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Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2011
Altro che Sanremo
di Manuela Filippa

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Il canto della madre in gravidanza rappresenta per la mamma e il bambino un momento fondamentale di “accordo emotivo”, un’occasione per incontrarsi e dirsi delle cose. Quando la mamma, specialmente dopo il quinto mese di gravidanza, parla o canta, il feto reagisce con movimenti chiari a questa voce così familiare ed è in grado di rispondere agli stimoli sonori; questo sviluppo precoce ha notevoli influenze sulla capacità future del bambino di acquisire il linguaggio e di sviluppare una buona relazione. La voce della mamma, nel turbinio di novità che porta con sé la nascita, è un ponte, fra dentro e fuori. Rappresenta per il bambino la continuità e gli consente di ritrovare impressioni identiche in un mondo per lui completamente nuovo.

Il bambino che viene al mondo è al tempo una creatura nuova e un erede di mille lontanissimi passati e quando si trova tra le braccia della mamma la riconosce subito, ma prima di tutto riconosce la sua voce. I primi istanti di vita sono un innamoramento reciproco, fatto di toccare, accarezzare, sussurrare e cantare.
Cercate momenti in cui stare da soli con il vostro bimbo, momenti di silenzio e di quiete in cui potete iniziare a leggere i primi segnali che vi manda: il pianto, i vocalizzi e gli sguardi. Il bambino stesso vi guiderà nel dialogo sonoro, risponderà ai vostri richiami con vocalizzi o movimenti, si accoccolerà vicino al vostro seno quando canterete per lui e, al suono della vostra voce, vi guarderà, per un istante brevissimo, con un’intensità tale da tenervi per sempre legati.

Se siete abituati a cantare, scegliete quelle melodie che più vi piacciono e giocate: togliete le parole e cantatele a bocca chiusa, cambiate le parole e mettete il nome del vostro bimbo, chiudete gli occhi e immergetevi anche voi nel vostro stesso canto o guardate il bambino negli occhi e raccontategli delle storie, cantando e accarezzandolo.

Il bambino è un osservatore molto attento e molto sensibile e fin dai primi mesi è in grado di percepire se la vostra voce è calma, agitata, dolce e tranquilla o nervosa. Fin da subito mamma e papà sanno usare la voce (canto e parola) per comunicare al neonato emozioni, per giocare, per regolare i suoi stati di veglia e per accompagnarlo al sonno. In realtà per il bambino nei primi mesi di vita, tutta la comunicazione a lui rivolta è un canto. Quando la mamma parla al bambino non hanno significato le parole, ma i suoni, le intonazioni, i di-segni sonori che le parole lasciano nell’aria.
Ma le parole, a volte, possono lasciare lo spazio al canto. Certo, si canta molto per addormentare, per calmare il bambino quando piange, ma prendetevi, nell’arco della giornata, anche un po’ di tempo per farvi qualche coccola sonora. Voi le fate a lui e lui a voi: prendete in braccio il vostro bimbo e cantate per lui un canto, vecchio o nuovo, che da tempo sta nella vostra memoria o che amate particolarmente in questo momento della vostra vita, cantate e ballate. 
Lasciatevi contagiare dal potere e dalla gioia del canto: un vero canto alla vita. Immergetelo, quando potete, in un bagno di melodie e filastrocche: il bambino assorbe, vi risponde con sorrisi e movimenti; muovetevi anche voi con lui mentre cantate, girate, saltate, scambiatevi con il canto messaggi vitali. Il vostro bimbo scoprirà così anche il vostro lato festoso, di danza e vitalità!

Ma io non so cantare...
Uno dei timori più frequenti delle mamme o future mamme è di non saper cantare “bene”; quel che rispondo sempre è che, quando una mamma canta per il proprio bimbo, non lo fa per insegnargli l’intonazione o la corretta emissione vocale, ma per infiniti altri motivi ben più importanti, sennò probabilmente i canti per i bimbi sarebbero già perduti.
Infiniti altri buoni motivi, come la comunicazione delle proprie emozioni, paure e desideri. Se non siete abituate a cantare potete sussurrare parole, intonare brevi melodie anche inventate senza preoccuparvi di quello che possono pensare gli altri adulti: è un gioco di voci, fra voi e il vostro bambino. Se dalla vostra memoria affiorano canti lontani, che qualcuno aveva cantato per voi, recuperateli, reinventateli e, a vostra volta, cantateli: sarà un modo per sentirvi una mamma fra le altre mamme, tante prima di voi e tante dopo verranno...e canteranno.


Cara mamma
ti scrivo questa lettera perché tu, certe cose, non le sai... o meglio le sai solo a metà.
Per esempio, sai quanto sei stata importante per me quando ero nella tua pancia, ma forse non sai quanto lo è stata la tua voce. Specialmente negli ultimi mesi sentivo tutto: il cuore, mio e tuo, il tuo sangue che fluiva, suoni d’acqua della placenta e bolle di aria che correvano, ma soprattutto sentivo la tua voce, da dentro la pancia e da fuori. Da dentro come se fossi parte di me e da fuori, perché eri altro.
La tua voce era per me nutrimento e condividevamo il tempo: la tua voce era parola, canto e silenzio, quell’alternanza fatta di cose ripetute e di minime imperfezioni, discrepanze, così è nato il mio senso del tempo, dalle cose che tornavano, ma con infinitamente piccole variazioni. Quando cantavi, per esempio, mi piaceva tantissimo: il mio cuore batteva più regolare e iniziavo a ricordare quelle cose che eri tu, ti ho poi riconosciuta subito. Quando sono nato ero già pronto, avevamo una storia sonora insieme: da subito mi sono riconosciuto nella tua voce, anche se questa volta c’era l’aria di mezzo e così le melodie che mi cantavi sempre, allo stesso modo ho riconosciuto il torrente, suono vicino a casa.

 
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