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Rivista n. 5 Settembre-Ottobre - 2009
Sonno e sogni d`oro
di Anna Maria Moschetti , Maria Luisa Tortorella

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Crollano addormentati mentre poppano al seno delle loro madri, li vedi dormire nei passeggini durante le lunghe sere d’estate, in pizzeria o durante i rumorosi concerti all`aperto; si addormentano sul divano del soggiorno e le mamme “alzati e va a letto che domani c`è scuola”. Si dice “crollare dal sonno” perché al sonno non si può resistere. Senza dormire si muore e così come succede col respiro, un po` si può trattenere, ma più di tanto no. C’è una sola cosa capace di chiudere le porte al sonno: l`insicurezza. La percezione o il timore di un pericolo bloccano il sonno perché la tutela della sopravvivenza è il primo obiettivo della natura ed in questo caso essere svegli e vigili fa la differenza. Come si può dormire se si è in ansia per qualcosa? Come si potrebbe dormire su una barca in un mare in tempesta? Si riesce ad addormentarsi solo se ci sente protetti e in luogo sicuro, e il luogo più sicuro per un bambino molto piccolo è vicino alla propria madre. Soprattutto per i bambini piccolini, tra 1 e 3 anni, essere separati dalla mamma genera un’intrattenibile e montante sensazione di ansia che è determinata biologicamente e che è presente anche in altri piccoli animali e che viene chiamata “ansia da separazione”. Separati dalla mamma schiamazzano gli anatroccoli, belano le pecorelle e piangono i bambini.

Quando l`ansia da separazione insorge, tra i 6 e gli 8 mesi di vita, tutti se ne accorgono e le madri dicono: “Il bambino prima andava in braccio a chiunque adesso piange se vede un estraneo”, oppure “Prima non era così, ma adesso si sveglia di notte e vuole essere preso vicino”. E poiché, come abbiamo scritto, l`ansia impedisce il sonno, per dormire sereni e senza ansie i bambini cercano naturalmente il posto che li fa sentire più sicuri: le braccia della mamma.
Queste cose le sappiamo tutti, potremmo anche dire che le abbiamo sempre sapute, eppure ci meravigliamo se i nostri bambini dormono “poco”, oppure dormono “male” e ci affanniamo alla ricerca del rimedio: e si comincia con la camomilla, si continua con la tisana, lo sciroppo addirittura, per finire con l’infallibile metodo “scientifico” che insegna a dormire. Dalla consapevolezza tuttavia che quello del sonno dei bambini sia un problema vero per le famiglie nasce l’esigenza di una ricerca sul campo dai cui risultati partiamo per spiegarvi perché e percome…

 
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