tutto fantastico, peccato che debba pagare ancora per avere ciò per cui già pago le tasse. La maggior parte dei certificati è inutile. È vero, ma ditelo voi al nido, che dopo 5 giorni di assenza per malattia (compresi il sabato e la domenica) vuole il certificato per la riammissione. Io stessa mi trovo in difficoltà nel chiederlo al medico, se il bimbo deve stare a casa per un po` di febbre: ma cosa si può fare? È falso che ogni visita si debba concludere con la prescrizione di un farmaco. Sono fortemente d`accordo, ma a volte il pediatra si sente in dovere di farti uscire dallo studio con un foglietto in mano, vedi il punto 2 precedente. Come si fa a valutare l`effettiva necessità della prescrizione? O ti fidi o non ti fidi. Al mio bimbo di 15 giorni fu prescritta una pomata al cortisone per una banalissima acne neonatale di nessuna gravità, come poi ho appurato, per la quale io mamma alle prime armi, vedendo il bimbo con "i brufoli" avevo chiesto il consiglio del medico: mi sarei accontentata della rassicurazione che non era nulla di preoccupante e che sarebbe andata via da sola, anziché essere liquidata senza una parola e con la ricetta.
In conclusione mi accorgo che anche nella mia lettera c`è qualche nota polemica e nemmeno troppo tra le righe, ma l`argomento mi sta molto a cuore, soprattutto perché nei casi limite di pediatri come quello che mi è toccato in sorte, ben poco si può fare per garantire un miglior servizio e una migliore assistenza alle centinaia di bambini e di bambine che a lui sono affidati.



 
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