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Gravidanza e parto - Rivista n. 4 Luglio-Agosto - 2010
Candida
di Lucio Piermarini

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L’ambulanza filava a sirene spiegate in mezzo al traffico e Candida si stava divertendo un mondo, seduta accanto al conducente, anche se non troppo comodamente. Sul lettino del vano posteriore sarebbe stata sicuramente più comoda.
Era successo che quando le contrazioni si erano fatte più frequenti e si era deciso di andare in ospedale, lei era fermamente intenzionata a prendere l’automobile ma, alla fine dei preparativi, si era resa conto con stupore che sarebbe stato impossibile. Ma non perché si sentisse troppo male, bensì per ragioni di spazio. E il problema non era certo il vestiario. Candida si accontentava di poco e tutto le andava bene. Fra i suoi indumenti e quelli del bambino avrebbe riempito sì e no una valigia e neanche tanto grande. Il fatto era che il suo ginecologo, un tipo estremamente scrupoloso, si era raccomandato assolutissimamente che portasse con sé, quando fosse andata in ospedale, tutta la documentazione relativa alla gravidanza. Candida l’aveva riposta un po’ qua un po’ là, in diversi ripostigli ed ora che l’aveva raccolta tutta quanta insieme realizzava che l’unico contenitore che avrebbe potuto accoglierla tutta era il grande baule del suo corredo da sposa. Tutto sommato aveva fatto solo il minimo indispensabile per una gravidanza normale e ripensando al mutuo contratto per pagare tutti gli accertamenti fatti tremava al pensiero di cosa sarebbe successo se avesse avuto qualche problema. Ma per fortuna tutto era andato bene e ogni minimo rischio era stato prontamente prevenuto, anche quelli che non si vedevano e che erano, gli avevano detto, proprio per questo i più pericolosi. Certo Candida non tutto aveva capito; per esempio perché il suo bambino si allungasse o si accorciasse ad ogni ecografia come un elastico in mano al ginecologo, o perché il suo sangue o le sue urine fossero sempre così capricciosi da cambiare continuamente e richiedere perciò infiniti controlli. Quello che però Candida aveva capito benissimo era che tutto era stato fatto per il suo bene e nel migliore dei modi. E così, già che si doveva andare in ospedale, pensarono che sarebbe stato più corretto arrivare con un ambulanza piuttosto che con un furgone, e così avevano sistemato il baule sul lettino e lei si era sistemata davanti, sempre per correttezza, mentre suo marito seguiva in automobile. L’arrivo all’accettazione fu un po’ movimentato. Candida era ancora seduta che il conducente e i portantini iniziarono a discutere piuttosto animatamente. In effetti vista la cassa volevano spedirli all’obitorio, ma appena accortisi della pancia di Candida si convinsero, la fecero accomodare su una sedia a rotelle e la accompagnarono al reparto maternità.

Lungo il tragitto Candida rimase molto bene impressionata dall’atmosfera allegra che regnava nei corridoi, brulicanti di sorridenti ricoverati in vestaglia impegnati in vivaci conciliaboli. Afferrando qualche frase qua e là si accorse di quanto fossero soddisfatti della loro permanenza in ospedale. Chi lodava il cibo, chi l’arredamento, chi l’aria condizionata, chi esaltava il gran numero di accertamenti fatti, chi proclamava come tornasse ogni volta volentieri per fermarsi anche solo due tre giorni. Sembravano aver dimenticato di essere malati. E i bambini, quanti bambini con i loro pigiamini colorati a correre su e giù per i corridoi, a giocare a palla, a schizzarsi con le siringhe piene d’acqua. Come dovevano essere stati curati bene! E come poteva essere diversamente osservando l’aria rilassata e sicura dei tanti medici che a crocchi o passeggiando chiacchieravano di sport, di donne e vacanze senza far trapelare minimamente le loro preoccupazioni per i malati a loro affidati. Candida era sempre più rassicurata. Tuttavia rimase un po’ perplessa vedendo un gruppo di donne, chiaramente delle ricoverate, che diversamente da quanto aveva visto fino a quel momento con tutti gli altri malati, se ne stava con aria triste in attesa di fronte ad una grande porta a vetri opachi. Chiese spiegazione al portantino che la spingeva di questo strano fatto e quello le rispose molto gentilmente che non si trattava di malate, ma di mamme. "Vede signora quanto è difficile fare del bene. Sono tutte in buona salute, stanno qui servite di tutto e non si accontentano. Pretendono di entrare al nido fuori orario, scombinando tutta l’organizzazione del lavoro e rischiando di disturbare quei poveri bambini. Qualcuna addirittura vorrebbe portarselo a casa prima del tempo stabilito come se i nostri pediatri non sapessero qual è il loro interesse. Guardi qua, è tutto perfettamente spiegato". E le mostrò un enorme cartello con su scritto:

