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Rivista n. 3 Maggio-Giugno - 2010
L`educazione, come la democrazia, esige un buon governo
di Paolo Roccato

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Molte famiglie di buona volontà sono funestate da “bambini–imperatori” incontentabili, prepotenti, fragilissimi perché incapaci di sopportare ogni frustrazione: mai soddisfatti, irrequieti, intrattabili, insopportabili, capaci solo di pretendere e mai di cooperare.“Ubbidire” non esiste. Le interazioni coi genitori avvengono in un clima sempre al limite dell’esasperazione di tutti e sfociano immancabilmente in delusioni, frustrazioni, rabbie e cocciuti rancori per tutti.
Bambini fondamentalmente infelici, di genitori pure infelici sistematicamente stressati. Genitori che si sentono in colpa a pretendere dal bambino qualcosa, anche quando è del tutto sensato e il bambino ne è in grado. Il fatto è che strutturano le relazioni con lui basandosi su tre grossolani equivoci: sul rispetto, sul tempo e sulla democrazia.Vogliono avere grande rispetto del bambino come soggetto e come persona, ma lo trattano come fosse un adulto in miniatura, e non un bambino: un essere in evoluzione che deve imparare a vivere, a valutare, a scegliere, a coltivare i desideri, a pensare strategie, a tollerare frustrazioni e attese, a consolarsi. Tradiscono il loro compito primario di educatori: far sì che il bambino gradualmente si attrezzi per affrontare la vita vera che verrà. Realizzano, quindi, le interazioni unicamente nella prospettiva del tempo presente, cercando di rendere il bambino felice momento per momento, perdendo di vista la prospettiva del futuro.


Volendo essere buoni genitori, non autoritari, attenti alle esigenze dei figli,
assumono atteggiamenti che credono “democratici”, trattando desideri e rifiuti del bambino come fossero leggi assolute. Vorrebbero instaurare un clima democratico in famiglia, ma hanno un’errata concezione della democrazia. Non è democrazia se ognuno fa ciò che gli pare, né se c’è uno solo che comanda in modo insindacabile, magari basando il potere assoluto sul fatto di essere il più debole.
Democrazia vuol dire che tutti hanno diritto di dire la loro, di essere ascoltati e presi sul serio (il rispetto); ma poi ci dev’essere un governo che, sentite le esigenze di tutti, alla fine decide, operando le mediazioni necessarie e le scelte finalizzate non solo al presente ma anche al futuro.
Quei genitori confondono “comandare” e “governare”. Comandare significa assoggettare gli altri per via di autorità, prescindendo dal loro sentire, desiderare e volere. È puro esercizio di potere.
Governare significa decidere al meglio, tenendo conto delle esigenze, dei desideri, dei bisogni, del volere e dei doveri di tutti, compiendo le più adeguate mediazioni, secondo le priorità individuate. È il potere gestito a favore di tutti, per garantire il massimo di giustizia, equità e benessere.
In famiglia la “funzione di governo” spetta ai genitori, perché fra genitori e figli non c’è parità di competenze, di esperienza, di funzioni, di responsabilità. Per non essere autoritari, quei genitori si sottomettono all’autoritarismo del meno esperto e meno lungimirante, con danno per tutti.

Qualche esempio. “Mio marito non vuol più che nostro figlio (tre anni) continui a stare nel lettone con noi. Ma come faccio, se poi piange?”.
Un governo democratico della famiglia deve tener presenti le esigenze di tutti, anche quelle dei coniugi che vogliono ripristinare l’esclusività e l’intimità anche sessuale della coppia. Bisogna inventare dei compromessi in prospettiva accettabili per tutti. Per esempio, allenando progressivamente  il bambino a dormire nel proprio letto, alla presenza di un genitore.
“Ha già tre carie ai dentini, ma non vuole mai lavarseli dopo mangiato e protesta se glieli laviamo noi”.
È evidente la miopia dei genitori: non gli insegnano le norme igieniche, né pretendono che il bambino faccia quello che è in grado di fare. Si può metterla un po’ sul gioco e un po’ sul dovere. Ma, soprattutto, vale l’esempio.
“Voleva a tutti i costi la Casa della Barbie. Anche se costa un occhio, gliel’abbiamo comprata, ma poi ci ha giocato solo cinque minuti. Mi fa venir da piangere per la rabbia”.
Per non farla soffrire, i genitori hanno perduto l’occasione educativa preziosa di insegnare alla bambina a covare nella mente il desiderio, a fare un progetto da realizzare nel tempo, per poter poi conservare il valore della realizzazione, per esempio dicendo: “Costa tanto la Casa della Barbie: non ce la facciamo a comprarla subito. Facciamo così: ogni settimana tu metti via un po’ di soldi e così facciamo noi. Ci vorrà molto tempo, ma vedrai che poi, alla fine, tutti saremo contenti di avercela fatta”.
“Non voglio andare all’asilo (o dai nonni, o a nuoto, o dal dottore)”.
È importante che il bambino impari che ci sono cose che è necessario o utile fare anche se non piacciono. Purtroppo, bisogna rassegnarsi a sopportarle e imparare a consolarsi quel tanto da riuscirci. Questo, assieme al coraggio di osare, è uno degli apprendimenti più preziosi per la vita futura. Un’altra volta ne parleremo più a lungo.
Ci sono bambini caricati di eccessive responsabilità. I genitori fanno loro scegliere ogni cosa, dalle più complesse alle più banali: “Vuoi che compriamo la Cinquecento o la Panda?”; “Faccio gli spaghetti o i maccheroni?”, con l’angoscioso dilemma: “E adesso che dico? La Cinquecento e gli spaghetti come vuole mamma, o la Panda e i maccheroni come vuole papà?”. Bambini insicuri, disorientati e angosciati perché non contenuti o troppo responsabilizzati.
Come per ogni cosa, il bambino deve imparare a scegliere. È utile accompagnarlo nella valutazione delle situazioni da affrontare, rapportandole sì ai desideri, ma anche alle risorse, ai limiti, ai doveri, alle esigenze degli altri. Spesso dobbiamo scegliere noi per lui: negli ambiti nei quali non è competente; guidarlo nelle scelte in quelli in cui è solo parzialmente competente; pretendere da lui quello che deve fare perché è necessario, utile, opportuno o inevitabile e perché egli è in grado di farlo.



Rispettare i bambini significa trattarli da bambini e non da adulti in miniatura: con grande riguardo alla loro dignità, ma anche ai loro bisogni, fra cui c’è anche quello d’essere indirizzati e guidati. I bambini hanno diritto di poter rimanere all’interno dei propri limiti per quel che riguarda competenze, capacità e responsabilità.
 
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