Una volta si pensava che i bambini, soprattutto quelli molto piccoli, non avvertissero il dolore come lo avvertiamo noi e perciò, spesso, i medici intervenivano su di loro usando meno precauzioni di quelle che avrebbero usato se fossero intervenuti su un adulto. Oggi sappiamo che non è così e sappiamo che i bambini sentono il dolore come tutti anche se, probabilmente, quando sono molto piccoli, non distinguono con molta precisione l`origine del dolore stesso e ne conservano un ricordo contemporaneamente meno preciso e più profondo, in grado di suscitare più paura e più ansia di quanto non accada a noi adulti.
Un`altra differenza fra il dolore dei bambini e quello degli adulti è la minore frequenza fra i bambini del dolore simulato e di quello “senza causa apparente”.
Ma in fin dei conti il dolore, a quasiasi età, è sempre lo stesso: fa male. È nel cervello che il dolore si genera a partire dalle informazioni che il cervello stesso raccoglie fuori e dentro il corpo in conseguenza di una lesione fisica di una sua parte. È dal cervello che partono anche gli impulsi a reagire per limitare il danno.
Tutto questo viaggia in un complesso sistema di comunicazione nervosa che si origina da tutte le zone del nostro organismo e poi attraversa una serie di centri nervosi, in cui lo stimolo doloroso viene elaborato mediante la produzione di sostanze chimiche (vedi box).
Contro il dolore siamo capaci di reagire in molti modi; un ruolo importante hanno le “endorfine”, veri e propri antidolorifici “naturali”, così potenti da essere paragonati alla morfina e chiamati perciò con questo nome, che significa appunto “morfina prodotta all`interno del nostro stesso organismo”. Nei bambini molto piccoli questo sistema di protezione dal dolore può essere rinforzato da stimoli gratificanti: la suzione del seno, il massaggio, il contatto pelle a pelle, la somministrazione di zucchero. Dall’esperienza che ogni genitore ha fatto dell’efficacia di questi stimoli gratificanti nella sedazione del dolore nasce probabilmente il rimedio giocoso di “curare la bua” con un bacetto o un massaggino.