Carissimi genitori, benvenuti nel nostro reparto.
Ora potete rilassarvi e abbandonare ogni timore.
Siamo qui NOI.
Il vostro bambino è per NOI la cosa più preziosa. Credeteci non potremmo vivere senza di lui. NOI faremo ogni sforzo per preservarlo da ogni possibile pericolo. Certo è umano che possa ammalarsi ma questo lo renderà per NOI ancora più prezioso. Quando nasce un bambino la mamma crede di non saper far nulla. Si sente disorientata e confusa e non ha il coraggio di prendere autonomamente alcuna iniziativa, convinta di potergli fare del male. Ha perfettamente ragione. Ma NOI vi toglieremo ogni paura e ogni occasione di fatica. Ogni motivo di ansia NOI ve lo toglieremo. Come? Vi toglieremo il bambino. Il bambino sarà nelle nostre mani, esperte. È importante, anche per la felicità del bambino, che la mamma viva una maternità tranquilla. Non rischierete così di schiacciare, inavvertitamente, nel sonno il bambino che dormisse con voi. Né potrà accadere che non vi rendiate conto di una crisi cardiaca o di una minacciosa convulsione. Non potrà verificarsi il caso di un soffocamento da rigurgito di latte. Non accadrà che il vostro bambino muoia per causa vostra.
Non dovrete preoccuparvi di nulla.
Riposatevi.
Penseremo NOI a tutto.
Non preoccupatevi se non potrete vederlo, lo guarderemo NOI. Non angustiatevi se non potrete accarezzarlo, lo toccheremo NOI. Non preoccupatevi se non potrete allattarlo, lo nutriremo NOI. Non sentitevi in colpa se non potrete amarlo, lo faremo NOI, per sempre.

Candida lesse attentamente, ci pensò su solo un attimo ed esclamò. Questo è il migliore degli ospedali possibili!

Archives of Internal Medicine è un’importante rivista medica americana, letta in tutto il mondo orienta con i suoi articoli la medicina più aggiornata e colta. Dal mese di maggio di quest’anno questa rivista ha inaugurato una nuova serie di articoli chiamata "Less is more" che potremmo tradurre in “Meno è meglio”: “Il nostro attuale sistema di tutela della salute opera nella convinzione, non detta esplicitamente ma chiaramente sottintesa, che fare di più in medicina sia sempre meglio che fare di meno e che le nuove tecnologie siano sempre migliori dei vecchi metodi. Eppure ci sono molti casi in cui questo è sbagliato” recita così un editoriale pubblicato il 12 aprile del 2010 su questa rivista. Un esempio illuminate di come fare meno possa significare fare meglio è quello della gestione di una gravidanza fisiologica in una donna sana. Per esempio, nonostante le linee guida sostengano che tre ecografie in tutta la durata della gravidanza siano sufficienti ad individuare le situazioni di rischio, l’esperienza comune è che questo tipo di esame venga praticato molto di più e questo non sempre fa bene. Qualche volta per esempio identifica anomalie innocenti e indirizza la mamme in attesa o i neonati lungo percorsi diagnostici e terapeutici inappropriati, come nel caso di piccole malformazioni delle vie urinarie che non ne compromettono assolutamente il funzionamento. È solo un esempio, che si può facilmente estendere ad altri esami clinici e strumentali, per non parlare dell’amniocentesi che si è affermata come pratica di routine anche in donne giovani, in cui il rischio di anomalie cromosomiche o genetiche diagnosticabili è addirittura inferiore a quello di un aborto in conseguenza dell’amniocentesi stessa.
Tutto questo fiorire di accertamenti produce quella mole di documenti che la nostra Candida immaginiamo abbia raccolto nella sua cassa. E questo fare più del necessario si estende, ahimè, spesso anche dopo la nascita, quando l`ospedale, con le sue regole ed esigenze di organizzazione, prende il sopravvento fino a derubare i genitori e il neonato della serenità di un momento irripetibile.

 

Vincenzo Calia

 
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