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Rivista n. 5 Settembre-Ottobre - 2009
Come dormono i bambini?
di Anna Maria Moschetti , Maria Luisa Tortorella

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I pediatri di famiglia appartenenti all’Associazione Culturale Pediatri (ACP) delle regioni Puglia e Basilicata hanno voluto studiare il sonno dei bambini che frequentano i loro ambulatori, e così 36 pediatri hanno arruolato per una ricerca, in occasione dei bilanci di salute, tra gennaio 2004 e gennaio 2007, 1438 bambini. Ad ogni genitore (in genere la mamma) il pediatra somministrava un questionario riguardante la percezione di un problema di sonno, le abitudini del sonno, le modalità di addormentamento e riaddormentamento in occasione dei risvegli notturni, il tipo di allattamento in corso, la presenza o meno di patologie intercorrenti, eventuali vaccinazioni nei 15 giorni precedenti, la composizione della famiglia, la situazione lavorativa dei genitori, eventuali avvenimenti traumatici occorsi dall’ultima visita, ed una scheda con dati sulla provenienza geografica, scolarità dei genitori, ordine di genitura, presenza di problemi di sonno e uso di psicofarmaci o psicoterapie nei genitori o nei fratelli, gravi lutti avvenuti nei 2 anni precedenti la nascita del bambino e dati riguardanti il parto. Dopo la compilazione del questionario veniva consegnato ai genitori, un diario del sonno di 7 giorni da compilare a casa: i genitori dovevano mettere una crocetta per ogni mezz’ora di sonno così che si potesse calcolare quante ore il bambino aveva dormito ogni giorno, a che ora si fosse riaddormentato e svegliato e se durante il sonno si fosse svegliato e quanto tempo fossero durati questi risvegli. Infine si chiedeva se il bambino dormiva nel lettone o nel lettino, in camera con i genitori o da solo. Alle madri veniva richiesta un’opinione sul sonno del loro bambino: se cioè fosse normale o se, a loro giudizio, ci fossero dei problemi. Le madri dovevano dire anche di che cosa il bambino avesse bisogno per addormentarsi,o riaddormentarsi dopo i risvegli notturni, e quanto tempo ci metteva per addormentarsi alla sera.

Si tratta probabilmente della più vasta indagine condotta in Italia con metodi scientifici su questo importante aspetto della vita familiare ed ora siamo in grado di anticipare i principali risultati.
Il 72% dei bambini tra 1 mese e 3 anni ha bisogno della presenza del genitore per addormentarsi, la maggior parte di loro (67%) richiede proprio il contatto fisico.
Tra 1 mese e 3 anni l’86% dei bambini dorme insieme ai genitori (in camera o nel lettone tutte le notti o qualche notte); ma a 3 anni 1 su 5 già dorme da solo nella sua cameretta.
Per quanto riguarda invece il lettone, a un mese solo l’11% dei bambini si insedia stabilmente, percentuale che cresce con il tempo, tanto che a 3 anni la percentuale è triplicata; abbiamo interpretato questo fenomeno come una risposta all`insorgere dell`ansia da separazione. Un fatto, anche questo transitorio: già dopo i 5 anni sono pochissimi sono i bambini che dormono nel lettone, come ha dimostrato uno studio italiano che ha indagato le abitudini del sonno di bambini toscani fino ai 10 anni, fatta dai pediatri ACP toscani e coordinato dal prof. Rapisardi.

L’esame di questi dati mostra la naturale e spontanea evoluzione delle abitudini del sonno dei bambini verso una progressiva autonomizzazione. Le abitudini dei nostri bambini appaiono, da questa ricerca, molto diverse da quelle degli americani o dei tedeschi, che invece abituano i bambini a dormire da soli il più presto possibile; si avvicinano molto di più a quelle dei popoli con tradizioni più “antiche” come i giapponesi, di cui si parla diffusamente nelle pagine che seguono. I problemi di sonno riferiti dalle madri sono molto pochi: si lamenta del sonno dei figli solo il 9% a 3 anni (una percentuale molto simile a quella rilevata in Giappone), anche se c’è una punta 25% di mamme di bambini di età compresa fra 12 e 18 mesi disturbate nel sonno, un’età corrisponde in pieno al periodo dell`ansia da separazione. Con il decrescere di questo fenomeno diminuisce, rapidamente e spontaneamente, nel giro di 1 anno il numero di mamme che i figli non fanno dormire.
Una ricerca come questa, svolta per giunta da pediatri di famiglia che sono coinvolti ogni giorno nel rapporto con le famiglie non può prescindere da un interrogativo concreto: “È possibile eliminare i problemi di sonno dei bambini e delle famiglie?” Secondo quello che abbiamo imparato da questa esperienza la risposta non può che essere “No”. Può darsi che alcuni bambini (pochi secondo i nostri dati) abbiano il sonno disturbato per il tentativo (portato avanti a volte senza troppa convinzione e coerenza) di adottare un sistema “americano” o, se preferite “tedesco”; negli altri casi però i disturbi del sonno potrebbero essere solo un sintomo dei disturbi di ansia di cui il bambino stesso e/o la sua famiglia soffrono. Un’ansia che non fa dormire, che raggiunge il bambino attraverso lo stress e le preoccupazioni di sua madre o l`incertezza del suo mondo familiare. Ma questa è un`altra storia.

 
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