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Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2011
Un vaccino ininfluente
di Rosario Cavallo

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La campagna vaccinale è alle spalle e ci sembra che quest’anno siano stati pochi i genitori che hanno vaccinato i loro figli. Non solo. Pare che la vaccinazione abbia incontrato uno scarso consenso anche fra gli anziani. Colpa, forse, delle tante cose dette, e poi smentite dai fatti, lo scorso anno.
Secondo una corrente di pensiero bisognerebbe vaccinare tutti i bambini sotto i 5 anni perché rappresentano il bersaglio preferito dal virus e costituiscono una specie di amplificatore della malattia, favorendo il contagio nelle famiglie; perché l’influenza, a volte in modo imprevedibile, può causare complicanze gravi; perché i vaccini sono sicuri ed efficaci; perché si ridurrebbe il costo sociale della malattia grazie al risparmio di farmaci, di giornate lavorative perdute, di ricoveri. Perciò importanti Sistemi Sanitari (USA, Canada e anche qualche Stato Europeo) raccomandano la vaccinazione di tutti i bambini, anche di quelli sani.
Come tutti gli anni il Ministero della Salute ha emanato una circolare con le indicazioni per fronteggiare l`epidemia di influenza; affermando che mancano le prove di efficacia per raccomandare la vaccinazione ai bambini sani la raccomanda solo per quelli di età superiore a 6 mesi che, a causa di problemi di salute preesistenti, siano da considerare fragili ed esposti a maggior rischio di complicanze. Tutti gli altri bambini sono liberi di vaccinarsi per scelta personale. Ci sembra che questa posizione sia di molto buon senso e possa ricostruire quel rapporto di fiducia forse scosso dai fatti dello scorso anno, perché rispettosa di un modo di ragionare scientifico.
Per raccomandare un intervento sanitario a una popolazione di sani è necessario che sia non solo sicuro e efficace, ma capace di ridurre il rischio di malattia, di complicanze, di ospedalizzazione o addirittura di morte. Se mancano evidenze di questi risultati, ognuno potrà scegliere se praticare quell`intervento, visto che è sicuro ed efficace, ma non è giustificato un intervento della Sanità Pubblica. E qui cominciano i dolori, perché portare le prove di questi effetti non è facile, anzi.
Intanto è difficile fare una diagnosi specifica di influenza (e comunque inutile, dato che il trattamento resterebbe uguale) e perciò chiamiamo ìinfluenza tutte le malattie che sembrano influenza, in inglese influenza like illness (ILI). Non è una differenza da poco: il vaccino è efficace solo nei confronti del virus contro cui è predisposto, ma non può fare nulla contro virus diversi che causano malattie simili. Un bambino di meno di 5 anni, in media, viene messo a letto ogni anno da 5-6 malattie che sembrano influenza, ma solo una di queste è dovuta al vero virus influenzale; dato che l’efficacia di questo vaccino (cioè la capacità di stimolare la produzione di specifici anticorpi) nei bambini fino a 16 anni è stimata intorno al 60-70%, possiamo dire che il vaccino avrebbe il 60-70% di probabilità (in realtà nei bambini inferiori a 5 anni le probabilità sono ancora meno) di evitare una delle 5 o 6 ILI (e delle sue possibili complicanze) che il bambino presenta ogni anno.

Per alcune famiglie questa aspettativa può sembrare vantaggiosa e possono scegliere liberamente di vaccinare i propri figli, ma è difficile dimostrare che questo comporti una riduzione di complicanze, ricoveri o decessi. Infatti l’analisi sistematica della letteratura scientifica non ha trovato lavori capaci di dimostrarlo; ha scoperto però che molti dei lavori prodotti a sostegno della vaccinazione presentano difetti metodologici che ne compromettono la credibilità.
La scelta fatta dai Paesi che raccomandano la vaccinazione antinfluenzale di tutti i bambini sotto i 5 anni appare quindi motivata piuttosto da un obiettivo di riduzione dei costi sociali connessi con la malattia. » legittimo farlo, ma credo che finchè il nostro sistema resterà vincolato al principio del consenso informato sarebbero  pochi i genitori che, informati su questa finalità della vaccinazione, accetterebbero di proporla ogni anno (perchè il virus influenzale è un abile trasformista che cambia ogni anno) ai propri figli. Inoltre, questa riduzione di costi va dimostrata; infatti i dati del Ministero dimostrano che certe regioni ad elevato tasso di vaccinazione antinfluenzale mantengono alti anche i tassi di ospedalizzazione e il consumo di antibiotici (quasi sempre inutili).
Non si può infine non accennare al fatto che, mentre si chiede la vaccinazione di tutti i bambini sani, poco si fa per migliorare il bassissimo tasso di copertura dei bambini ìa rischio, che si stima essere di meno del 2,5%; spesso si pronunciano contro la vaccinazione anche i centri specialistici che li seguono nel loro percorso di malattia.
Per concludere, bisogna dare atto al Ministero di avere sottolineato come la principale misura preventiva contro l’influenza e tutte le ILI è il lavaggio delle mani insieme alle altre misure di igiene respiratoria; queste semplici accortezze sono in grado di limitare la diffusione di tutti i virus responsabili di malattie influenzali e possono quindi dare, con un costo minimo e a rischio zero, ottimi risultati.

VACCINI PER POCHI
Di seguito una lista di malattie che possono fare di un bambino un ìbambino a rischioî. A questi bambini il Ministero della Salute raccomanda la vaccinazione antinfluenzale:
- Malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, inclusi asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e broncopatia cronica ostruttiva.
- Malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite.
- Diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusi gli obesi gravi).
- Malattie renali con insufficienza renale.
- Malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie.
- Tumori.
- Malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione
indotta da farmaci o da HIV.
- Malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale.
- Patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici.
- Patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari).

L`autore dichiara di non aver nessun conflitto di interessi e invita a controllare che tutti coloro che si esprimono sul tema delle vaccinazioni proposte ai bambini sani facciano esplicitamente altrettanto.
 
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