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Rivista n. 2 Marzo-Aprile - 2010
Mille modi per nascere
di Alessandra Puppo

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In Italia, nel 1932 partoriva in ospedale una donna su venti; nel 1958 una su tre e ormai da alcuni decenni più del 99% dei parti avvengono in ospedale. E se è vero che questo modo di partorire ha significato per la donna maggiore assistenza medica, disponibilità di strutture attrezzate e fornite delle più moderne tecnologie, con una conseguente e significativa riduzione della mortalità da parto e delle problematiche connesse (per la madre e il neonato), è vero anche che  ha trasformato inevitabilmente l’evento nascita in qualcosa di completamente diverso da quello che era prima, mettendo in piedi un processo di medicalizzazione della gravidanza e del parto con cui ora è necessario fare i conti. Il grandissimo numero di parti cesarei che avvengono in Italia è soltanto uno degli aspetti, forse soltanto il più eclatante, di cosa questo processo abbia portato con sé.

Tuttavia, cominciano a farsi strada, seppure faticosamente, diverse realtà. Già negli anni ‘80 si cominciavano ad intravedere percorsi di esperienze alternative, dal recupero del parto domiciliare alla creazioni di spazi più o meno protetti dove poter vivere l’esperienza della nascita in modo partecipe, intimo e naturale.
Da tempo si è chiaramente delineato il desiderio di poter tornare a partorire a casa. Per soddisfare questo desiderio sono nate numerose organizzazioni (prevalentemente private, ma non solo), che assistono il parto della donna al suo domicilio. Si tratta sicuramente della scelta che offre il massimo dell’intimità e del coinvolgimento affettivo relazionale. Nel proprio ambiente, nei propri spazi, senza forzare le proprie abitudini, il parto risulta un momento collocato all’interno della propria vita, in un fluire di continuità, e non un qualcosa che si pone al di fuori, un periodo di “sospensione”. Partorire in ospedale comporta anche la rinuncia ai propri ritmi, agli orari, addirittura al nome.

Non sono pochi però gli ostacoli che sul cammino del ritorno al parto in casa, difficoltà ambientali, strutturali ma anche storiche e politiche. I costi che questo tipo di parto comporta e la necessità di operare drastiche selezioni sulle gravidanze che possono accedervi, rendono questo percorso praticabile solo da una fascia di popolazione molto ristretta.



Ci sono poi le case del parto. Si tratta di realtà fra loro anche molto diverse: ne esistono di private e di pubbliche, possono essere localizzate all’interno o all’esterno dell’ospedale, ed essere a questo funzionalmente collegate oppure no. Quando sono realizzate all’esterno di una struttura ospedaliera in genere assumono una valenza più vicina al parto a domicilio; all’interno dell’ospedale sono invece strutturate cercando di unificare tutto il percorso travaglio-parto-postpartum, in ambienti che risultino quanto più possibile simili ad una camera da letto, “mimetizzando” quanto di tecnologico può essere necessario avere a disposizione. 
La filosofia che le sostiene è di offrire alla donna e alla coppia la massima libertà in uno spazio che sia però protetto. Sono una via di mezzo tra la casa e l’ospedale: lontane, come a casa, dagli eccessi della medicalizzazione che spesso l’ospedale comporta, ma con la possibilità di accedere facilmente a quanto di medico e tecnologico possa rendersi necessario per l’insorgenza improvvisa di una qualunque patologia. L’opportunità o meno di scegliere queste strutture per il parto quindi è legata all’andamento della gravidanza: appositi protocolli di screening individuano le gravidanze fisiologiche che possono accedere in sicurezza a questi spazi.



 

Se la nascita diventa un film
Qualche mese fa è transitato velocemente sui grandi schermi un film documentario sulla nascita nel mondo. Per chi l’abbia perso, è possibile rivederlo in DVD. S’intitola Il primo respiro ed è diretto da Gilles De Mastre. Novanta minuti dedicati al nascere, novanta minuti per capire quanto la cultura e la civiltà possano influire sul nostro modo di vivere e sui nostri processi fisiologici. Ci sono tutti i mondi possibili, tutta la grandezza e la complessità del nostro mondo, tutte le latitudini, tutti i colori, tutti i modi possibile di venire al mondo. Un viaggio in quella diversità necessaria, di cui la nascita è soltanto un aspetto, a volte commovente, a volte drammatico, ma sempre sorprendente.

 

SCRIVE UNA MAMMA che ha scelto di partorire in questa nella Casa di maternità il Nido: "La forza della vita si è manifestata e io sentivo di essere il canale attraverso il quale questo avveniva. Di questa nascita porterò nel cuore la mancanza del tempo pressante: la sensazione che tutto sarebbe avvenuto a suo tempo. Poi la presenza vigile e contenitiva delle ostetriche... ricorderò la magia dell`acqua, del respiro e del suono verso il dolore. Ricorderò la camera da letto dove abbiamo dormito tutti e tre insieme dopo la nascita... La casa maternità è un nido d`amore, un luogo silenzioso che trasmette pace, un luogo davvero speciale, incantevole. Non è possibile descrivere l`intensità delle emozioni che abbiamo provato, ma siamo certi che questo luogo con le sue ostetriche ha reso magico questo momento e queste emozioni continueranno a vivere ogni giorno nella nostra vita."
ASSOCIAZIONE CULTURALE “IL NIDO”
Via delle Borre 9, 56
40131 Bologna
www.ilnido.bo.it/index.html


 
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