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Rivista n. 3 Maggio-Giugno - 2010 |
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Alla scuola materna dei nostri bambini
di Scuola Adriano , I genitori della classe Aria
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Eccoci, ci siamo quasi tutti, la riunione di classe sta per cominciare, ci sediamo sulle seggioline dei bambini e come bambini ci chiediamo che gioco faremo. Daniela e Grazia, le educatrici, ci leggono una storia, “Lo zen e l’arte di fare una torta”, un bellissimo libro in cui si racconta di una bambina capace di trasformare ogni ingrediente necessario per impastare una torta in qualcosa d’altro, capace di far lavorare l’immaginazione per ampliare il mondo che la circonda all’infinito. Ci viene spiegato che nella scuola materna dove i nostri bambini trascorrono le loro giornate, ci si comporta come la protagonista del libro e, giorno dopo giorno si scelgono gli ingredienti, si dà all’esperienza del fare un sapore sempre nuovo e personale. All’inizio dell’anno, quando i bambini entrano, l’ambiente è un’aula vuota, tutta da organizzare, da impostare, nulla è predefinito: ogni bambino è incoraggiato ad esprimere le sue emozioni e i suoi interessi, a partecipare all’organizzazione degli spazi. Le educatrici ascoltano, raccolgono i pensieri le parole dei bambini e insieme tessono una storia che andrà a costruire ed arricchire lo spazio e il tempo della classe. Così l’aula diventa una scena dove prendono forma le storie che nascono dalla fantasia dei bambini: all’improvviso compare una nave costruita con materiale di recupero, fatta di scatoloni, vasetti di yogurt, tappi di bottiglia. I bambini sanno che tutto deve essere conservato per essere portato a scuola, dove continuerà a vivere prendendo altre forme. I vasetti diventano fantastici oblò per osservare il mare che li circonda, e poi corde, carta e la nave diventa bellissima, non rimane che salire a bordo e salpare per compiere avventurosi viaggi. L’aula diventa in questo modo un luogo di storie e di esperienze, con spazi articolati, irregolari, ricchi di ‘angoletti nascosti’, di ‘cantucci tranquilli’ dove lavorare, leggere, immaginare con i propri tempi e ritmi interiori; è un ambiente rassicurante, accogliente e caldo, vissuto con un positivo senso di appartenenza. Alla scuola materna dei nostri figli si può arrivare la mattina, entrare nella classe e sedersi sulla seggiolina per chiacchierare con la maestra o con gli altri bambini. Sono momenti importanti, in cui tutti ci sentiamo accolti in uno spazio comune, ospiti perfetti di uno spazio realmente condiviso. Alla scuola materna dei nostri bambini il tempo è soggettivo: il tempo per salutarsi, quello per ritrovarsi, ogni bimbo ha il suo ed ogni mamma anche, non arriva nessuno a reimpostare gli orologi. Bambini e genitori si possono incontrare e decidere di lavorare insieme, di riflettere, di leggere, di confrontarsi e anche di scrivere. Alla scuola materna dei nostri bambini c’è curiosità, voglia di conoscere i bambini e voglia di conoscere i genitori. C’è il desiderio di stare insieme tre anni e di camminare tenendosi per mano: noi teniamo i nostri bimbi per una mano, le maestre per quell’altra. Alla scuola materna dei nostri bambini si fanno le case storte, le navi bislacche, le macchine precarie, le tane, le astronavi, gli aerei. Qui non si crescono bambini perfetti, ma bambini diversi tra di loro, che con stupore e meraviglia scoprono ed esprimono chi sono e ciò di cui hanno bisogno. Qui le educatrici hanno fiducia nei bambini, incoraggiano il loro interesse spontaneo ad agire e conoscere, a lavorare, a costruire, a portare a termine le attività suscitando gioia ed entusiasmo per il lavoro che si svolge, a sperimentare le proprie forze, a misurarle e controllarle. L’interesse maturato nei bambini li spinge ad impegnarsi nelle attività quotidiane con energia, entusiasmo costruttivo e amore. Capita di potersi fermare oltre l’orario di ingresso, quando i cancelli ormai sono chiusi, e osservare i bambini nella classe: stupisce quanta passione mettano in ciò che fanno. Alla scuola materna dei nostri bambini l’educazione è anche e soprattutto passione. Con la passione si creano relazioni, attraverso le relazioni si acquisiscono le regole del vivere sociale e si impara a crescere. Con passione si coltiva un messaggio educativo che va al di là dell’apprendimento: la poesia dei momenti, il sentimento per gli altri, l’emozione dentro sé. Qui si impara a crescere apprezzando gli attimi, le emozioni, le piccole cose, come il profumo di una dolce crema sulle mani, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, il ticchettio della pioggia sul tetto, il sorriso dell’amico. Noi pensiamo che insegnare a vivere sia insegnare ad amare la vita, a coglierne la poesia, a viverla con passione. Alla scuola materna dei nostri bambini succede proprio questo. Alla fine di questo anno scolastico alcuni bambini andranno alla “scuola dei grandi”, altri resteranno un anno ancora per farsi coccolare come il primo giorno dalle loro educatrici, capaci da sempre di far sentire anche mamma e papà a bordo di quelle navi e alla guida di quelle macchine costruite con la fantasia.
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Scuola dell’infanzia Comunale Adriano Le strade dalle quali giungono le bambine e i bambini alla nostra scuola dell’infanzia sono innumerevoli e i passi che le percorrono diversi fra loro, ma tutti ugualmente speciali: sono passi leggeri, pesanti, lunghi, corti, decisi o incerti. Il percorso converge qui dove paure, incertezze e bisogni si fondono con i sogni e i desideri di ciascuno. L’accoglienza che offriamo vuole essere caratterizzata dall’ascolto e dalla comprensione in uno scambio di emozioni reciproche in cui ognuno interagisce. Il gioco, quale espressione spontanea dell’infanzia, consente ai bambini e alle bambine di imparare attraverso processi che l’educatrice coglie e rilancia al bambino e al gruppo dei suoi pari. La manipolazione del mondo fa percepire al bambino l’esistenza di nuove possibilità che portano oltre l’apparenza delle cose, un gioco in cui il pensiero guida l’azione in un’appassionante ricerca fatta di curiosità, domande, stupori e incontri. La nostra scuola lavora con le famiglie per costruire una scuola viva, allegra e familiare, nella quale ogni bambino è chiamato a “diventare se stesso”, felice di esprimere i propri talenti, condividendoli con gli altri. Scuola dell’infanzia comunale Adriano Via Adriano 20 Milano Manuela Monari- Evelyn Daviddi, Lo Zen e l’Arte di fare una torta, Edizioni Il punto d’incontro |
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