“Un paradiso abitato da diavoli”. Il proverbio, la cui origine Benedetto Croce attribuisce maliziosamente a mercanti fiorentini, è effettivamente molto calzante.
Se da Napoli si va verso Pompei e si attraversano i paesi vesuviani, nei quali regge borboniche ancora ammantate di antico splendore si alternano ad orribili caseggiati costruiti con materiali scadenti, si vedono luoghi “tenebrosi” e quasi freddi anche se la terra è baciata dal sole e da un clima mite. La visita a Pompei e a Ercolano, un classico dell`itinerario colto o anche solo turistico, è un po` la ciliegina sulla torta: la catastrofe del Vulcano e l`inferno della lava, del fango, sono ancora lì in tutta la loro devastante presenza e i luoghi degli ozii ameni dell`epoca romana ci si imprimono nella memoria con il sigillo della morte violenta.
Altra storia è andare verso Pozzuoli, verso i Campi Flegrei: là dove il vulcanismo è ancora attivo, dove la terra si muove in continuazione, strano a dirsi, i luoghi sembrano sorridere di più: perfino gli sbuffi della solfatara non emanano tragedia ma pura e semplice vitalità.
Paesaggio mosso e di varietà indescrivibile. Piccoli gioielli come Bacoli, comune presso Pozzuoli che merita davvero una visita: anzitutto per la vista, completa sul golfo e sul Vesuvio, sulla penisola di Capo Miseno, Nisida, la penisola sorrentina. E poi per essere totalmente alieno dai guasti del turismo di massa.
Per visitare un`autentica meraviglia, la Piscina Mirabilis, basta telefonare ad un custode che vi aprirà senza farvi pagare alcun biglietto (le offerte sono bene accette, ma non obbligatorie come a Pompei). Anzi, può capitare che mentre in città chiedete informazioni per raggiungere il sito, siate “intercettati” e guidati a dovere.
La Piscina Mirabilis altro non è che la gigantesca cisterna che forniva acqua alla flotta di Capo Miseno. Alimentata dall`acquedotto del Serino, costruito in epoca augustea, serviva una flotta di migliaia di uomini. Questo deposito idrico – si ritiene che sia il più grande del mondo antico, capace di contenere 12.000 metri cubi di acqua - è lungo 70 metri ed ha al suo interno 48 pilastri disposti in 4 file.
A vedere la cisterna oggi, con il suo intonaco idraulico scrostato, le erbe che si affacciano da buchi nel soffitto alto 15 metri si pensa a un salone da ballo di un`imprecisabile epoca barocca, che ha perso i suoi velluti e i suoi arredi ma che si mantiene ancora saldo nella sua struttura. È proprio questo il punto di forza dell`architettura romana, uno spazio fatto di ordine e simmetria, in cui la bellezza è una conseguenza quasi naturale. Nel paradiso abitato da diavoli, disordinato, caotico e vitale, queste apparizioni del passato acquistano ancora più fascino.